L’Unione Europea si prepara a fare un passo senza precedenti, ossia utilizzare gli attivi russi congelati per sostenere la difesa e la ricostruzione dell’Ucraina. Parliamo di circa 140 miliardi di euro bloccati in conti europei dopo l’invasione del 2022, fondi che fino ad oggi non potevano essere toccati per motivi legali e politici. Ora, però, l’UE sembra pronta a rompere un tabù, aprendo un capitolo nuovo nel rapporto tra sanzioni economiche e diritto internazionale.
L’accordo, sostenuto in particolare da Germania, Francia e Polonia, prevede di impiegare gli interessi maturati da questi attivi per finanziare prestiti a Kiev e, in prospettiva, parte dei programmi di difesa europea. La soluzione studiata consente di evitare l’esproprio diretto, in modo da aggirare il rischio di contenziosi con la Russia e i suoi creditori. Nonostante ciò, l’UE si prepara ad un passo politico di enorme rilevanza e senza precedenti, non limitandosi a sanzionare un avversario, bensì a trasformare le sue sanzioni in strumento di potere economico.
Dal punto di vista tecnico, la gestione di questi fondi avverrà attraverso Euroclear, il grande sistema di compensazione con sede a Bruxelles, dove è detenuta la maggior parte dei beni russi congelati. Gli interessi accumulati (stimati in circa 3 miliardi l’anno) saranno trasferiti in un fondo speciale supervisionato dalla Commissione europea. Una parte di queste risorse sarà destinata all’acquisto di armi e munizioni, un’altra al sostegno civile e alla ricostruzione. La Commissione sostiene che non si tratti di una confisca, ma di un “uso legittimo dei profitti generati da beni immobilizzati”.
Il Cremlino non si è fatto attendere, definendo la mossa “furto internazionale” e minacciando ritorsioni contro società e beni europei in Russia. Charles Michel, ex presidente del Consiglio Europeo, ha dichiarato che “è giusto che la Russia paghi per la guerra che ha scelto di combattere”, mentre Ursula von der Leyen ha sottolineato che “ogni euro sottratto all’aggressore è un euro per la libertà dell’Ucraina”.
Dietro questa decisione si cela anche un calcolo politico interno, in quanto l’Europa ha necessità di dimostrare unità e capacità di azione autonoma, specialmente in un momento in cui gli Stati Uniti attraversano incertezze politiche e il sostegno militare a Kiev rischia di rallentare. L’uso degli asset russi congelati consente all’UE di rafforzare la propria posizione internazionale, mostrando come possa agire da attore strategico e non solo da donatore.
Tuttavia, alcuni giuristi e funzionari europei temono che questa scelta possa aprire un precedente pericoloso. Se l’UE utilizza i beni congelati di uno Stato sovrano, altri Paesi potrebbero fare lo stesso in futuro contro gli Stati membri europei. La credibilità giuridica dell’Unione, costruita su regole e diritto internazionale, rischia di subire un colpo difficile da recuperare. Inoltre, la Russia ha già avviato consultazioni con i Paesi dei BRICS per creare meccanismi alternativi di compensazione, riducendo la dipendenza dal sistema finanziario europeo.
Sul piano internazionale, la decisione europea sarà osservata con attenzione anche da altri alleati. Il Regno Unito e il Canada hanno già adottato misure simili, ma gli Stati Uniti, più cauti, temono che un utilizzo troppo aggressivo dei beni russi possa destabilizzare i mercati e minare la fiducia nel dollaro come valuta di riserva globale. In ultima analisi, l’operazione non riguarda solo l’Ucraina o la Russia, ma il futuro della politica estera europea. Per la prima volta, l’UE agisce come potenza economica e geopolitica, trasformando strumenti finanziari in strumenti di sicurezza. Nel caso in cui la misura dovesse avere successo, questa potrebbe aprire la strada a una nuova dottrina europea basata su potere economico, autonomia strategica e responsabilità globale. Se invece dovesse fallire, rischierebbe di minare la fiducia nei mercati e nella stessa capacità dell’Unione di rispettare le proprie regole.
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L'Autore
Riccardo Carboni
Classe 1999, laureato in Scienze internazionali e Diplomatiche presso l’Università di Bologna e da sempre appassionato di affari internazionali. Studente all’ultimo anno di Master in International Relations presso la LUISS, ha approfondito tematiche riguardanti la sicurezza internazionale seguendo forum e partecipando a programmi di pianificazione militari secondo la dottrina NATO. Autore all’interno di Mondo Internazionale per l’area tematica “Organizzazioni Internazionali”.
Born in 1999, he holds a bachelor’s degree in International and Diplomatic Sciences from the University of Bologna and have always been passionate about international affairs. Currently a final-year student in the Master's degree program in International Relations at LUISS, he has delved into issues related to international security by following forums and participating in military planning programs based on NATO doctrine. Author and contributor to Mondo Internazionale for the "International Organisations” section.
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