La scorsa settimana, milioni di cittadini sono stati chiamati al voto per eleggere i rappresentanti del Parlamento europeo. I dati raccolti da vari istituti rivelano che in queste elezioni si è registrato un tasso di affluenza pari al 51%, leggermente in aumento rispetto al numero dei votanti delle scorse elezioni europee tenutesi nel 2019. Come nella campagna elettorale di cinque anni fa, uno dei temi che, quest’anno, ha maggiormente catalizzato l’attenzione degli elettori è risultato essere l’ambiente e la sua tutela. In particolare, dai sondaggi condotti nel corso degli ultimi mesi, è emerso che questi argomenti stiano particolarmente a cuore all’elettorato più giovane che negli ultimi tempi ha manifestato un crescente interesse per il futuro del pianeta e per l’applicazione di politiche economiche e industriali che conciliassero anche la salvaguardia dell’ambiente. Dalla crescente attenzione per queste tematiche è scaturito il “Green Deal”, un insieme di iniziative proposte dalla Commissione europea che si pone l’obiettivo di ridurre le emissioni del 55% entro il 2030 per diventare, nel 2050, un continente a impatto climatico zero. Le politiche ambientali messe in pratica dall’Europa sono alquanto ambiziose e si trovano spesso a doversi scontrare con opinioni contrastanti sia da parte dei cittadini europei, di cui la recente protesta degli agricoltori è un calzante esempio, sia da parte dei politici che popolano il Parlamento europeo. I Verdi, gruppo politico europeo di orientamento ambientalista, è il secondo partito che, dopo le recenti elezioni, ha perso il maggior numero di posti in Parlamento passando da 71 a 52 seggi. Se dell’ambiente i Verdi hanno fatto il loro caposaldo, non sono altrettanto forti le posizioni degli altri gruppi parlamentari per questa tematica. Esaminiamo brevemente le posizioni dei gruppi su alcuni dei più importanti temi green.
L’energia rinnovabile, nucleare e idrogeno
La posizione più ambientalista relativa all’energia risulta essere quella del gruppo dei Verdi che spingono per affidare totalmente la produzione energetica dell’Unione alle fonti rinnovabili. Nella loro visione, l’energia solare, idrica, eolica e geotermica, dovrebbero soppiantare ed eliminare completamente l’energia fossile per il 2040, in anticipo di dieci rispetto al termine previsto dal Green Deal.
Nei programmi politici del gruppo di destra “ECR e di sinistra “The Left”, invece, non si fa riferimento alle fonti rinnovabili; tutti gli altri partiti sono concordi per un aumento del loro impiego nella produzione energetica dell’Unione.
Per gli investimenti nel campo dell’energia nucleare emerge un interesse manifestato solo da parte dei gruppi PPE ed ECR del centro destra. Entrambi i partiti propongono di incrementare gli investimenti di ricerca in un nucleare pulito e sicuro che possa aiutare a sostenere la produzione energetica al fianco delle altre fonti rinnovabili.
Unica, invece, la posizione del PPE per l’impiego di tecnologie che sfruttino l’idrogeno. Il partito della Presidente della Commissione von der Leyen ne incoraggia un aumento della produzione nonché del suo utilizzo. La visione dei Verdi in merito invece è più cauta in quanto ritengono questo combustibile come rischioso e costoso per i singoli consumatori e per l’industria.
Finanziamenti e investimenti nella transizione
La ricerca e produzione di tecnologie che aiutino i Paesi e le industrie a seguire il programma di transizione verso realtà sempre più green richiede un ingente stanziamento di fondi. Se i Verdi e La Sinistra si vedono assolutamente favorevoli allo stanziamento e investimento di capitali pubblici tanto da proporre l’istituzione di fondi appositi coperti dalla BCE o con debito comune UE, di opinione contraria è invece ECR, che propone di gestire più rigidamente e in modo meticoloso i capitali già a disposizione senza che siano disposti ulteriori fondi pubblici per la causa green.
I partiti di centro PPE e Renew Europe invece ritengono che la scelta migliore sia la mobilitazione di capitali privati da investire per la transizione e la sostenibilità ambientale. Questa strategia, però, potrebbe rendere la transizione troppo dipendente dalle intenzioni di spesa di investitori privati che senza incentivi pubblici e agevolazioni potrebbero non ritenere l’investimento allettante ed economicamente conveniente.
Le proposte più concrete giungono dal centro sinistra. Quest’ultimo, infatti, suggerisce di introdurre una tassazione sugli extra profitti delle aziende energetiche, che con gli aumenti dei costi dell’energia degli ultimi anni hanno registrato utili da record, e di eliminare i sussidi pubblici che risultino essere dannosi per l’ambiente; in questo modo si andrebbe a premiare la sostenibilità penalizzando, al tempo stesso, l’inquinamento e spingendo le industrie a investire volontariamente nella transizione.
Industria e politica agricola comune
Il settore che richiede i maggiori investimenti in termine di capitali e di tempo è quello industriale. Il PPE, nel suo programma politico, propone di riportare le catene produttive, ad oggi distribuita in tutto il mondo grazie alla globalizzazione, all’interno dell’Unione europea e di focalizzarsi su settori cruciali per l’economia e le grandi aziende. Si legge, inoltre, la volontà di puntare ad un aumento degli investimenti nelle tecnologie per la decarbonizzazione e al tempo stesso di adottare standard produttivi diffusi che siano uguali per tutti i Paesi membri.
Per quanto concerne la politica agricola comune (PAC), anche a seguito delle diffuse proteste che hanno coinvolto gli agricoltori di tutta Europa, ci si aspetta una profonda riforma della normativa. In merito, il centro sinistra richiede una maggiore attenzione verso i piccoli agricoltori e una crescente spinta verso un’agricoltura che risulti totalmente sostenibile; i Verdi premono specificamente per una riduzione dell’uso dei pesticidi entro il 2030 pari al 50%. Nella destra, invece, l’idea più diffusa è quella di aumentare gli investimenti in tecnologie agricole per incrementare la produzione e tutelare il settore agricolo europeo.
Dalla breve analisi dei programmi dei gruppi politici europei emerge chiaramente una vasta differenza di vedute sulle politiche ambientali. L’Unione europea, da anni, si sta muovendo responsabilmente e in modo deciso verso una realtà del continente che sia più green e attenta alla natura. La compagine parlamentare che ha recentemente subito qualche variazione potrebbe rallentare, non poco, il progetto ecologico iniziato nelle ultime legislature.
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L'Autore
Jacopo Biagi
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