Il lungo cammino della Bosnia ed Erzegovina verso l'Unione europea

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  Giulia d'Angelis
  28 October 2025
  5 minutes, 22 seconds

Il difficile passato dei Balcani occidentali

Gli eventi verificatesi in Europa nell’ultimo decennio del Novecento sono stati ampiamente studiati e approfonditi dal mondo accademico, non soltanto dalla storiografia ma anche dalle scienze politiche e dalla sociologia. In particolare, la dottrina si è soffermata sulle trasformazioni politiche, sociali, economiche e culturali verificatisi nel corso del ventesimo secolo, sottolineando in primo luogo le peculiarità che hanno caratterizzato i sistemi politici dell’epoca: gli autori concordano infatti nel sostenere che il percorso intrapreso dai paesi appartenenti alla regione dell’Europa occidentale, fuoriuscita da due pesantissimi conflitti mondiali e desiderosa di intraprendere la strada della democrazia, si distingua nettamente dalla creazione o il mantenimento di strutture autoritarie nella zona orientale dell’Europa e nella zona di influenza sovietica.

Con riferimento ad Albania, Bosnia ed Erzegovina, Macedonia del Nord, Montenegro e Serbia non è sufficiente considerare il loro carattere di Stati nazionali. Risulta infatti fondamentale tenere a mente come queste entità statali siano fuoriuscite, da un tempo relativamente breve, da sanguinosi conflitti che hanno macchiato l’intera area balcanica nell’ultimo decennio del Novecento. Tutti gli Stati citati hanno inoltre sperimentato e intrapreso un difficile percorso di transizione da una impostazione sovietica della società ad un tipo di capitalismo occidentale, fondato su democrazie liberali: difatti, l’economia ai tempi del “socialismo reale”, fondata sulla proprietà statale dei mezzi di produzione, diverge nettamente dal sistema economico sul quale da tempo si fondano i paesi dell’Europa occidentale.

A differenza dei primi Stati membri dell’Unione - in precedenza, Comunità europea - i quali hanno da tempo fatto i conti con il loro passato di guerre, atroci crimini e persecuzioni, gli Stati dell’area balcanica devono ancora far fronte a numerose questioni irrisolte e altrettanto complesse: basti pensare all’annoso problema dei confini interni ed esterni, alle suddivisioni che ancora esistono tra diversi gruppi all’interno di una singola società, alla tutela delle minoranze, per giungere poi alla riconciliazione (non ancora conclusa) e all’assunzione delle responsabilità politiche (e penali) con riferimento alle violenze e alle atrocità commesse nell’ambito della dissoluzione della Federazione jugoslava.

L’avvicinamento dei paesi balcanici all’Unione europea

Non è infatti possibile immaginare un percorso di adesione all’Unione europea senza tenere presente il pesante lascito storico, politico e sociale che questi Stati si portano irrimediabilmente dietro, per quanto tentino di liberarsene. Ciò è dimostrato dal costante prolungamento nel tempo delle procedure di adesione, in alcuni casi avviate da più di dieci anni, e dalla ricorrente difficoltà ad aprire anche un semplice cluster negoziale. Una situazione che chiaramente non va a beneficio né delle istituzioni europee, le quali sono costrette ad una continua pausa e successiva ripresa dei lavori, né tanto meno degli stessi paesi candidati, costretti in un limbo da cui molto spesso non si vede via d’uscita.

Per quanto riguarda i paesi compresi nel territorio della ex Jugoslavia, si può affermare che il processo di allargamento sia cominciato con il Summit di Zagabria del novembre 2000. A tale riunioni ha fatto seguito, nel giugno 2003, il Vertice di Salonicco, la cui Dichiarazione finale ha contribuito a creare un primo quadro istituzionale: in questa sede, infatti, sono state stabilite le regole e gli strumenti tramite i quali si sarebbe aperta la strada ad un futuro allargamento, anche sulla base di una “Roadmap sulla procedure di allargamento ai Balcani occidentali” presentata dalla Commissione europea.

I successivi allargamenti del 2004 e del 2007 hanno minato seriamente il percorso verso l’adesione da parte dei Balcani occidentali. Infatti, per i paesi che partono da un basso livello di sviluppo (specialmente collegato alla dimensione economica, ma anche a quella politica e sociale), quale è il caso dei paesi appartenenti alla zona balcanica, è divenuto ulteriormente complicato tentare di raggiungere i minimi standard richiesti, disponendo anche di minori risorse.

Una simile situazione di stallo sembra aver trovato un rinnovato slancio nel giugno del 2022, quando i Capi di Stato e di governo riuniti in Consiglio europeo hanno ribadito il loro fermo sostegno al percorso di integrazione europea portato avanti dai partner balcanici, domandando altresì che le procedure di adesione siano quanto possibile accelerate.

La Bosnia ed Erzegovina si sta avvicinando all’Unione europea, tra difficoltà e speranze

L’adesione della Bosnia ed Erzegovina all’Unione europea rappresenta il caso più emblematico circa la complessità di tale percorso di avvicinamento che coinvolge i Balcani occidentali. La cessazione delle ostilità nella regione, avvenuta tramite un accordo di pace firmato a Washington nel 1994, ha dato origine all’attuale e alquanto fragile Bosnia ed Erzegovina, formalmente una repubblica parlamentare federale ma di fatto composta da due entità autonome: la Repubblica Srpska e la Federazione croato-musulmana, a cui si aggiunge il Distretto di Brčko, sottoposto ad una forma di autogoverno locale.

La presenza dell’Unione europea nella regione si riscontra fin dai primi tentativi di risoluzione del conflitto, passando poi per l’instaurazione di una vera e propria partnership e il coinvolgimento della Bosnia in numerosi progetti europei, per giungere alla presentazione della domanda di adesione nel 2016. Nel mese di dicembre 2022, infine, il Consiglio europeo ha concesso alla Bosnia ed Erzegovina lo status di candidato a condizione che il paese continui ad implementare i passaggi ad esso indicati in un parere della Commissione europea.

La recente visita della Commissaria Kos in Bosnia ed Erzegovina

Il recente viaggio di tre giorni intrapreso dalla Commissaria per l’allargamento Marta Kos in Bosnia ed Erzegovina testimonia, infine, il supporto europeo agli sforzi portati avanti dallo Stato candidato. Dopo aver effettuato degli incontri istituzionali con i vertici della presidenza e del governo bosniaco, la Commissaria europea ha avuto modo di confrontarsi con organizzazioni della società civile e delle comunità locali, esortando il paese a compiere le riforme necessarie per avvicinare sempre più il paese all’Unione europea.

Un processo, quest’ultimo, che passa anche attraverso le vie della diplomazia culturale: la Commissaria Kos ha infatti partecipato alla cerimonia di firma per la costruzione di un nuovo museo di arte contemporanea a Sarajevo, finanziato tramite i fondi del programma europeo EU4Culture.

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L'Autore

Giulia d'Angelis

Giulia d’Angelis è nata a Fondi (LT) nel 2000. Ha frequentato il corso di Laurea Triennale in Scienze politiche e Relazioni internazionali presso La Sapienza, Università di Roma, e si è laureata nell’ottobre 2022 con una tesi sulla Presidenza Sassoli. Ha poi frequentato il corso di Laurea Magistrale in Relazioni Internazionali e Istituzioni Sovranazionali, presso la medesima Università, laureandosi nell’ottobre 2024 con una tesi sull'allargamento dell'Unione europea. Da sempre appassionata di attualità internazionale, sta approfondendo in particolare l’analisi dell’Unione europea e delle sue politiche, concentrandosi anche sulla proiezione esterna dell’Unione e sui paesi candidati all’adesione nell’Ue.

Attualmente fa parte di Mondo Internazionale come Autrice presso Mondo Internazionale Post - Organizzazioni Internazionali, dove ha modo di analizzare nello specifico le politiche europee e il loro impatto.

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UE Bosnia ed Erzegovina Allargamento