“Quando arrivammo al porto c’era tutto un formicolio di persone, chi con la valigia, chi con sacchetti stracolmi di indumenti, bimbi che piangevano [...]. Certamente molti di noi vedevano il mare per la prima volta. La traversata durò molti giorni, a bordo di un’imbarcazione stracarica di persone [..]. Ci misero in fila e ad ogni capofamiglia diedero una sporta piena di viveri [...], c’erano ad aspettarci centro camion pronti a portarci a destinazione”
Leggendo questa testimonianza viene facile pensare a chi potrebbe averla riportata, è quasi scontato visto gli ormai frequenti attraversamenti del Mediterraneo di cui sentiamo fin troppo spesso notizie di naufragi.
Le parole però sono state pronunciate negli anni ‘30, da chi la rotta che oggi viene attraversata per trovare una nuova vita in Europa, la percorreva in direzione opposta: le famiglie italiane che andavano a colonizzare la Libia sulla spinta del regime fascista.
Il Mediterraneo - e più nello specifico il Canale di Sicilia - è sempre stato oggetto di scambi umani: rotte commerciali, attraversamenti, spedizioni hanno sempre costellato le sue acque di imbarcazioni di ogni tipo.
I reperti archeologici rinvenuti hanno fatto capire che c’è stato un periodo in cui il Mar Mediterraneo era una striscia di terra collegata, dove gli attraversamenti avvenivano a piedi durante le ere glaciali.
Il mare per una grande porzione della storia aveva reso inaccessibili le terre vicine, era una superficie invalicabile per le popolazioni di Homo che emigravano, era fonte di vita e causa di morte. Impossibile da navigare e impensabile immergersi senza sapere nuotare.
Il Canale di Sicilia è stato testimone di infinite fasi storiche: dalle guerre tra romani e cartaginesi alla colonizzazione araba, dai Normanni al colonialismo fascista, fino alle attuali migrazioni. La sua posizione: tra la Sicilia, la Libia e la Tunisia, con Malta, Lipari, Pantelleria e Lampedusa lo hanno reso eterno testimone degli scambi più ricchi e sanguinolenti della storia del Mediterraneo.
Luca Misculin nel suo libro Mare Aperto. Storia umana del Mediterraneo centrale cerca di trovare l’origine e una fine temporanea delle storie umane che hanno attraversato le acque di questo mare. Quand’è che il Mediterraneo è stato attraversato per la prima volta? Con quali mezzi gli uomini hanno sfidato la paura delle sue acque imprevedibili?
Sembra impossibile che ancora oggi gli uomini non siano in grado di sopravvivere a queste acque ormai fin troppo conosciute. Il Mediterraneo è un mare chiuso, i suoi fondali sono conosciuti e ormai percorsi da chilometri di fili delle nostre telecomunicazioni.
Com’è possibile che nel Mediterraneo ancora la gente possa morire?
È proprio nel Canale di Sicilia che il fondale e le correnti sono in grado di cambiare le sorti delle imbarcazioni che lo attraversano.
La storia insegna e nella storia del Mediterraneo conosciamo le sorti di innumerevoli storie umane. Ciò che succede oggi è sempre successo, la crudeltà umana è sempre esistita: Roma e Cartagine hanno combattuto nelle stesse acque in cui oggi si combatte una battaglia uguale, quella dei più forti contro i più deboli.
Misculin ci mostra quanto il Mediterraneo che ormai ben conosciamo non possa considerarsi solo nel limite dei suoi confini e delle sue acque. Le storie che lo hanno attraversato e tuttora lo attraversano collegano tutti i popoli che hanno abitato i continenti circostanti, collegano tutte le culture che oggi lo abitano e lo vivono, i cibi che mangiamo e le piante che crescono attorno.
Il mare che ci racconta è un mare aperto, che tiene traccia di ogni passaggio e memorizza le impronte che ne rimangono.
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L'Autore
Alessia Camisa
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