Sembrano uscite da un film post-apocalittico: grattacieli nuovi di zecca, strade larghissime, pannelli solari sui tetti. Ma niente traffico, nessuna voce, nessuna vita.
Eppure queste città non sono abbandonate, né antiche. Sono nuove, modernissime, costruite con visioni futuristiche e miliardi di investimenti.
Eppure, sono vuote.
Le città fantasma moderne non sono i borghi storici lasciati al tempo. Sono nuove costruzioni, pianificate, finanziate e completate con grandi ambizioni, ma mai realmente abitate. Sono nate vuote.
Progettate per accogliere milioni di abitanti, sono state costruite più per far crescere l’economia che per accogliere la vita.
Costruire nuove città o quartieri è diventato infatti un modo per far aumentare il PIL e dimostrare progresso. Spesso questi progetti vengono presentati come "smart cities": pensati per essere sostenibili, innovativi, accessibili a tutti, capaci di coniugare tecnologia e rispetto per l’ambiente.
Questo fenomeno ha preso piede in particolare in Cina, dove centinaia di nuove città sono state costruite durante il boom della crescita urbana e continuano ad essere costruite ancora oggi.
Il caso più famoso è Ordos, una città progettata per oltre un milione di persone, con grattacieli, scuole, ospedali e infrastrutture d’avanguardia. Ma la realtà è ben diversa: la maggior parte degli edifici resta vuota, i quartieri si svuotano, le strade sono deserte.
Anche se la Cina è spesso il paese simbolo di questo fenomeno, non è l’unico.
In Malesia, il progetto Forest City è emblematico. Realizzato da investitori cinesi su isole artificiali, doveva essere una metropoli autonoma e sostenibile, con grattacieli coperti di vegetazione, edifici a basso impatto ambientale e mobilità elettrica.
Un’utopia urbana pensata per diventare un modello.
Oggi, invece, Forest City è quasi completamente abbandonata.
A pesare sono stati i costi esorbitanti degli immobili, inaccessibili per la popolazione locale, e il progressivo disinteresse degli investitori stranieri.
Nemmeno l’Europa è immune. Anche se raramente si tratta di intere città, molti eco-quartieri che sono stati progettati con tecnologie green e soluzioni all’avanguardia si sono rivelati un fallimento. Troppo costosi, troppo isolati, troppo lontani dai bisogni reali.
In tutti questi casi, il filo conduttore è uno: uno sviluppo calato dall’alto, costruito per motivi economici e politici, ma slegato dalle esigenze delle persone.
La sostenibilità, così, si svuota di senso: non è più ecologia, ma greenwashing su larga scala.
Costruire città vuote non è solo un errore economico.
È un danno ambientale concreto in quanto comporta la cementificazione dei terreni, il consumo di energia per edifici mai utilizzati e l'alterazione degli ecosistemi locali.
Eppure, ancora oggi, molte di queste costruzioni vengono presentate come esempi di progresso e modernità.
Non tutto, però, è perduto. Alcune di queste città, nonostante la partenza difficile, potrebbero rappresentare una nuova possibilità.
Un esempio è Xiong’an, l’ultima tra le “nuove città” cinesi ad essere etichettata come ghost city.
Si tratta di un’iniziativa voluta direttamente dal presidente Xi Jinping: un progetto immenso, pensato per diventare una smart city all’avanguardia, fondata su sostenibilità, uguaglianza e innovazione.
Anche se ancora incompleta (il termine lavori è previsto per il 2050), oggi conta già oltre un milione di abitanti.
È ancora presto per dire se diventerà un successo o l’ennesimo esperimento vuoto. Ma mostra una direzione diversa: più graduale, più cauta, più consapevole.
Le città fantasma ci pongono una domanda urgente: che tipo di futuro stiamo costruendo?
È davvero necessario edificare da zero per innovare? O possiamo rigenerare, ripensare, rianimare ciò che già esiste?
In alcune parti del mondo, queste domande hanno già portato a progetti positivi.
In Europa orientale e negli Stati Uniti, quartieri abbandonati sono stati trasformati in spazi culturali, orti urbani, abitazioni accessibili, laboratori sociali.
In contesti dove la città era stata dimenticata, la comunità ha trovato nuovi modi per abitarla.
Per trasformare queste città da simboli di spreco a luoghi di opportunità serve una visione più coraggiosa: incentivi concreti per l’abitare, la rigenerazione e l’innovazione sociale. Agevolazioni per chi sceglie di viverci, fondi per progetti culturali e imprenditoriali, supporto alle comunità locali. Solo così queste città potranno finalmente diventare quello per cui sono state create: spazi vivi, inclusivi e realmente sostenibili.
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L'Autore
Adele Mutti
Categories
Ambiente e Sviluppo Industry, innovation and infrastructure Sustainable cities and communities
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