Al giorno d’oggi i dati costituiscono uno strumento fondamentale per la maggior parte delle attività quotidiane. Le transazioni finanziarie, lo streaming di contenuti multimediali, le telecomunicazioni e la ricerca su internet sono solo alcuni dei servizi utilizzati quotidianamente che sfruttano un’infrastruttura digitale che si estende in tutto il mondo. Si stima che circa il 97% del flusso di dati impiegato giornalmente passi attraverso una rete globale di cavi sottomarini in fibra ottica che interconnette strutture informatiche e centri di dati in tutto il mondo.
Negli ultimi anni, per via di una crescente instabilità geopolitica e a fronte di minacce informatiche sempre più diffuse, la sicurezza delle infrastrutture è diventata una questione strategica di primaria importanza. I cavi sottomarini, infatti, trasportano la maggior parte del traffico internet globale, sostenendo settori critici ed essenziali come quello finanziario, della difesa e delle comunicazioni. Appare pertanto evidente che la loro vulnerabilità a danni accidentali o atti di sabotaggio richieda il dispiegamento di misure di sicurezza straordinarie volte a garantire l’integrità dell’infrastruttura digitale e scongiurare disservizi informatici che potrebbero paralizzare le capacità di governo e reazione di intere Nazioni.
Attacchi mirati o incidenti casuali?
Nell’ultimo biennio si sono verificati svariati episodi, alcuni recentissimi, che hanno portato al danneggiamento di cavi sottomarini in tutto il mondo. In questi giorni la guardia costiera di Taiwan ha sottoposto a sequestro una nave mercantile sospettata di aver danneggiato un cavo sottomarino che forniva connessione internet alle isole Penghu. Il governo di Taiwan ipotizza che si tratti di un episodio di sabotaggio eseguito su mandato di Pechino. Nei primi mesi del 2025, infatti, l’isola avrebbe segnalato ben cinque episodi di danneggiamento dei cavi sottomarini (nel biennio precedente si erano registrati in tutto 6 disservizi) che secondo il governo di Taiwan potrebbero rientrare in una “zona grigia di aggressione” ad opera del governo cinese che è storicamente ostile all’indipendenza dell’isola.
Questo genere di incidenti si è verificato sempre più frequentemente anche nel Nord Europa. Il più recente ha coinvolto il cavo per le telecomunicazioni C-Lion 1, un’infrastruttura di rete tra la Finlandia e la Germania, che ha subito danni pur restando pienamente operativo. Il governo svedese ha annunciato di aver avviato un’indagine sull’episodio dal momento che lo stesso cavo era stato già danneggiato altre due volte fra novembre e dicembre dello scorso anno.
Dall’inizio della guerra in Ucraina il numero di incidenti localizzati nel mar Baltico ha subito un incremento tale per cui, nonostante l’assenza di prove schiaccianti, si crede possano essere legati a una strategia di “guerra ibrida” condotta da Mosca contro i paesi occidentali.
Al fine di scongiurare altri episodi di questo genere, la Nato ha annunciato l’avvio di una missione di sorveglianza per i cavi sottomarini di telecomunicazione e per l’elettricità situati nel mar Baltico. Inoltre la Commissione europea avrebbe deciso di stanziare circa 1 miliardo di euro per aumentare la sicurezza della rete sottomarina e istituire una flotta specializzata nella riparazione di questo tipo di infrastrutture.
Il ruolo dell’Italia nel Mediterraneo
Il Mediterraneo, in particolare, si conferma una regione nevralgica per i collegamenti intercontinentali, con migliaia di chilometri di cavi che trasportano dati cruciali e l’Italia, forte della sua posizione geografica e delle competenze industriali, sta giocando un ruolo chiave nel rafforzare la sicurezza di questa rete.
Un passo fondamentale in questa direzione è stato l’accordo siglato tra Sparkle, primo operatore di servizi internazionali in Italia, e Fincantieri, colosso della cantieristica navale. L’obiettivo è sviluppare tecnologie all’avanguardia per proteggere i cavi sottomarini, prevenendo danni accidentali e sabotaggi. L'accordo prevede la ricerca e lo sviluppo di nuove tecnologie per il monitoraggio sottomarino, tra cui sistemi di rilevamento avanzati e l'uso di navi specializzate per la manutenzione preventiva e la protezione dei cavi. Questi dispositivi potranno essere in grado di identificare anomalie, permettendo un rapido intervento in caso di minacce e la raccolta di dati utili per la manutenzione predittiva.
Inoltre, la recente acquisizione da parte di Fincantieri della divisione sistemi e armamenti sottomarini (UAS) di Leonardo rafforza ulteriormente la capacità del paese di sviluppare soluzioni tecnologiche avanzate per la sicurezza digitale. Pierroberto Folgiero, amministratore delegato di Fincantieri, ha sottolineato infatti l’importanza e la necessità di investire in tecnologie di sorveglianza e difesa per garantire la resilienza delle infrastrutture informatiche nazionali e internazionali.
Queste iniziative rientrano in una più ampia strategia di rafforzamento della sicurezza digitale europea, con l'Italia che si propone come hub nel Mediterraneo per le telecomunicazioni globali. L'Italia, grazie alla sua posizione geografica e alla collaborazione tra Istituzioni e aziende nazionali, ha l'opportunità di consolidarsi come leader europeo nella protezione di queste infrastrutture strategiche. L'impegno in questa direzione non solo tutela l'economia e la sicurezza nazionale, ma contribuisce anche al progresso tecnologico dell'intero continente.
L'obiettivo finale è quello di creare un sistema di difesa resiliente e reattivo, capace di affrontare le sfide emergenti in uno scenario geopolitico sempre più complesso.
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L'Autore
Jacopo Biagi
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