Putin tra diplomazia e minacce: la Russia rilancia il suo asse globale

Alleanze asiatiche e guerra in Ucraina: la sfida di Putin a Stati Uniti ed Europa

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  Luca Baldazzi
  20 September 2025
  4 minutes, 44 seconds

Al termine della grande parata militare del 3 settembre a Pechino, Vladimir Putin ha ribadito che la Russia combatterà fino al raggiungimento di tutti gli obiettivi prefissati se Kiev non accetterà un accordo di pace. Una dichiarazione che rappresenta una sfida diretta al presidente americano Donald Trump e all’Occidente. Trump, nel vertice in Alaska dello scorso mese, aveva cercato senza successo di persuadere il leader del Cremlino a un cessate il fuoco. L’incontro, tuttavia, ha contribuito a restituire a Putin centralità diplomatica, attenuando il suo isolamento internazionale. Il presidente russo ha parlato di “una luce in fondo al tunnel”, affermando che se prevarrà il buon senso si potrà arrivare a una soluzione accettabile. Ha però escluso qualsiasi rinuncia alle regioni del Donbas e agli altri territori conquistati. Putin ha inoltre ribadito le sue condizioni: l’Ucraina non deve entrare nella NATO e deve porre fine, a suo dire, alle discriminazioni contro la popolazione russofona. Ha poi lasciato intendere che le garanzie di sicurezza promesse dagli alleati occidentali a Kiev non varranno per le aree del Donbas, dove si sono tenuti referendum ampiamente contestati all’indomani dell’annessione. Ad Anchorage, Trump aveva rilanciato la via diplomatica come soluzione più efficace per chiudere il conflitto. Putin, invece, ha respinto l’ipotesi di tregua. Nel frattempo, le forze russe hanno intensificato gli attacchi, in una sola notte sono stati lanciati oltre 500 droni e 24 missili da crociera contro città ucraine.

Durante un incontro in Cina con il premier slovacco Robert Fico, Putin ha sottolineato che Mosca non si è mai opposta all’eventuale ingresso dell’Ucraina nell’Unione Europea e ha lasciato intravedere la possibilità di un’intesa sulla sicurezza reciproca. Ma a Kiev e nelle capitali dell’Europa occidentale prevale lo scetticismo: secondo i leader occidentali, le aperture del Cremlino non sono credibili e un’eventuale vittoria russa potrebbe spianare la strada a nuove minacce contro l’Europa e la NATO. Putin ha liquidato tali avvertimenti come “storie dell’orrore” e “isterie” diffuse da persone incompetenti intenzionate a dipingere la Russia come un nemico. Intanto a Parigi si è riunita il 4 settembre la “coalizione dei volenterosi”, composta da circa 30 Paesi tra cui Regno Unito, Francia, Canada, Giappone e Australia, per discutere le modalità di garanzie di sicurezza da offrire all’Ucraina una volta raggiunto un accordo di pace con la Russia. Presieduta da Emmanuel Macron e a distanza da Keir Starmer, la coalizione ha ribadito l’impegno a un piano militare strutturato, comprensivo di truppe via terra, difesa aerea e supporto logistico. L’assenza di un chiaro sostegno da parte degli Stati Uniti, tuttavia, complica l’immediata attuazione del piano. Il summit ha inoltre visto la presenza dell’inviato speciale americano, Steve Witkoff, che ha incontrato i leader europei per discutere del ruolo futuro degli Stati Uniti nelle garanzie a Kiev. Persistono però divergenze tra i Paesi membri: Regno Unito e Francia si sono detti disponibili a un dispiegamento sul campo, mentre Stati come Italia e Germania mantengono posizioni più caute.

Dopo la parata a Pechino, Putin ha incontrato Kim Jong-un. Il leader russo ha elogiato i militari nordcoreani impegnati nell’oblast di Kursk, e Kim ha confermato che il suo Paese continuerà a fornire personale, artiglieria e missili per l’offensiva russa in Ucraina. I due leader hanno riaffermato la volontà di rafforzare i legami bilaterali. L’evento ha rappresentato un momento simbolico di alto valore propagandistico per Pyongyang: si è trattato della prima comparsa pubblica contemporanea di Kim, Putin e Xi Jinping, rafforzando visivamente la convergenza tra Cina, Russia e Corea del Nord. Secondo fonti sudcoreane, Pyongyang avrebbe già impiegato almeno 2.000 soldati in Ucraina, mentre ulteriori 6.000 potrebbero essere inviati nelle prossime settimane. La portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha però escluso “in qualunque forma” l’ipotesi di un intervento militare occidentale o straniero in favore dell’Ucraina, definendolo “inaccettabile e pericoloso per la sicurezza”. Ha anche criticato la possibile vendita di oltre 3.000 missili statunitensi a Kiev, giudicandola incoerente con la ricerca di una soluzione diplomatica.

Sul fronte dei rapporti con Pechino, Putin e Xi Jinping hanno definito l’alleanza “più forte che mai”, con il leader russo che ha definito Xi “un caro amico”. La Russia aumenterà le forniture di gas alla Cina, mentre Pechino introdurrà un regime di viaggio senza visto per i cittadini russi, a titolo sperimentale, per un anno. Mosca punta così a compensare le perdite dovute alle sanzioni occidentali, anche se le nuove esportazioni, pari a 106 miliardi di metri cubi a regime, resteranno inferiori ai volumi un tempo garantiti all’Unione Europea. Xi Jinping ha sottolineato che i rapporti tra Cina e Russia hanno saputo resistere ai cambiamenti dello scenario internazionale, ribadendo la disponibilità di Pechino a collaborare con Mosca per costruire un sistema di governance globale “più giusto e razionale”.

Nel summit di Pechino, al quale hanno partecipato molti altri paesi, tra i quali anche India, Iran e Pakistan; Putin ha infine rilanciato l’idea di un nuovo ordine mondiale destinato a sostituire quello “eurocentrico ed euro-atlantico”. Un messaggio chiaro rivolto non solo all’Occidente, ma anche ai partner asiatici e mediorientali, confermando l’intenzione della Russia di affermarsi come protagonista globale in grado di modellare le regole internazionali.

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Luca Baldazzi

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