Dall’entrata in carica del Presidente Americano Donald Trump, come è noto, sono stati imposti alti dazi sulle importazioni di prodotti cinesi negli Usa, risvegliando e inasprendo quella guerra commerciale che aveva già caratterizzato i rapporti della prima presidenza Trump (2017-2021) con il Paese del Sol Levante.
Tornato in carica per il secondo mandato nell’anno corrente, il Presidente americano, come già promesso in campagna elettorale, ha ripreso le sue politiche protezioniste, imponendo dazi, poi sospesi, sia sui prodotti di origine europea, ma anche canadese, messicana e di varia origine produttiva, ma, soprattutto, di produzione cinese.
Per quanto riguarda la Cina, infatti, Trump ha voluto applicare dei “super dazi” ai prodotti importati negli Usa: il Presidente ha introdotto inizialmente dazi del 34% sui prodotti cinesi, definendoli "reciproci", sebbene di fatto non lo fossero. In seguito, in risposta alle contromisure cinesi, sono stati aggiunti ulteriori dazi: prima un 50%, poi un 10% annunciato a febbraio e un altro 10% ad aprile. Questo ha portato il totale delle tariffe imposte da Trump al 104%, cifra che sale al 125% considerando il 21% di dazi preesistenti, ereditati dall'amministrazione Biden. Successivamente, queste tariffe sono state ulteriormente aumentate fino a raggiungere oggi il 125%.
Naturalmente, anche la Cina dal canto suo ha imposto dazi reciproci, portando le sue tariffe sui beni Made in Usa dal 34% all'84%, alzandoli poi ad un reciproco 125%.
Da questa guerra commerciale, tuttavia, può emergere un terzo Paese vincitore: l’India.
La guerra commerciale Cina-Usa sta infatti mettendo in discussione un pilastro fondamentale degli investimenti: la sicurezza del dollaro e dei Treasury americani.
Storicamente, in periodi di turbolenza finanziaria, il dollaro si è rafforzato rispetto ad altre monete e i titoli del Tesoro USA sono stati considerati un rifugio sicuro. Tuttavia, il recente caos di mercato, innescato dalle nuove tariffe, ha rivelato un cambiamento significativo nel comportamento degli investitori.
In particolare, gli investitori stanno ora guardando all'India come una potenziale copertura contro l'incertezza del commercio globale. I mercati azionari, valutari e obbligazionari indiani hanno infatti sovraperformato i loro equivalenti statunitensi dall'inizio dell'anno, indicando una crescente fiducia nell'economia indiana. Inoltre, hanno dimostrato una minore volatilità, segnalando una crescente fiducia degli investitori in un contesto internazionale turbolento.
Uno dei fattori chiave di questa resilienza risiede nella relativa autonomia dell'economia indiana. Gli analisti di Morgan Stanley sottolineano come solo il 12% dell'economia del Paese dipenda, infatti, dalle esportazioni di beni oggetto di tariffe di importazione commerciale. Ancora più marginale è l'esposizione diretta alle tariffe statunitensi: le esportazioni di merci verso gli Stati Uniti rappresentano un modesto 2,1% del PIL indiano. Escludendo i settori farmaceutico ed energetico, al momento esenti da dazi, i beni indiani potenzialmente colpiti dalle tariffe si riducono a un esiguo 1,7% del PIL, rendendo l’economia indiana meno colpita dai dazi Usa.
Inoltre, il Paese può beneficiare delle imposizioni di dazi statunitensi sui prodotti cinesi anche nel settore IT. Infatti, le aziende tech americane, sempre più preoccupate per l'aumento dei costi e l'instabilità della Cina come partner commerciale, potrebbero accelerare la tendenza alla delocalizzazione della loro produzione dalla Cina all’India. Questo spostamento potrebbe favorire in modo significativo le operazioni di back-end, lo sviluppo di software e il supporto all'intelligenza artificiale, settori in cui l'India vanta una comprovata expertise e competitività.
Un'altra potenziale, seppur più incerta, finestra di opportunità si apre nel settore agricolo. Qualora la Cina dovesse ridurre le importazioni di prodotti agricoli dagli Stati Uniti, come già avvenuto in passato, l'India potrebbe avere la possibilità di colmare parzialmente questo vuoto, in particolare in mercati chiave come la soia e il cotone.
In sintesi, la guerra commerciale globale offre all'India una notevole opportunità di sviluppo, grazie alla sua economia relativamente isolata e alla sua forte industria IT. Mentre le aziende cercano alternative alla Cina, l'India potrebbe attrarre maggiori investimenti nell'IT e potenzialmente aumentare le esportazioni agricole. Se il mondo osserva con apprensione l'evolversi della situazione commerciale internazionale, l'India si posiziona come un'isola di relativa tranquillità, attirando l'attenzione degli investitori in cerca di stabilità in un mare di incertezze.
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L'Autore
Elisa Modonutti
Studentessa di Scienze internazionali e diplomatiche, amante della lettura, dei viaggi e con una curiosità innata di scoprire il mondo che ci circonda
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