In Guinea-Bissau un nuovo golpe infrange lo stato di diritto

La presa del potere da parte dei militari spegne la battaglia elettorale per la presidenza della Repubblica, ma accende i dubbi dell’opposizione sul possibile coinvolgimento del presidente uscente

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  Francesco Oppio
  27 December 2025
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Da diverse settimane lo Stato africano è in mano ad una giunta armata postasi ai vertici del Paese mediate l’uso della forza. Dopo mesi di accesa lotta elettorale tra i due principali candidati alla guida della nazione, da un lato il presidente uscente Umaro Sissoco Embaló, e dall’altro il leader dell’opposizione Fernando Dias da Costa, il processo democratico elettivo è stato bruscamente interrotto dall’intervento militare prima che i risultati del primo turno potessero essere resi pubblici.

Il tutto si è svolto nella giornata del 26 novembre, quando in poche ore si è passati dall’udire numerosi spari lungo il perimetro del palazzo presidenziale, nel cuore della capitale Bissau, all’annuncio da parte di alcune falangi dell’esercito regolare di aver assunto il controllo del Paese, un’azione motivata dal Capo di Stato maggiore, Horta Nta Na Man, con la “necessità di fare chiarezza” sulle votazioni in corso e su un possibile piano di “destabilizzazione della nazione” orchestrato da ignoti. Già nei mesi precedenti le elezioni avevano suscitato una pioggia di critiche sul fronte dell’opposizione a causa dell’esclusione del principale avversario politico di Embaló, l’esponente di punta dello storico Partito per l’indipendenza della Guinea e di Capo Verde (PAIGC), cui il Paese deve l’indipendenza ottenuta dal Portogallo nel 1973, Domingos Simoes Pereira, per aver presentato “troppo tardi” la sua candidatura.

La rabbia maturata da una consistente fetta dell’opinione pubblica ha condotto ha un ingente affluenza alle urne, con decine di persone che hanno presidiato i seggi anche nel corso della notte al fine di evitare possibili ingerenze ed alterazioni dei voti espressi. Il malcontento manifestato verso il presidente uscente è figlio di quanto prodotto nei cinque anni alla guida della Repubblica semipresidenziale, ossia un peggioramento delle condizioni di vita della popolazione, con oltre il 40% dei 2,1 milioni di abitanti sceso sotto la soglia di povertà assoluta, nonché, l’incapacità di combattere la presenza del narcotraffico all’interno dei confini del Paese, divenuta dilagante a partire dal 2021, un anno che ha posizionato i porti della Guinea-Bissau in cima alla classifica delle località di maggior importanza strategica per lo smistamento delle droghe illegali sudamericane in Europa.

Il golpe, il quarto riuscito nella storia della Repubblica guineana, ha portato alla celere destituzione di Embaló, cui è seguita la formazione di un Alto comando per il ripristino della sicurezza nazionale, guidato proprio dal generale Horta, con poteri transitori della durata di 12 mesi, in attesa della preparazione di una nuova tornata elettorale. Nei giorni successivi alla nomina della giunta militare sono stati sospesi gli effetti della Costituzione, sono state prima chiuse e poi riaperte le frontiere del Paese, e sono stati posti sotto controllo i principali media nazionali. Mentre l’ex presidente ha trovato rifugio presso il governo senegalese, il rivale Pereira è stato arrestato, Da Costa, invece, è riuscito a sottrarsi all’imprigionamento nascondendosi in un “posto sicuro”, come da lui stesso definito attraverso canali internazionali.

Per l’opposizione, e buona parte dell’opinione pubblica, le circostanze in cui il colpo di Stato ha preso forma sono sospette. Il tempismo dell’azione, avvenuta poche ore prima che i risultati elettorali del primo turno venissero diffusi, e le modalità di attuazione, coi golpisti che hanno preso d’assalto gli uffici della commissione elettorale “distruggendo le schede di voto, sottraendo i computer e devastando i server”, hanno lasciato intendere un possibile coinvolgimento di Embaló nell’orchestrazione del golpe. Il movente sarebbe riconducibile alla volontà dell’ex presidente di rimanere ancorato al potere, nonostante i primi e parziali esiti della votazione democratica suggerissero un ballottaggio all’orizzonte, con Da Costa in vantaggio sul contendente politico. La diffidenza è stata poi alimentata dal trattamento accomodante riservato a Embaló dagli usurpatori, cui è stato concesso di rilasciare numerose interviste a testate nazionali e internazionali e di parlare telefonicamente con molteplici Capi di Stato africani ed altre figure di spicco, il tutto prima del suo trasferimento a Dakar. Inoltre, a guidare il colpo di mano sono state tutte figure strettamente legate all’ex presidente, a partire dal generale Horta, suo consigliere e capo dell’esercito durante il mandato presidenziale, come pure Denis N’Canha, la mente dietro il golpe, dal 2022 al vertice della divisione incaricata della protezione del presidente, e infine Tomas Djassi, considerato uno stretto alleato di Embaló ed oggi nuovo capo delle forze armate.

Quanto accaduto ha portato all’immediata sospensione della Guinea-Bissau da tutte le attività dell’Unione Africana “fino al ripristino dell’ordine costituzionale”, la risoluzione straordinaria, adottata dal Consiglio di pace e sicurezza, ha chiarito l’incontrovertibile posizione dell’organizzazione, la quale applica “tolleranza zero per qualsiasi forma di cambio di governo incostituzionale”. Il Segretario Generale ONU, António Guterres, e l'Alto Commissario per i diritti umani, Volker Türk, si sono appellati alla moderazione e al dispiegamento di soluzioni democratiche, senza le quali “qualsiasi transizione rischia di essere solo formale”.

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Francesco Oppio

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