Vediamo tutti i servizi giornalistici sulla crisi in Iran, vediamo petroliere cariche di petrolio che cercano di attraversare lo stretto di Hormuz ma non riescono perchè vengono bloccate dalla marina iraniana o perchè timorose delle tante mine che sono state posizionate in questo specchio d’acqua.
Di solito quando pensiamo a quello che accade in Iran ci vengono subito alla mente le proteste degli studenti, in particolare donne, che sono state affogate nel sangue e alla distruzione, alla disperazione, alla fame che ogni guerra porta inevitabilmente con sè. Poi pensiamo ai nostri spostamenti in aereo che sono diventati veramente rischiosi e molto complicati anche perchè molte compagnie aeree hanno praticamente cancellato il Medio Oriente dalle loro rotte e naturalmente stiamo vedendo i prezzi della benzina che cambiano di giorno in giorno e ci viene spontaneo chiederci fino a quanto potrà continuare questo gioco al rialzo.
Quello forse a cui nessuno pensa è alla grande biodiversità che lo stretto di Hormuz ospita, a tutti gli animali marini e non solo che vivono in quelle acque, a tutta la natura che le circonda creando paesaggi meravigliosi tra deserto e oasi lussureggianti. Sì, non ci preoccupiamo quasi mai della natura e degli animali ma anche loro soffrono, e tanto.
Gli sversamenti di petrolio che potrebbero derivare da una nave colpita nel corso del conflitto sarebbero veramente una condanna per tutto il fragile ecosistema del Golfo, perchè gli idrocarburi quando “entrano in contatto con l’acqua, si diffondono rapidamente, formando una pellicola densa sulla superficie. Questo strato impedisce alla luce solare di penetrare nell’acqua, interferendo con la fotosintesi delle piante marine e distruggendo le catene alimentari marine”.
Il pericolo degli sversamenti di petrolio è aumentato a dismisura a causa della tensione in corso e colpire un’imbarcazione che trasporta gas liquefatto o petrolio sarebbe una vera e propria catastrofe ambientale. Gli animali non possono saperlo ma si stanno muovendo in un mare molto pericoloso, pieno di mine che possono esplodere da un momento all’altro e sonar che li infastidiscono e impediscono loro di orientarsi, una vita che può essere davvero un incubo per loro.
La tutela di un ecosistema e di una biodiversità che è variegata e assolutamente da proteggere nell’area sono i due capisaldi per salvaguardare lo stretto di Hormuz e il suo ambiente, la sua flora e la sua fauna. L'ecosistema di Hormuz, del suo stretto e del deserto con oasi lussureggianti che lo circonda, è molto delicato e ci sono specie animali e vegetali che vivono solo lì e rischiamo di perdere una biodiversità che non sarà mai più possibile rimpiazzare.
I danni inflitti a flora e fauna rappresentano un danno enorme anche per noi stessi perchè ci potremmo ritrovare in un pianeta più povero, con meno cibo e meno possibilità di coltivare, meno possibilità di avere terreni fertili e produttivi. Alla fine, saremo noi a pagare il prezzo più alto.
Inoltre, come già detto prima, eventuali sversamenti di petrolio in mare a causa del conflitto in corso provocherebbero enormi danni agli habitat naturali, una grave contaminazione delle acque e anche in questo caso verrebbero danneggiati gravemente gli animali e la natura circostante. Inoltre, il petrolio rilasciato nell’ambiente può persistere per anni, influenzando negativamente la qualità dell’aria e del suolo, il nostro mondo sarebbe ridotto a un deserto senza possibilità di continuare a sfamarci e garantire aria e acqua pulite.
Nell'area di Hormuz vivono 7000 dugonghi e 100 megattere, animali che sono molto sensibili all‘inquinamento e di certo rischierebbero l’estinzione se il loro ambiente diventasse invivibile a causa della guerra.
Se i danni che derivano dal petrolio si uniscono a quelli dovuti ai cambiamenti climatici l’ambiente è davvero a rischio, esseri umani e animali sono in pericolo e le sostanze tossiche dovute alla guerra, a tutti i combattimenti inquinano il suolo, l’acqua e la stessa aria che registriamo. La guerra uccide, esseri umani, animali e natura pagano un prezzo enorme che non si può quantificare e soffrono per la perdita del loro ambiente, i terreni diventano inutili, pericolosi e incapaci di sostentarci, l’acqua contaminata non si può più bere e nemmeno l’aria è più respirabile.
Le creature marine, in particolare le balene patiscono i sonar militari e i sottomarini che fanno perdere loro l’orientamento e portandoli lontani dai loro percorsi consueti il che vuole dire aumentare la possibilità di finire spiaggiate e non sapere più come ritornare in mare aperto.
In conclusione, la guerra non è un danno solo per noi esseri umani ma anche per tutta la natura e gli animali che ci circondano e prima di iniziare a combattere bisognerebbe pensarci a lungo, alla fine la cosa migliore è trovare un accordo con la diplomazia e il dialogo evitando spargimenti di sangue e danni ambientali che potrebbero essere permanenti.
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L'Autore
Valeria Fraquelli
Mi chiamo Valeria Fraquelli e sono nata ad Asti il 19 luglio 1986. Ho conseguito la Laurea triennale in Studi Internazionali e la Laurea Magistrale in Scienze del governo e dell’amministrazione presso l’Università degli Studi di Torino. Ho anche conseguito il Preliminary English Test e un Master sull’imprenditoria giovanile; inoltre ho frequentato con successo vari corsi post laurea.
Mi piace molto ascoltare musica in particolare jazz anni '20, leggere e viaggiare per conoscere posti nuovi ed entrare in contatto con persone di culture diverse; proprio per questo ho visitato Vienna, Berlino, Lisbona, Londra, Malta, Copenhagen, Helsinki, New York e Parigi.
La mia passione più grande è la scrittura; infatti, ho scritto e scrivo tuttora per varie testate online tra cui Mondo Internazionale. Ho anche un mio blog personale che tratta di arte e cultura, viaggi e natura.
La frase che più mi rappresenta è “Volere è potere”.
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