A cura del dott. Pierpaolo Piras
Dopo aver avuto oltre un mese di bombardamenti che hanno distrutto una grande parte delle loro capacità operative ed eliminato i maggiori leader di primo piano, il regime iraniano ha mostrato una resilienza in buona parte inattesa.
Questo fattore è storicamente radicato nel contesto di un'ideologia già di per sé potentesotto il profilo ideologico: lo sciismo rappresenta un vero e proprio culto religioso con esaltazione dei martiri, in aggiunta al “khomeinismo” e alla accesa propaganda anti-imperialista sostenuta da una parte comunque non trascurabile della popolazione mondiale, anche in qualche paese occidentale.
Oltre la sconfitta, la vittoria della Memoria
Numerosi esperti concordano nel ritenere che gli Stati Uniti abbiano sottovalutato la capacità di resistenza dei Guardiani della Rivoluzione. Questa forza armata, distribuita e decentrata sull’intero territorio nazionale, ha saputo mantenere la propria capacità di mobilitazione anche dopo aver subito severi colpi al vertice della leadership.
La risposta iraniana non si è limitata alla sola sopravvivenza militare, ma si è manifestata in una nuova arte della guerra “asimmetrica”, ma estesa a livello globale. Teheran ha sfruttato la propria posizione nello Stretto di Hormuz per destabilizzare l’economia internazionale e imporre una sorta di “strategia del caos” che mette in difficoltà l’amministrazione americana, spesso dimostratasi incapace di rispondere in modo efficace.
Come già sottolineato, l’altro aspetto emblematico della resilienza iraniana risiede nella forte identità religiosa e politicadell’attuale ceto teocratico dominante degli ayatollah.
Lo sciismo duodecimano, esteso alla nazione dal khomeinismo a partire dal 1979, costituisce una fonte inesauribile di energia emotiva e religiosa, capace di resistere e rigenerarsi anche nei momenti più bui.
La memoria dei martiri, la visione escatologica della storia e l’aspirazione rivoluzionaria a liberare il Medio Oriente dall’imperialismo americano e occidentale sono elementi che trasformano pure la sconfitta militare in una entusiasmante vittoria ideologica e poi commemorativa nel lungo periodo.
Lo sciismo duodecimano (o Imamita) è la branca maggioritaria dell'Islam sciita, predominante in Iran, Iraq, Azerbaigian e Bahrain. Riconosce una linea ininterrotta di dodici Imam discendenti dal profeta Maometto, ritenendo che il dodicesimo, Muhammad al-Mahdi, sia in "occultazione" dall'874 e tornerà alla fine dei tempi come salvatore escatologico.
Una dottrina forgiata nella lotta asimmetrica
La nascita dello sciismo è profondamente legata alla guerra impari e alla memoria dei martiri. Circa il 20% dei musulmani nel mondo segue questa correntereligioso-dogmatica , originata dalla lotta dei seguaci di Ali e dei suoi discendenti, l’ahl-al-bayt.
L’evento storico fondante è rappresentato dalla tragedia di Karbala del 680 d.C., nel qualeHussein, figlio di Ali, accompagnato da un manipolo di seguaci, affrontò un esercito omayyade di migliaia di uomini guidato dal califfo Yazid. Il sacrificio di Hussein, sproporzionato e anch’esso asimmetrico, diventa un simbolo indelebile per la tradizione sciita: “La memoria del martire è più forte della spada del tiranno”, recita un proverbio sciita.
Da qui nasce la legittimità della sete di vendetta e la perpetuazione della resistenza attraverso i secoli.
La “sindrome di Kerbala” rappresenta il cuore pulsante del confronto moderno: la sconfitta di Hussein non è solo una tragedia militare, ma una vittoria morale destinata a riverberarsi per generazioni. Questa memoria trasforma la disfatta in un’arma ideologica, fonte di ispirazione e di riscatto, che alimenta la capacità di resistere e di mobilitare la popolazione contro ogni oppressore.
Le origini...
Il khomeinismo, nato dalla rivoluzione del 1979, ha saputo trasformare lo sciismo da dottrina religiosa a ideologia politica rivoluzionaria e “decoloniale”. Il martirio di Hussein diventa il modello celebrativo anche per la morte dei leader contemporanei come Khamenei, inscritti anch’essi nella tradizione della resistenza, della rivalsa e dell’immancabile e catartico martirio.
La Repubblica islamica d’Iran si è mostrata maestra in questa guerra asimmetrica, non solo sul piano militare ma soprattutto su quello mediatico, rivendicando contro Stati Uniti e Israele la propria posizione anche attraverso la propaganda e la mobilitazione dell’opinione pubblica globale.
Khamenei viene rappresentato nella narrativa propagandistica come emblema della libertà e paladino contro l’imperialismo: una figura che va oltre la comunità sciita per diventare simbolo universale della lotta contro l’oppressione.
Infine, la martirologia si fonde con la sfida politicaall’egemonia occidentale, riecheggiando le posizioni dei “Fratelli Musulmani” e riassumendo il khomeinismo come bandiera della rivoluzione e della decolonizzazione mondiale.
La Guerra delle Idee
Il regime iraniano sostiene che il vero teatro di guerra sia quello delle idee e dell’opinione pubblica.
Negli ultimi tempi, la propaganda si è concentrata sulle piattaforme social, utilizzando linguaggi visivi e retoriche mirate per colpire l’immaginario occidentale.
Un esempio emblematico è il video ampiamente virale nel quale Trump e Netanyahu vengono rappresentati nell’universo dei “Lego”, accanto ai dossier più scottanti, come quello Epstein. Associando il diavolo, Israele e lo scandalo, il regime utilizza codici simbolici universali che risvegliano grandemente la frangia antisemita del movimento americano “MAGA”, potenzialmente mobilitabile contro la guerra e la subalternità di Washington agli interessi israeliani.
La propaganda iraniana, grazie alle distorsioni emancipate del trumpismo che privilegia la forza al diritto, ha tratto vantaggio e ha rafforzato la propria retorica antimperialista, dando maggiore visibilità e capacità di attrazione persino al di fuori del mondo musulmano.
Il Paradosso della resilienza e la vittoria ideologica
La resilienza del regime iraniano non si limita alla capacità di disturbare o di resistere militarmente: essa poggia su una visione ideologica raffinata, dove la memoria dei martiri trasforma le sconfitte militari in trionfi identitari, capaci di brillare nel tempo come stelle che guidano il cammino.
Lo sciismo, radicato nella venerazione per i martiri e nella visione escatologica, si dimostra una dottrina della resistenza militare e politica, in grado di mobilitare non solo il popolo iraniano ma anche una parte significativa dell’opinione pubblica mondiale, sedotta dalla narrazione anti-imperialista e rivoluzionaria, talvolta espressa in toni romantici.
In Occidente, il khomeinismo, come ideologia rivoluzionaria contro l’oppressione occidentale e il sionismo, ha conquistato consensi tra la frangia più antisemita della corrente “MAGA” in Francia e tra quei movimenti politici radicali che si autodefiniscono antimperialisti e anticoloniali e un po’ anti tutto. In questo senso, la propaganda iraniana ha beneficiato deiprolungati eccessi del trumpismo, che ha regalato maggiore visibilità alla retorica antimperialista dei mullah.
La capacità di trasformare la sconfitta in vittoria, la memoria simbolica ed eroica del “martire”in linfa vitale della continuità sciita e la guerra estremizzata delle idee in un campo di battaglia universale fanno dello sciismo e del regime iraniano un esempio unico di resilienza istituzionale e ideologica, anche per tutto l’islam.
In un mondo dove la forza spesso si sostituisce sempre più spesso al Diritto, l’Iran mostra anche all’islam che la vera battaglia si gioca sulla capacità di resistere e di mobilitare, attraverso la memoria, la fede e la narrazione politica.
Nel caso dell’Iran, questa memoria rappresenta la chiave della sua sorprendente continuità storica e della sua capacità di reinventarsi di fronte alle avversità.
Dalla tragedia di Karbala all’attuale guerra mediatica contro l’Occidente, lo sciismo e il khomeinismo si confermano come il motore segreto della resilienza iraniana, alimentando la speranza e la volontà di rivalsa anche quando tutto sembra perduto.
Un insegnamento universale, che risuona come monito per chi crede che la forza sia l’unica via e per coloro checustodiscono la memoria, resistono nei secoli.
Questo è il loro unico motto!
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Redazione
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