Il 30 gennaio 2025 il Parlamento della Nuova Zelanda ha approvato all'unanimità il Taranaki Maunga Collective Redress Bill, un atto legislativo che ha conferito personalità giuridica al Monte Taranaki. Dal punto di vista legale, il vulcano oggi ha la capacità giuridica necessaria per poter possedere proprietà, intraprendere azioni legali e stipulare contratti, esattamente come un qualsiasi cittadino neozelandese.
Il Monte Taranaki aggiunge il suo nome a una lista crescente di entità naturali che, in Nuova Zelanda e nel mondo, hanno ottenuto lo status di soggetti giuridici: dal parco nazionale Te Urewera nel 2014 fino al celebre caso del fiume Whanganui nel 2017. In quest'ultimo esempio, il Parlamento stabilì che qualsiasi danneggiamento alle acque del fiume equivalesse a un reato contro la tribù Whanganui Iwi.
Il modello neozelandese è di una gestione condivisa degli elementi naturali, visione che supera il concetto di proprietà statale. Per il Taranaki, il nome legale attribuito è Te Kāhui Tupua e i suoi diritti sono esercitati da un organismo di rappresentanza paritetico. Questo consiglio è composto da quattro membri delle tribù locali e quattro nominati dal Ministro della Conservazione, con il compito di parlare e agire in nome della montagna, valutando l'impatto di ogni intervento sul territorio e, se necessario, agendo in giudizio per proteggerne l'integrità.
Le radici di questa scelta affondano nelle ferite del 1865, quando il governo coloniale confiscò circa 5.000 chilometri quadrati di territorio alle comunità indigene. La legge del 2025 riconosce esplicitamente che quelle confische violarono il Trattato di Waitangi del 1840, l'accordo che avrebbe dovuto garantire la protezione delle terre indigene. Nella visione Māori, infatti, la natura non è intesa come proprietà ma come un antenato da proteggere attraverso il concetto di kaitiakitanga.
Il caso neozelandese riflette una spinta globale che rifiuta la visione estrattivista dominante. Dalla Costituzione dell'Ecuador del 2008, pioniera nel settore, fino ai riconoscimenti per i fiumi Gange e Yamuna in India o del bacino del fiume Atrato in Colombia, emerge una visione del rapporto uomo-natura radicalmente alternativa, quasi sempre portata avanti dalle comunità indigene. Questa sensibilità sta lentamente permeando anche gli ordinamenti europei, seppur con modalità differenti.
Anche l'Italia ha recentemente compiuto un passo decisivo in questa direzione. Con la riforma degli articoli 9 e 41 della Costituzione nel 2022, la tutela dell'ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi è diventata un principio fondamentale della nostra Repubblica. Pur non essendo ancora arrivati a conferire una vera personalità giuridica agli elementi naturali, il legislatore italiano ha stabilito che l'iniziativa economica non può svolgersi in contrasto con la salute e l'ambiente, introducendo il concetto rivoluzionario di tutela 'anche nell'interesse delle future generazioni'.
La strada tracciata dal Monte Taranaki e quella intrapresa dall'Italia sembrano convergere verso una medesima meta: il diritto come strumento per riporre al centro la natura e tutelare la sopravvivenza dei sistemi naturali che rendono possibile la vita stessa.
Mondo Internazionale APS - Riproduzione Riservata ® 2026
Share the post
L'Autore
Giorgia Savoia
Categories
Tag
Nuova Zelanda Italia Comunità indigene Diritti della Natura Estrattivismo