Mai come nell’ultimo anno il settore bancario italiano era stato caratterizzato da un tale numero di acquisizioni come quello che si sta verificando in questo momento. Si parla di un vero e proprio risiko bancario in cui, proprio come nel famoso gioco da tavolo, le grandi banche, finanziariamente più stabili, cercano di espandersi acquisendo interamente o parzialmente altre realtà finanziarie di minore entità. Tra le banche italiane protagoniste di questo dinamico momento nel settore del credito vi sono la modenese Bper, all’opera per una fusione con la Banca Popolare di Sondrio, e la Banca Montepaschi di Siena che il 14 luglio ha presentato un’offerta pubblica di scambio per acquisire le quote della milanese Mediobanca. Lo scopo delle acquisizioni è quello di consolidare le istituzioni finanziarie rafforzandone la solidità patrimoniale e riducendo i costi di gestione, così da creare realtà di credito più grandi e in grado di competere più agevolmente sui mercati internazionali.
I maggiori movimenti di questo mercato tuttavia sono stati quelli operati da UniCredit, una delle istituzioni finanziarie più grandi del nostro Paese, che diversi mesi fa aveva puntato lo sguardo in Germania sull’Istituto di credito per il ceto medio CommerzBank. La banca italiana avrebbe inizialmente comprato un pacchetto di azioni della banca tedesca messe in vendita dal governo di Berlino per poi raggiungere, attraverso acquisti derivati, la quota potenziale del 29,9% della banca. Le ulteriori operazioni di acquisizione da parte di UniCredit non sono state viste di buon occhio dal Governo di Berlino che, come espresso in conferenza dallo stesso Cancelliere Merz, ha giudicato l’acquisizione di quote della CommerzBank come “un’operazione ostile” e “un rischio rilevante per il mercato finanziario a causa della struttura di bilancio dell’istituto che si verrebbe a creare”.
Successivamente, in Italia, UniCredit avrebbe lanciato un’offerta pubblica di scambio (Ops) su Banco BPM provocando, anche in questo caso, l’indignazione del Governo che ha manifestato il proprio giudizio negativo attraverso il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. L’operazione da circa 10 miliardi di euro, annunciata a novembre 2024 e avviata effettivamente ad aprile 2025, aveva già ottenuto precedentemente l’autorizzazione da parte della Bce e dell’Autorità garante per la Concorrenza Ue che, in caso di esito positivo della fusione, aveva richiesto a UniCredit la cessione di 208 filiali. Tuttavia, in Italia, l’acquisizione si sarebbe scontrata con la volontà politica del Governo italiano che, a poche settimane dalla scadenza naturale dell’offerta, avrebbe deciso di apportare alcune modifiche all’operazione rischiando così di affossare la trattativa tra gli istituti di credito.
L’esecutivo italiano ha, infatti, scelto di esercitare il cosiddetto golden power, uno strumento normativo che permetterebbe al Governo di impedire o apporre condizioni particolari sulle operazioni che coinvolgono società considerate strategiche per l’interesse nazionale. UniCredit, con un decreto del Presidente del Consiglio, è stata vincolata a rispettare alcune condizioni tra cui l’uscita dal mercato russo entro nove mesi, il mantenimento totale degli investimenti in Anima Holding – la neoacquisita società di asset management di Banco BPM – e per almeno cinque anni la garanzia di un predeterminato rapporto tra prestiti e depositi sul territorio italiano.
La risposta di UniCredit alle richieste del Governo non si è fatta attendere: il gruppo ha infatti impugnato il decreto davanti al TAR del Lazio chiedendone l’annullamento o la sospensione. Il tribunale amministrativo ha accolto parzialmente il ricorso dell’Istituto bancario dichiarando illegittime due delle condizioni imposte da Roma e ha ordinato al Governo di riscrivere il provvedimento entro un termine fissato in modo da renderlo conforme al giudizio fornito dal tribunale.
Parallelamente, in sede europea, la Commissione ha tempestivamente sollevato dubbi sulla legittimità delle condizioni imposte dall’Italia ritenendole in violazione del Regolamento UE sulle concentrazioni. In particolare, Bruxelles ha ritenuto insufficienti e ingiustificate le ragioni addotte dal Governo nazionale per l’applicazione del suo potere speciale nell’affare e ha inviato una lettera formale di richiesta di chiarimenti concedendo all’Italia un termine di 20 giorni per dimostrare la proporzionalità e la necessità delle misure adottate.
Forte della parziale vittoria in sede amministrativa e del sostegno delle Istituzioni europee, il Consiglio di amministrazione di UniCredit, convocato per il 22 luglio 2025, si troverà a valutare il percorso da seguire anche alla luce della risposta del Governo alla lettera di chiarimento di Bruxelles. Tra le possibilità al vaglio vi è la richiesta a Consob di una proroga formale dei termini di scadenza dell’Ops o un eventuale ritiro temporaneo dell’offerta che potrebbe essere ripresentata in autunno con condizioni aggiornate, nella speranza di ottenere tra gli azionisti di Banco Bpm anche una maggior adesione dal momento che, attualmente, solo lo 0,233% avrebbe scelto di aderire alla proposta di UniCredit.
Se l’operazione dovesse andare a buon fine UniCredit, il cui titolo in Borsa ha raggiunto un valore complessivo di 95 miliardi, potrebbe divenire la prima banca europea per dimensioni, diventando anche un esempio da seguire per il consolidamento bancario europeo tanto auspicato dall’agenda Draghi per la crescita economica del continente.
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L'Autore
Jacopo Biagi
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