A cura del Dott. Pierpaolo Piras, studioso di Geopolitica e componente del Comitato per lo Sviluppo di Mondo Internazionale APS
Secondo numerosi riferimenti storiografici con questa originale terminologia si trassero autentiche lezioni risultate vitali per l'antica Grecia ed i suoi eroici abitanti. In tempi moderni la stessa similitudine si potrebbe adattare anche ai rapporti internazionali conflittuali e vigenti tra la Cina Popolare e gli Stati Uniti d’America.
Oppure, come altri affermano, si tratterebbe solo di un mucchio di vecchie sciocchezze?
La cosiddetta “Trappola di Tucidide” è diventata un punto fermo dei dotti commenti di politica estera pronunciati nell'ultimo decennio circa, e regolarmente invocata per inquadrare ogni qual volta la crescente rivalità sistemica tra Stati Uniti e Cina Popolare. Questa celebre frase venne coniata dal politologo inglese, Graham Allison, per la prima volta in un articolo pubblicato sul Financial Times del 2012 e poi sviluppata nel suo libro del 2017 " Destined for War ". Per completezza, la frase si riferisce a un verso specifico dell'antico storico greco Tucidide, riportato nella sua celeberrima opera letteraria ben nota agli studenti liceali, " La guerra del Peloponneso ": "Fu l'ascesa di Atene e la paura che questa instillò in Sparta a rendere inevitabile la guerra".
Si tratta una raccolta di otto libri che riportano nei dettagli la Guerra del Peloponneso, profondo e analitico resoconto cronologico del conflitto che oppose strenuamente tra il 431 a.C. e il 404 a.C. , le due più potenti città-stato di Sparta ed Atene, ovvero le due massime potenze greche, entrambe in competizione strategica per il predominio sulle “poleis” dell'antica nazione e sui mari con esse confinanti. Quest’opera è stata tra i primi capolavori letterari dell’epoca classica nel quale le vicende umane vengono riportate secondo le capacità intellettuali e operative dei protagonisti in assenza di qualsivoglia intervento da parte degli “Dei”, come si usava sottolineare in quei tempi.
A prima vista, questo antico quanto rivoluzionario “reportage” bellico fornisce un'analogia avvincente e opportunamente formulata: le potenze emergenti provocano ansia in quelle consolidate, portando al conflitto. Nel contesto odierno, l'implicazione appare chiara: l'ascesa della Cina è destinata a provocare per analogia uno scontro decisivo con gli Stati Uniti , proprio come un tempo accadde ad Atene con Sparta. Ma questa inquadratura rischia di appiattire la complessità dell'opera di Tucidide e di distorcerne il messaggio filosofico intellettualmente più sottile e profondo: Tucidide non stava articolando una legge geopolitica rigidamente deterministica. Bensì stava scrivendo il resoconto cronologico di una tragedia.
La storia si ripete come una tragedia?
Tucidide combatté nella guerra del Peloponneso dalla parte di Atene. Il suo mondo era intriso della sensibilità della tragedia greca, e la sua narrazione storica ne porta intatta l'impronta. La sua opera non è un trattato sull'inevitabilità strutturale di quegli eventi, ma un'esplorazione minuziosa di come la fragilità umana, l'errore di giudizio politico e il decadimento morale possano combinarsi per scatenare la immane catastrofe della guerra.
Questa sensibilità tragica è importante. Laddove gli analisti moderni spesso cercano modelli predittivi e spiegazioni a livello di sistema, Tucidide ha invece attirato l'attenzione sul ruolo della scelta, della percezione e delle emozioni. La sua storia è costellata dagli effetti corrosivi esercitati dal venefico sentimento della paura, dalle irresistibili seduzioni dell'ambizione, dai fallimenti della leadership e alla fine dal tragico sgretolarsi del giudizio. Questo è uno studio sull'hybris (secondo i greci di allora: l’atteggiamento di tracotanza, l'ardire di sentirsi simili agli Dei) e la nemesi (garante della misura e dell’ equilibrio, specie quello politico-sociale), e come tale divinizzata nella cultura mentale e religiosa dell’antichità classica, non sul determinismo strutturale.
Molti di questi significati vanno perduti allorché l'espressione "Trappola di Tucidide" viene elevata a una sorta di quasi-legge nell’interpretazione della politica internazionale. Alla fine essa diventa sinonimo di inevitabilità: il potere cresce, la paura risponde, e ne consegue la guerra. Ma Tucidide stesso era più interessato alle ragioni per le quali la paura prende il sopravvento, a come l'ambizione distorca il giudizio e a come i leader – intrappolati in un corridoio sempre più stretto di opzioni sbagliate – si convincano che la guerra sia l'unica via percorribile rimasta.
La sua narrazione di Tucidide mostra come il conflitto spesso nasca non del tutto dalla necessità di entrare in guerra, ma da interpretazioni di fatto erronee, calcoli errati e passioni singolarmente slegate dalla ragione.
Persino Tucidide non ha mai affermato che la "trappola" fosse inevitabile. La sua tesi fondamentale era che la guerra è sì probabile ma non inevitabile quando una potenza emergente sfida una potenza dominante. In effetti, gran parte degli scritti di Allison servono da monito a rompere con questo schema, a non rassegnarsi.
In questo senso, la "trappola di Tucidide" è stata abusata da commentatori e politici. Alcuni la interpretano come la conferma che la guerra è parte integrante della struttura delle transizioni di potere – una scusa per aumentare i bilanci della difesa o per usare un tono duro con Pechino – quando in realtà dovrebbe stimolare riflessione e moderazione. Leggere attentamente Tucidide significa rendersi conto che la guerra del Peloponneso non fu solo una questione di equilibrio di potere instabile. Fu anche una questione di orgoglio, errori di giudizio e incapacità di guidare con saggezza. Considerate la sua famosa osservazione: "L'ignoranza è audace e la conoscenza riservata". Non si tratta di un'intuizione strutturale, ma umana. È rivolta direttamente a coloro che scambiano l'impulso per strategia e l'arroganza per forza. Oppure prendete la sua agghiacciante formulazione: "I forti fanno ciò che vogliono e i deboli soffrono ciò che devono". Non è un'approvazione della realpolitik . È un tragico lamento su ciò che accade quando il potere diventa irresponsabile e la giustizia viene messa da parte.
Vista da questa prospettiva, la vera lezione di Tucidide non è che la guerra sia predestinata, ma che essa diventa più probabile quando le nazioni permettono alla paura di offuscare la ragione, quando i leader scambiano l'atteggiamento per prudenza e quando le decisioni strategiche sono guidate dall'insicurezza piuttosto che dalla chiarezza. Tucidide ci ricorda quanto facilmente la percezione si trasformi in percezione errata e quanto sia pericoloso quando i leader, convinti della propria virtù o necessità, smettono di ascoltare chiunque non sia d'accordo.
Le vere lezioni di Tucidide
Nel contesto odierno, invocare la trappola di Tucidide come giustificazione per il confronto con la Cina potrebbe fare più male che bene. Rafforza l'idea che il conflitto sia già in corso e non possa essere fermato. Ma se c'è una lezione nella "Storia della guerra del Peloponneso", non è che la guerra sia inevitabile, ma che diventa probabile quando lo spazio per la prudenza e la riflessione crolla sotto il peso della paura e dell'orgoglio. Tucidide non offre una teoria della politica internazionale, ma un monito – un monito ai leader che, intrappolati dalle proprie narrazioni, trascinano le loro nazioni oltre il baratro.
Per evitare questo destino è necessario un giudizio più giudizioso. E soprattutto, richiede l'umiltà di riconoscere che il futuro non è determinato solo da pressioni strutturali, ma dalle scelte delle persone.
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