Introduzione
Il 3 novembre 2026 gli americani tornano alle urne per le elezioni di metà mandato, le midterm. Si vota per tutti i 435 seggi della Camera dei Rappresentanti e per 35 seggi del Senato. Oggi la camera alta conta 53 repubblicani e 47 democratici e 23 dei seggi in palio sono in mano al Partito repubblicano: ai democratici serve un guadagno netto di quattro seggi per riconquistarla.
Un referendum su Trump
Per tradizione le midterm sono un giudizio sul presidente in carica, e il partito al governo tende a perdere terreno. Quest’anno i numeri per Donald Trump sono particolarmente severi. A settembre un sondaggio Reuters/Ipsos ha collocato il suo gradimento al 32%, ovvero il minimo della sua carriera politica, con il consenso tra i repubblicani sceso al 73% dall’82% che era stato rilevato a gennaio 2026. Tra gli elettori registrati, i democratici erano avanti 43% a 35% nell’intenzione di voto per il Congresso.
Trump era tornato alla Casa Bianca promettendo di domare l’inflazione e di chiudere le guerre all’estero, ricorda Reuters. Oggi la guerra in Iran è impopolare e il costo della vita è il tema che, secondo gli americani, peserà di più sul loro voto.
Il caro vita decide il voto
Il Bureau of Labor Statistics ha comunicato che l’inflazione annua è salita al 3,7% a settembre dall’inizio dell’anno. Secondo un sondaggio AP-NORC condotto a fine settembre, più del 65% degli adulti ritiene il governo Trump responsabile dell’innalzamento del costo della vita. Un rilevamento Economist/YouGov indica l’inflazione come tema principale per il 37% degli intervistati, la quota più alta da quando il dato viene raccolto, nel 2022.
La Camera: la mappa si sposta
Alla Camera lo scenario è più favorevole ai democratici. Il Cook Political Report, osservatorio non partigiano, ha spostato altri 11 seggi verso i democratici nella settimana del 16 ottobre, molti in Stati a guida repubblicana, dopo averne già spostati decine nelle settimane precedenti.
Secondo l’analista di Cook Erin Covey, nei distretti contesi arrivano forti investimenti esterni da entrambi gli schieramenti, segno che nessuno li considera già decisi, e i democratici risultano competitivi nei distretti che votarono per Obama ma si spostarono su Trump nel 2024. Persino due distretti ridisegnati dai repubblicani, quelli dei democratici Greg Landsman in Ohio e Jared Moskowitz in Florida, sono diventati più favorevoli ai democratici nelle valutazioni di Cook.
Il Senato: più difficile, ma aperto
Al Senato servono quattro seggi in più, un obiettivo più impegnativo ma non fuori portata. A fine settembre Cook prevedeva per i democratici un guadagno da uno a cinque seggi, parlando di un clima nazionale molto favorevole al partito. Il 6 ottobre ha poi spostato il Kansas da leggermente repubblicano a testa a testa, il New Hampshire da incerto a leggermente democratico e la North Carolina verso il campo democratico.
Il fondatore di Cook, Charlie Cook, si aspetta circa 20 seggi in più alla Camera e quattro o cinque al Senato, con Michigan, North Carolina, Alaska, Iowa, New Hampshire, Minnesota e forse Kansas decisivi. In Michigan la sfida è tra il democratico Abdul El-Sayed e l’ex deputato repubblicano Mike Rogers.
Cosa significa fuori dagli Stati Uniti
Le midterm non riguardano solo Washington. Il 20 febbraio la Corte Suprema, con una sentenza 6 a 3, ha stabilito che la legge IEEPA non autorizza il presidente a imporre dazi, travolgendo i dazi reciproci e quelli legati al fentanyl. L’amministrazione ha risposto con un dazio globale ai sensi della Sezione 122 del Trade Act del 1974, mentre restano in vigore le tariffe settoriali della Sezione 232. Dopo la sentenza, il potere in materia commerciale si è riavvicinato al Congresso, e il voto del 3 novembre ne definirà gli equilibri.
Così anche per il futuro dell’accordo USMCA con Messico e Canada: il 1° luglio gli Stati Uniti hanno rifiutato di rinnovarlo nella forma attuale, aprendo revisioni annuali e negoziati bilaterali. Un Congresso a guida democratica potrebbe usare i poteri di bilancio e di controllo per condizionare dazi e politica estera, ma è un’ipotesi, non una certezza: il presidente conserva strumenti propri, come il veto e altre basi legali per le tariffe. Per l’Europa e per l’Italia, che trattano con Washington su dazi e sicurezza, il nuovo equilibrio al Congresso sarà un fattore da osservare.
Cosa aspettarsi
Le previsioni non sono risultati. Il quadro può ancora cambiare nelle ultime due settimane di campagna e dipenderà anche dall’affluenza. La notte del 3 novembre si guarderà in particolare a Michigan, North Carolina, Alaska, Iowa, New Hampshire e Kansas al Senato, e ai distretti ridisegnati in Texas e California alla Camera.