La nuova Guerra Fredda tecnologica: La Sfida per il Dominio AI

  Articoli (Articles)
  Pietro Russo
  19 February 2025
  6 minutes, 40 seconds

Se c’era ancora qualche dubbio sull’intelligenza artificiale come nuovo epicentro della competizione globale, l’ascesa di DeepSeek AI lo ha spazzato via. Il colosso cinese, lanciato per sfidare OpenAI e le big tech, è solo l’ultimo segnale di una corsa all’IA che somiglia sempre più a una guerra fredda tecnologica.

Da Pechino a Washington, dalle start-up europee alle strategie emergenti di India e Brasile, l’intelligenza artificiale non è solo innovazione: è potere, influenza e supremazia strategica.

Per analizzare meglio le sfide geopolitiche, si guardi attentamente il framework analitico che identifica le 4 principali faglie. Analizzare queste dimensioni consente di comprendere meglio il nuovo equilibrio di potere che si sta delineando a livello globale.

  1. Global Technical Standards

A Ginevra sede delle più importanti organizzazioni internazionali, si gioca una delle partite più strategiche della geopolitica delle tecnologie. L’International Telecommunication Union (ITU), la Commissione Elettrotecnica Internazionale (IEC) e l’International Organization for Standardization (ISO) sono le arene in cui si combatte questa battaglia. La Cina lo ha capito da tempo e ha trasformato la definizione degli standard in una delle sue priorità strategiche. Gli standard tecnici globali sono regole, protocolli e specifiche stabilite a livello internazionale per garantire che le tecnologie sviluppate in diversi paesi possano funzionare insieme in modo coerente e sicuro. Pertanto, gli standard non diventano più delle semplici specifiche ingegneristiche, ma strumenti di potere che determinano le infrastrutture digitali.

Dal 2014 al 2022, l’ITU è stata guidata dall’ingegnere cinese Zhao Houlin, che ha utilizzato la sua posizione per promuovere politiche filo-cinesi e consolidare l’influenza di Pechino sulle regole globali delle telecomunicazioni e dell’intelligenza artificiale. Solo nel 2019, la Cina ha presentato oltre 830 specifiche tecniche relative alle comunicazioni cablate, superando di gran lunga il totale delle proposte provenienti da Stati Uniti, Corea del Sud e Giappone messi insieme. Questo attivismo ha suscitato preoccupazioni a Washington, che nel 2022 è riuscita a imporre la candidata Doreen Bogdan-Martin come nuovo Segretario Generale dell'ITU, sconfiggendo il candidato sostenuto dalla Cina.

Pechino sfrutta il modello multilaterale dell’ITU, dove il voto spetta agli Stati membri e non alle aziende private, per spingere le proprie soluzioni tecnologiche in un contesto in cui molte nazioni emergenti dipendono dalle infrastrutture cinesi. Un'altra organizzazione internazionale con un ruolo crescente nello sviluppo tecnologico, specialmente nell'ambito dell'intelligenza artificiale (IA), è l'Organizzazione Mondiale della Proprietà Intellettuale (OMPI), anch'essa con sede a Ginevra. Tra il 2014 e il 2023, la Cina ha depositato oltre 38.000 brevetti relativi all'IA presso l'OMPI, superando di gran lunga gli Stati Uniti, che ne hanno presentati 6.276 nello stesso periodo.

Questi dati potrebbero suggerire una leadership cinese nell'innovazione IA; tuttavia, la portata internazionale dei brevetti cinesi rimane limitata. Solo il 7,3% dei brevetti cinesi viene registrato all'estero, indicando che la maggior parte è protetta esclusivamente all'interno della Cina, limitandone l'applicabilità nei mercati internazionali.

Nel frattempo, gli Stati Uniti mantengono una posizione dominante nell'applicazione pratica dei brevetti, grazie a una rete di alleanze internazionali che incoraggia governi e aziende a utilizzare tecnologie brevettate da imprese statunitensi. Il tentativo della Cina di sfidare questa supremazia rappresenta una fonte di tensione geopolitica.

Pertanto la corsa alla definizione degli standard è tutt’altro che una questione tecnica: è il nuovo campo di battaglia di una guerra silenziosa, ma decisiva, per il futuro digitale globale.


2. Global Governance Models

    Se gli standard definiscono il terreno di gioco, le regole della governance dell’IA stabiliscono chi può giocare e con quali strumenti. Cina, Stati Uniti ed Unione Europea – stanno scrivendo tre copioni diversi per il futuro dell’IA, ciascuno con implicazioni profonde.

    • Cina: Controllo Totale e Supremazia Digitale


    Pechino non si accontenta di essere leader nella produzione tecnologica: vuole il pieno controllo delle infrastrutture digitali. La sua strategia di governance dell’IA è un’estensione del suo modello autoritario, con una regolamentazione serrata e un utilizzo massiccio della tecnologia per rafforzare il controllo sociale. Dalla censura sui dati alla sorveglianza digitale avanzata, l’IA è diventata il cuore pulsante della visione cinese di uno Stato efficiente e onnipresente.

    • Stati Uniti: Il Caos Creativo della Silicon Valley


    Dall’altra parte dell’oceano, la filosofia è opposta: meno regole, più innovazione. Washington ha lasciato che la governance dell’IA fosse dominata dalle Big Tech, con regolamentazioni minime e un approccio laissez-faire. Questo ha portato a uno sviluppo tecnologico rapidissimo, ma anche a enormi falle regolatorie, dalla manipolazione dei dati personali fino agli algoritmi di disinformazione.

    • Unione Europea: Regole Prima dell’Innovazione


    L’UE ha scelto di giocare una partita diversa: non può competere con la potenza industriale cinese né con il dinamismo americano, quindi punta sulla regolamentazione. L’AI Act dell’UE è la più ambiziosa normativa sull’IA mai proposta, imponendo rigidi controlli sulle tecnologie ad alto rischio e mettendo i diritti umani al centro del dibattito. Un approccio che può garantire trasparenza e sicurezza, ma che rischia di rallentare l’innovazione.

    In mezzo a questo scontro, nazioni come l’India, la Turchia e i paesi dell’'Associazione delle Nazioni del Sud Est Asiatico (ASEAN) si muovono con cautela. Nel marzo 2023, l’UE ha cercato di convincere l’ASEAN ad adottare la sua visione antropocentrica dell’IA, ma la Cina è intervenuta immediatamente per difendere la propria influenza.

    3. Economic and Trade Tensions

      Washington, determinata a mantenere la propria supremazia, cerca di colpire le aziende cinesi leader nei settori strategici dell'IA e della tecnologia quantistica. Tuttavia, le restrizioni imposte, hanno ridotto le importazioni cinesi, spingendo le imprese a innovare, incentivando la ricerca di soluzioni domestiche alternative. Infatti, Pechino ha intensificato gli sforzi per raggiungere l'autosufficienza tecnologica, investendo massicciamente in ricerca e sviluppo. Nel 2023, l'industria cinese dell'IA ha raggiunto un valore di 500 miliardi di yuan (circa 64 miliardi di euro), con oltre 4.400 aziende operanti nel settore. Ecco giustificata, la incredibile invenzione di DeepSeek e la promozione del modello Open Source.

      4. Digital Dived and Digital Impact

        Il divario tecnologico tra le grandi potenze e i paesi emergenti sta creando nuove fratture geopolitiche. Mentre Stati Uniti e Cina competono per la supremazia nell'IA, molte nazioni in via di sviluppo rischiano di rimanere indietro, escluse dai benefici delle tecnologie avanzate. Questa disparità limita la loro capacità di partecipare ai processi decisionali globali e di influenzare le dinamiche internazionali.

        Paesi come l'India stanno cercando di colmare questo gap attraverso investimenti mirati nell'IA. Nel marzo 2024, l'India ha annunciato un investimento di 103 miliardi di rupie (circa 1,25 miliardi di dollari) in progetti legati all'IA, tra cui lo sviluppo di infrastrutture informatiche e modelli linguistici avanzati.

        Questi sforzi mirano a promuovere l'adozione dell'IA in settori chiave come la sanità, l'agricoltura e l'istruzione, rafforzando la posizione dell'India nello scenario tecnologico globale. Tuttavia, il rischio di un'asimmetria crescente nell'accesso e nell'utilizzo delle tecnologie avanzate rimane una sfida cruciale. Le nazioni che non riescono a tenere il passo con l'innovazione tecnologica potrebbero trovarsi in una posizione di subordinazione, dipendenti dalle potenze tecnologiche per infrastrutture critiche e soluzioni digitali. Questo scenario potrebbe ampliare ulteriormente le disuguaglianze globali, influenzando la stabilità e la sicurezza internazionale.

        Share the post

        L'Autore

        Pietro Russo

        Tag

        China USA AI UnionEuropea United Nations