Nepal, la rivolta della Gen Z: tra corruzione, social censurati e il sogno di un futuro diverso

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  Siria Schifano
  15 September 2025
  3 minutes, 10 seconds

Da alcune settimane, il Nepal è attraversato da una protesta che ha pochi precedenti nella sua storia recente. In piazza c’è una generazione giovane, arrabbiata, consapevole, che ha deciso di non restare più in silenzio. Sono studenti, lavoratori precari, attivisti, ragazzi cresciuti in un paese dove le disuguaglianze sono evidenti, la corruzione diffusa e le opportunità di vita spesso legate a chi conosci, non a quanto vali.

Tutto è iniziato con un gesto del governo che avrebbe voluto essere “di ordine”: il blocco delle principali piattaforme social da Facebook a TikTok, passando per WhatsApp e Instagram. La motivazione ufficiale? Combattere le fake news e proteggere la “dignità nazionale”. Ma per i giovani nepalese è stata la goccia che ha fatto traboccare un vaso già troppo pieno.

In un paese in cui i social media non sono solo svago, ma anche strumento di informazione e denuncia, quel blocco è sembrato un attacco diretto alla libertà di espressione. E soprattutto, ha fatto esplodere una rabbia che covava da tempo. In rete circolavano già da mesi video che mostravano i cosiddetti “nepo-kids” i figli dei politici e delle élite in vacanze lussuose, case sfarzose, SUV e party esclusivi. Tutto questo in un paese dove una larga parte della popolazione vive con meno di tre euro al giorno.

Le proteste sono partite da Kathmandu, ma si sono rapidamente estese a tutto il paese. In migliaia sono scesi in strada, spesso in modo pacifico, ma in alcuni casi la tensione è esplosa. Ci sono stati scontri, feriti, vittime. Alcuni edifici pubblici sono stati dati alle fiamme, altri gravemente danneggiati. Il bilancio economico è pesante: si parla di oltre un miliardo di euro in danni strutturali, secondo stime ufficiali.

Di fronte a un movimento così vasto e visibile, il governo ha dovuto fare marcia indietro: il blocco dei social è stato ritirato e il primo ministro si è dimesso. Ma i giovani non si accontentano di un cambio al vertice. Chiedono molto di più: un nuovo modo di fare politica, trasparenza, meritocrazia, fine del nepotismo e della corruzione sistemica. In altre parole, un paese dove non serva “essere figlio di” per avere un’opportunità.

Ora si parla di elezioni anticipate e di un governo ad interim guidato da una figura neutrale: la ex presidente della Corte Suprema, Sushila Karki, è uno dei nomi più discussi. Ma in parallelo si sta facendo largo un nome inaspettato: Balendra “Balen” Shah, ex rapper e attuale sindaco di Kathmandu, simbolo per molti giovani di una politica nuova e concreta. Per ora ha rifiutato ogni incarico nazionale, ma il suo nome resta fortemente evocativo.

Sul piano internazionale, la situazione è seguita con attenzione da India e Cina, che hanno da tempo interessi strategici in Nepal. Questo aggiunge un ulteriore livello di complessità a una crisi che, pur partendo dal basso, potrebbe avere ripercussioni geopolitiche più ampie.

Il governo sta cercando di riportare la calma con coprifuoco e presidio militare. Alcuni osservatori parlano di una "normalizzazione" in corso, ma resta da vedere se sarà davvero tale o solo un modo per guadagnare tempo. La verità è che la Gen Z nepalese ha aperto un fronte che difficilmente potrà essere chiuso con misure tampone.

La loro lotta parla di presente, ma soprattutto di futuro. Un futuro che questa generazione non è più disposta a farsi rubare. E in un paese spesso ai margini del dibattito internazionale, oggi sono proprio questi giovani a dare una lezione di democrazia e partecipazione che merita attenzione.

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Siria Schifano

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Eastern Asia Società

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