A cura del Dott. Pierpaolo Piras, studioso di Geopolitica e componente del Comitato per lo Sviluppo di Mondo Internazionale APS
E’ importante che i leader europei concordino su come rispondere efficacemente all'accusa secondo la quale il loro continente rischia la "cancellazione della civiltà". Queste sono state le parole più forti utilizzate ultimamente da Donald Trump nel descrivere l’ultimo documento sulla strategia di sicurezza nazionale più dura mai pubblicata da un governo statunitense, fino a chiarire in ultimo che l'alleanza atlantica non è da considerarsi più come scontata. Ma, più esattamente, cosa ha voluto significare Trump con la "cancellazione di una civiltà"? Posto così, il termine sembra uscito direttamente dalla fantascienza di Asimov e merita quindi alcune precisazioni su quale tipo di civiltà verrebbe cancellata?
Il documento diffuso dal governo degli Stati Uniti specifica esplicitamente – in successive delucidazioni - che non si tratta tanto del declino economico quanto dei “valori” più congruenti che rendono le nazioni europee “alleati affidabili” degli Stati Uniti. L'implicazione principale è che l'attuale amministrazione sia preoccupata che "la vita, la libertà e la ricerca della felicità" non siano più fondamentali per l'Europa come lo erano per l'America. Inoltre, sembra che Trump sia preoccupato che l'immigrazione sia la causa prima di questa complessa criticità.
Appare quanto meno curioso che per quanto concerne la "libertà di parola" e la "libertà politica", persino la classifica pubblicata annualmente dall' “iperliberista Cato Institute” di Washington riconosce motivatamente che sei dei primi dieci paesi più liberi al mondo appartengono all'Unione Europea. Al contrario, gli Stati Uniti si collocano, a pari merito con il Regno Unito, al 17° posto più basso. I parametri relativi sulla “felicità” risultano ancora peggiori per gli americani (gli USA sono al 24° posto secondo l’Istituto Gallup ) e, ancora una volta, risultano migliori a favore degli europei quattro delle cinque nazioni più felici al mondo annoverate in seno all’UE. Forse il sintomo più rischioso relativo al declino della civiltà è più evidente quando viene considerato il parametro della capacità di perseguire i fini più esistenziali della società. Secondo l'autorevole “OCSE” (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico), nel 2024, gli Stati Uniti hanno speso per la salute più di qualsiasi altro Paese, con oltre 12.000 dollari pro capite (9.000 sterline) all'anno (la Svizzera, al secondo posto, con 8.000 dollari). Nonostante ciò , l'aspettativa di vita degli americani risulta in media di ben sei anni inferiore a quella media degli europei.
In ultimo ma non meno importante sta il fenomeno dell'immigrazione illegale e clandestina.
Il governo degli Stati Uniti sembra preoccupato che un numero eccessivo di immigrati possano rendere l'Europa irriconoscibile nella sua identità più caratteristica, liberale, democratica e cristiana. In parte questo è vero. Ma allo stesso proposito sono gli Stati Uniti ad ospitare il maggior numero di immigrati di prima o seconda generazione. Per fare onore alla verità, fra costoro è necessario includere anche lo stesso Donald Trump, la cui madre e ben quattro nonni sono tutti nati in Europa...! La diagnosi della strategia di sicurezza sembra stranamente ignara del ruolo svolto dai migranti nel costruire il successo americano, compreso il suo.
Come dovrebbe rispondere l'Europa?
È quindi difficile capire come l'Europa possa essere facilmente cancellata. È tuttavia vero e riconoscere che l'Europa presenta comunque un serio problema: mentre gli Stati Uniti hanno una strategia su come affrontare tale criticità, gli europei sono ben lontani dal concordare tra loro quali siano e debbano essere perseguiti i propri interessi. Per quanto gli Stati Uniti possano sbagliare nel tentativo di stabilire una strategia per conto dell'Europa, questa mancanza di visione in comune rende sempre più insostenibile per l'Europa continuare a essere uno dei posti migliori in cui nascere o vivere.
Tre messaggi emergono chiaramente dalla strategia.
In primo luogo, gli Stati Uniti non intendono più configurarsi come lo sceriffo del mondo e non sono disposti a spendere enormi cifre per stabilizzare il mondo. C'è persino chi vede tra gli analisti l'implicazione che gli Stati Uniti siano favorevoli persino a una divisione del mondo in "aree di influenza" in stile Guerra Fredda.
In secondo luogo, gli Stati Uniti ritengono che ora sia un errore ipotizzare che esportare la democrazia o che il liberalismo massimizzi le possibilità di pace mondiale. E di conseguenza non perseguiranno più questo obiettivo.
In terzo luogo, gli Stati Uniti ritengono che gli Stati nazionali siano la pietra angolare di qualsiasi possibile ordine mondiale e che il multilateralismo (un concetto che comprende una vasta e complessa gamma di istituzioni, dall'ONU all'UE) lo stia minando. Sebbene l'Europa non sia tenuta a concordare su queste affermazioni, può utilizzare ciascuno dei tre punti degli Stati Uniti per elaborare una risposta.
Ad esempio, dovrebbe essere relativamente felice di colmare il vuoto lasciato dal ritiro degli Stati Uniti. Questo vedrebbe l'Europa prepararsi a contribuire alla stabilità in Europa, Nord Africa e Medio Oriente. L'Europa dovrebbe probabilmente anche riconoscere che gli americani hanno ragione quando affermano che "esportare la democrazia" non significa necessariamente comprare la pace.
Uno. L'Europa può persino concordare con gli Stati Uniti sul fatto che "esportare" istituzioni e normative di mercato sia complicato e inefficace. Dobbiamo semplicemente concentrarci sulla tutela dei diritti umani il più possibile, senza chiedere ad altri Paesi di imitare il nostro modello.
Due. E soprattutto, è vero che le organizzazioni internazionali non funzionano. Ma gli europei dovrebbero rispondere alla retorica statunitense non tornando ai piccoli Stati nazionali (come suggerisce la strategia di sicurezza), bensì assumendo la guida di una riforma radicale del multilateralismo. Le organizzazioni internazionali criticate da Trump devono rapidamente diventare più capaci di fornire soluzioni in modo efficiente. Tra queste, l'UE deve includere, perché è ovvio che qualsiasi tipo di strategia non può essere guidata ad unisono da 27 nazioni che attualmente tendono da più parti a lavorare separatamente
La civiltà europea non sta implodendo.
È vero, tuttavia, che una civiltà del genere necessita di risorse finanziarie, politiche e di difesa. Un tempo queste venivano acquistate a basso costo da alleati che non desideravano più sovvenzionare lo stile di vita europeo. È tempo di adottare una strategia di sicurezza europea. Una strategia il cui messaggio, in poche parole, potrebbe essere che gli europei sono pronti a guidare e prosperare nel mutato clima geopolitico del XXI secolo.
La realtà internazionale ci impone di superare vecchie dipendenze e di abbracciare una visione nuova, più autonoma e responsabile del nostro ruolo nel mondo. Che non può riguardare solo l’aspetto economico! Gli Stati Uniti, tradizionalmente pilastro della sicurezza globale, stanno progressivamente ridimensionando il loro impegno, lasciando un vuoto che solo un’ Europa più forte e coesa può colmare.
È dunque necessario che il continente si assuma pienamente la responsabilità della propria stabilità politica e sicurezza, estendendo la sua influenza positiva tanto all’interno dei suoi confini geopolitici e geostrategici quanto nelle più distanti regioni limitrofe, in qualsiasi modo collegate, come il Nord Africa e il Medio Oriente. Condurre queste problematiche, per l’Europa, significa non solo garantire la sicurezza dei propri cittadini, ma anche promuovere i valori fondamentali di diritti umani, democrazia, libertà e legalità, senza però cadere nell’errore di imporre presuntuosamente il proprio modello sociale ad alcuno. Prosperare, invece, implica costruire una resilienza economica e strategica capace di sostenere le odierne sfide globali, dalla sicurezza energetica alle insidiose minacce ibride, dalla difesa comune alla gestione esperta dei flussi migratori.
Riflessioni finali
La strategia europea del XXI secolo deve fondarsi su una riforma illuminata e profonda delle istituzioni multilaterali, per renderle più efficaci e rappresentative, e su un rinnovato spirito di solidarietà tra gli Stati membri. Solo così sarà possibile coniugare le diverse sensibilità nazionali in una visione unitaria e positivamente ambiziosa, capace di restituire all’Europa il ruolo di protagonista sulla scena mondiale e di garantire un futuro prospero e sicuro per le generazioni a venire.
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