Il 18 luglio ricorre il Nelson Mandela International Day, giornata istituita dalle Nazioni Unite che celebra la storia di Madiba e pone l’attenzione sull’evoluzione di un Sudafrica che è stato prima la Rainbow Nation, e poi tra i Paesi più diseguali al mondo, le cui profonde disuguaglianze razziali e strutturali convivono con la sua posizione di snodo chiave nella leadership africana e nel blocco dei BRICS.
‘’It’s still in our hands to combat poverty and inequity’’ non è solo il tema ufficiale della giornata, ma il motto di impegno civico che guida istituzioni e leader odierni per superare la povertà, l’ ingiustizia e la xenofobia per riportare, nel futuro, la visione del Sudafrica democratico di Mandela.
Graça Machel, vedova di Mandela e attivista internazionale, ha dichiarato in un discorso tenutosi presso la Nelson Mandela Foundation: «Se vogliamo onorare Madiba davvero, non dobbiamo limitarci a ricordarlo, dobbiamo incarnare ogni giorno la sua scelta: mettere il bene comune davanti all’interesse personale.»
Introduzione
L’elezione di Nelson Mandela nel 1994 a primo presidente democratico del Sudafrica ha segnato, allora, il trionfo della speranza della fine dell’Apartheid che vigeva nel Paese: il presidente, in unione alla Costituzione adottata nel 1996, ha fatto una promessa audace e fondamentale, l’unione di una nazione storicamente divisa al fine di costruire una società fondata sullo stato di diritto, la dignità umana e l’uguglianza.
Dopo tre decenni da quella svolta storica, l’eredità di Madiba (appellativo di Mandela riferito al suo clan di appartenenza) si trova di fronte ad una prova decisiva. Di fatto, se da un lato il sistema costituzionale ha dimostrato una certa stabilità, dall’altro il Paese continua ad essere racchiuso in una profonda disuguaglianza socio-economica che ha origini strutturali e da una povertà sistemica.
Il nuovo Presidente Cyril Ramaphosa ha recentemente tenuto un discorso sullo Stato della Nazione (SONA 2026) che, congiuntamente alle organizzazioni della società civile come Oxfam South Africa, ha posto luce sulle tensioni che intercorrono tra gli ideali democratici originali e le dure realtà del presente vissuto dal Paese.
I problemi di estrema povertà, disoccupazione e disuguglianza che affliggono l’odierno Sudafrica hanno radici storiche profonde: l’esproprio delle terre subito dalla popolazione nera avvenuto con il Natives Land Act del 1913, seguito poi dall’istituzione formale dell’Apartheid nel 1948, hanno creato un sistema di segregazione politica ed economica che ha poi generato una catena di povertà intergenerazionale.
Dopo il 1994, le politiche dei governi a guida dell’African National Congress (da ora in poi ANC) hanno introdotto una rete di protezione sociale fondamentale che ha salvato milioni di persone dalla miseria estrema. Per anni le divergenze di fazione all’interno dell’ANC e l’uso di risorse statali per scopi partigiani (come, per citarne uno, il cadre deployment, la pratica con cui un partito al governo nomina membri più fedeli in posizioni strategiche nell’amministrazione pubblica e delle aziende statali) hanno ostacolato l’adozione di strategie economiche di lunga durata e per il lungo periodo, provocando inefficienze e corruzione.
L’attualità socio-economica e la nuova fase politica
Il fatto che il Sudafrica sia una delle società più diseguali al mondo si riflette nei dati più recenti, che riflettono la grave situazione del Paese: essi mostrano come circa il 38% della popolazione, circa 23 milioni di persone, vive ancora al di sotto della soglia di povertà inferiore, la cosiddetta Lower Bound Poverty Line.
Nel precedentemente menzionato SONA 2026, il Presidente Cyril Ramaphosa ha però promesso interventi per la crescita economica, piani di investimento infrastrutturale superiori a 1 trilione di Rand e riforme logistiche ed energetiche per colmare le lacune.
Nonostante ciò, Oxfam ha sottolineato che la sola crescita economica non basta se non è accompagnata da politiche redistributive chiare e deliberate.
La necessità di interventi si amplia a quattro ambiti prioritari, tra cui la protezione sociale, che permetta di giungere ad un reddito di base universale (UBI) dignitoso e adeguato al costo della vita, la giustizia sociale che, in un Paese in cui il Governo ipotizza persino un aumento dell'IVA al 17% (gravando sui consumatori più poveri), introduca una tassazione progressiva sulla ricchezza, il contrasto alla violenza di genere che faccia sia che determinate risorse finanziarie blindate vengano destinate al sostegno di tribunali specializzati, e infine la giustizia climatica, che riconosca che la transizione energetica deve includere donne e piccoli agricoltori garantendo fondi per l'adattamento ai disastri ambientali sempre più frequenti.
Un grande cambiamento è avvenuto durante le elezioni generali del maggio 2024, che hanno segnato la fine del monopolio elettorale dell’ANC, per la prima volta sceso sotto il 50% dei consensi. Per governare, il partito ha formato una coalizione di 10 forze politiche chiamata Governo di Unità Nazionale (GNU).
Quest’ultima ha introdotto un clima di maggiore supervisione e competizione costruttiva tra i ministeri, ma rimane attuale il rischio di un'eventuale rottura dell’alleanza che potrebbe favorire invece l’ascesa di coalizioni populiste, tra cui MK Party e EFF, che hanno espresso posizioni nettamente critiche verso l'impianto costituzionale.
Nel panorama internazionale il Sudafrica continua a promuovere un’agenda globale di lotta contro la disuguaglianza, in particolare all'interno del G20. Tuttavia, le ONG concordano sul fatto che questa leadership esterna debba rispecchiarsi prima di tutto in riforme interne efficaci.
Ad oggi il Sudafrica è riconosciuto come punti di riferimento e stabilizzatore dell'Africa Subsahariana, fungendo da cerniera diplomatica e commerciale tra il continente africano e il resto del mondo.
Il suo ruolo nello scacchiere internazionale è fortemente legato alla sua appartenenza ai BRICS, agendo come rappresentante degli interessi africani all’interno del blocco nel tentativo di sviluppare le infrastrutture e la transizione energetica del Global South.
Un pilastro fondamentale lasciato in eredità dal processo di democratizzazione guidato da Mandela è la solidità dello Stato di Diritto e l’indipendenza della magistratura, con gli altri tribunali e la Corte Costituzionale hanno mantenuto la propria autonomia anche nei momenti di maggiore pressione politica.
Nonostante ciò, l’efficacia delle istituzioni pubbliche è stata messa a dura prova negli ultimi anni dalla cosiddetta State Capture durante la presidenza di Jacob Zuma, e a ciò si aggiunge un’emergenza sul piano della sicurezza pubblica: il tasso di omicidi (45 ogni 100.000 abitanti) e la criminalità organizzata hanno raggiunto livelli critici, favorendo la crescita di un settore di sicurezza privata che ad oggi conta circa 600.000 agenti, a fronte di circa 185.000 poliziotti statali e accentuando in tal modo la spaccatura tra chi può permettersi la protezione e chi rimane vulnerabile.
Conclusione
La domanda cruciale da porsi circa il Paese è ben riassunta dalle analisi sul SONA 2026.
Il Paese sta quindi davvero svoltando l’angolo verso una società più equa o sta semplicemente diventando una società diseguale che cresce sempre più velocemente?
Uno dei più profondi insegnamenti di Mandela è che ogni singola persona può fare la differenza: ogni giorno ognuno è chiamato a scegliere da che parte stare, ed è necessario credere che anche il più semplice dei gesti quotidiani, quando è guidato dalla cura per gli altri, può essere rivoluzionario.
L’eredità di Nelson Mandela non si esaurisce nel ricordo della transizione e democratica del 1994, ma affinché quei traguardi storici e quel patto sociale rimanga vivo, il Governo di Unità Nazionale deve fare in modo che la crescita economica colmi quelle lacune e si traduca in redistribuzione e giustizia sociale per coloro che ancora sono ai margini della società: è solo trasformando i diritti sanciti dalla Costituzione e in opportunità reali che si potrà completare il percorso iniziato ormai 30 anni fa.