Lucknow, Hyderabad, Thiruvananthapuram o Nashik sono nomi di luoghi che significano poco al di fuori dell'India. Eppure è proprio lì che si sta sviluppando la costruzione di una potenza militare autonoma proiettata nel lungo termine. Una difesa made in India, ma progettata per il mondo. Il settore pubblico rimane il pilastro centrale, mentre quello privato diventa parte integrante della catena del valore, consolidando competenze e assumendosi rischi industriali Il risultato è un ecosistema in cui lo Stato stabilisce le priorità e il settore industriale, incentivato, protetto e responsabilizzato, le attua. Dietro ogni piattaforma, ogni missile, ogni linea di produzione, c'è un comitato tecnico-politico: il Consiglio per gli acquisti della difesa. Esso stabilizza i flussi di investimento, limita la dipendenza dall'estero e indirizza la ricerca verso segmenti considerati strategici. La logica è acquistare meno all'estero, produrre di più in patria, conservare la tecnologia e creare competenze nazionali.
L'obiettivo è suddiviso in fasi:
Fase I - 2025-26, la sostituzione delle importazioni ha l'obiettivo politico di eliminare la dipendenza immediata dalle munizioni più critiche. Prevede 32 varianti di munizioni offerte all'industria indiana con contratti a lungo termine che coinvolgono DPSU e aziende private. Ci sono 12 “blocchi” di fornitura aggregata per calibro/piattaforma. Il valore totale è di 15.899 crore di rupie, parte dei contratti - del valore di circa 5.696 crore di rupie - è già stata aggiudicata, gli altri sono in fase avanzata e dovrebbero essere finalizzati entro 6-12 mesi. La priorità è sostituire tutto ciò che proviene ancora dall'estero sulle piattaforme principali. La fase II - 2026-27 prevede un'espansione della base industriale. L'attenzione si sposta sull'identificazione di almeno cinque nuove categorie di munizioni da affidare alla produzione nazionale e sulla creazione di un maggior numero di fornitori nazionali per evitare monopoli e rischi di blocchi. Costruire una capacità di stoccaggio “resiliente” contro gli shock geopolitici. Questa fase serve a “mettere in sicurezza” il sistema. Nella fase III - dal 2027 in poi, l'obiettivo non è solo quello di produrre, ma anche di progettare. Sviluppo indigeno di munizioni ad alta tecnologia; investimenti nella ricerca indiana e nella proprietà intellettuale; apertura al mercato globale come esportatore di munizioni di nuova generazione. L'inventario dell'esercito indiano comprende: 175 tipi di munizioni in servizio. Di questi: 159 tipi, pari al 90,85%, sono già di produzione interna, provenienti da una o più fonti nazionali. L'obiettivo operativo dichiarato è quello di raggiungere una produzione interna quasi totale entro il 2027-28, garantendo almeno due fornitori nazionali per ogni tipo.
L’eredità si trasforma
Per decenni, la difesa indiana ha parlato russo. Aerei, carri armati, missili. Mosca era il principale fornitore di Nuova Delhi. Oggi quel rapporto non è finito, ma non è più fondamentale. Il rapporto del CSIS descrive una transizione silenziosa: le piattaforme di fabbricazione russa rimangono in servizio, ma il controllo industriale si sta spostando verso l'India. Assemblaggio, integrazione, manutenzione, produzione di componenti: ciò che prima proveniva dall'estero viene gradualmente internalizzato. A Nashik, uno dei simboli di questa transizione sono gli stabilimenti della Hindustan Aeronautics Limited che producono da anni i Su-30MKI su licenza russa. Oggi, quegli stessi stabilimenti integrano componenti indigeni e ospitano le linee di produzione del Tejas Mk1A, il caccia leggero che incarna l'ambizione industriale dell'India. La geografia industriale racconta la storia del cambiamento: dalle piattaforme sovietiche adattate ai sistemi di produzione interna. A Lucknow, nel cuore del corridoio industriale della difesa dell'Uttar Pradesh, sta prendendo forma il polo missilistico. È qui che opera BrahMos Aerospace, una joint venture indo-russa sul territorio indiano. L'autonomia militare dell'India, quindi, non deriva dall'isolamento, ma dalla gestione delle interdipendenze. Costruire capacità interne, conservare la tecnologia, moltiplicare le opzioni. In un mondo segnato da sanzioni, conflitti e fratture geopolitiche, Nuova Delhi sceglie la strada più complessa: non allinearsi completamente con nessuno, ma non dipendere più da nessuno. E poi c'è il lungo termine. Tutto converge su una data simbolica: il 2047. Il centenario dell'indipendenza diventa l'orizzonte in cui l'India vuole presentarsi come una potenza autonoma, tecnologicamente matura, capace non solo di proteggere se stessa, ma anche di offrire sicurezza agli altri.
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L'Autore
Rati Mugnaini Provvedi
Tag
difesa Politica estera