Nel 2025, l’industria spaziale cinese per fini commerciali aveva un valore stimato di circa 3 triliardi di dollari, rispetto ai 118 miliardi del 2020. La crescita eccezionale del settore spaziale cinese è stata anche attestata dai 92 lanci in orbita effettuati nel 2025, i quali hanno stabilito un nuovo record per il numero di lanci spaziali effettuati con successo dal Paese in un solo anno.
Il crescente dominio spaziale cinese è fondamentale al mantenimento dell’autonomia strategica nazionale, permettendo alla Cina di provvedere in maniera indipendente alla produzione e gestione dei servizi dipendenti dai sistemi satellitari, sia per uso civile, che per uso militare.
Ma la corsa cinese per la conquista dello spazio è essenziale anche per il posizionamento globale della Cina. Il programma spaziale cinese, gestito dal CNSA, l’Amministrazione Spaziale Nazionale della Cina, è dalla sua fondazione nel 1993 rapidamente diventato uno dei più attivi a livello globale, attualmente secondo solo al programma spaziale portato avanti dalla NASA negli Stati Uniti. La stretta competizione tra il programma spaziale cinese e quello statunitense ha permesso alla Cina di creare un campo di confronto che vada al di fuori dell’orbita terrestre, ed all’interno del quale il gigante asiatico può dimostrare le sue capacità tecnologiche, competendo in un settore per decenni dominato dall’innovazione statunitense.
Nel 2020 la Cina ha infatti completato lo sviluppo del proprio sistema di navigazione satellitare, BeiDou, costituito da una costellazione più grande del sistema satellitare americano GPS. Il servizio è diventato un vero e proprio strumento di softpower cinese: tramite la vendita dei servizi satellitari a Paesi terzi, la Cina offre un’alternativa all’acquisto sul mercato statunitense, rivolgendosi anche a Paesi e organizzazioni sanzionati dagli Stati Uniti.
Il divieto statunitense di imbarcare cittadini cinesi sulla Stazione Spaziale Internazionale, stabilito nel 2011, ha scatenato la corsa cinese verso una propria stazione spaziale permanente, obiettivo raggiunto tramite il lancio della Stazione Spaziale di Tiangong, la quale mantiene una presenza umana costante a partire dal 2021. Nello stesso anno, la Cina ha inoltre condotto con successo un atterraggio su Marte, diventando il secondo Paese, dopo gli Stati Uniti, a operare con successo un rover su questo Pianeta. L’attuale confronto tra Washington e Pechino si sta misurando nella corsa alla luna: dopo l’annuncio statunitense del programma Artemis, nel 2017, con il quale la NASA ambisce a riportare l’uomo sulla luna entro il 2030, la Cina ha risposto nel 2023 con un nuovo programma di esplorazione lunare, che prevede anche lo sbarco di astronauti sempre entro il 2030.
La crescente competitività cinese in orbita ha portato ad un vantaggio strategico significativo per il Paese, aumentando anche l’attrattività di Pechino come partner internazionale. La posizione conquistata dalla Cina nell’avanzamento tecnologico sta infatti ridisegnando anche l’alleanza con la Russia, altro avversario statunitense.
Nel maggio 2026, Mosca e Pechino hanno sottoscritto un accordo di cooperazione per le tecnologie satellitari, per ridurre la dipendenza dai sistemi occidentali e creare un ecosistema tecnologico parallelo a quello statunitense. Con questi accordi, inoltre, è stata proclamato l’avvio di un processo per consentire l’interoperabilità tra i satelliti BeiDou cinesi ed i satelliti di navigazione russi GLONASS, fondamentali soprattutto per l’accuratezza della navigazione intorno ai poli terrestri.
Le regioni polari, ed in particolar modo quella Artica, sono diventate negli ultimi anni aree il cui controllo è particolarmente conteso, soprattutto tra Russia e Stati Uniti, tra i maggiori attori nella regione polare. A causa dello scioglimento dei ghiacci dovuto dal surriscaldamento globale, la navigazione attraverso i mari artici è diventata più accessibile, aprendo nuove opportunità per il commercio globale, e rendendo particolarmente importante il controllo sulle rotte artiche come la Northern Sea Route.
La possibilità di raggiungere Europa ed Americhe senza passare per le rotte di navigazione tradizionali costituisce un elemento di grande attrattiva per il Governo di Pechino, il quale nel 2018 ha annunciato il progetto di realizzare una via della seta polare, dichiarando la Cina uno stato “vicino all’Artico”, ed annunciando quindi l’interesse cinese a rafforzare la propria presenza in una regione storicamente estranea all’influenza politica cinese.
La partnership tra Cina e Russia si estende anche nella regione Artica. Per la Russia, il controllo sui territori artici ha assunto un ruolo ancora più importante in seguito allo scoppio della guerra in Ucraina nel 2022, nonostante Mosca abbia avviato una campagna di militarizzazione dell’Artico già a partire dai primi anni del 2000, tramite la riapertura di basi militari di età sovietica e la creazione di nuovi porti militari. Per la Russia, la presenza nell’Artico è una questione di sicurezza nazionale, ma anche un modo per garantire il controllo da parte del Paese della navigazione in un’area che potrebbe nei prossimi anni veder passare una percentuale crescente del commercio marittimo globale.
E in un’area geografica ostile come quella Polare, le connessioni satellitari diventano essenziali, non solo per garantire navigazione e comunicazioni, ma anche per raccogliere dati di intelligence e osservare i movimenti nell’area. Gli investimenti cinesi nelle stazioni di osservazione terrestre come la Stazione Artica del Fiume Giallo, nelle isole Svalbard, permettono alla Cina di usare il pretesto della ricerca scientifica (l’unico concesso nell’Arcipelago norvegese, all’interno del quale sono vietate attività militari) per raccogliere dati utili anche allo sviluppo di tecnologie dual-use, fondamentali per garantire un vantaggio militare e tecnologico strategico per la Cina.
Ed il vantaggio militare cinese sull’Artico è attualmente supportato da oltre 24 sonde satellitari di tipo SAR (radar ad apertura sintetica), i quali consentono di raccogliere immagini della terra anche in condizioni metereologiche avverse, o durante i lunghi periodi di buio della notte artica, permettendo di raccogliere dati essenziali per la navigazione attraverso i ghiacci e per la sorveglianza dell’Artico. La condivisione dei dati satellitari cinesi con la Russia costituisce un grande vantaggio per quest’ultima, soprattutto per garantire l’efficienza delle navigazioni e delle operazioni militari in un periodo in cui la Russia deve garantire l’osservazione costante dei mari per monitorare i movimenti degli altri Paesi artici, membri della NATO, e che hanno escluso la Russia da ogni tipo di cooperazione nell’Artico in seguito al 2022.
L’accelerazione tecnologica cinese e il progressivo consolidamento dell’asse con Mosca stanno dotando il blocco eurasiatico di un’architettura strategica parallela, capace di tradurre il controllo orbitale in un tangibile vantaggio d’intelligence militare sulla Terra. In questo scenario, Spazio e Artico non rappresentano più quadranti isolati, bensì due frontiere contese la cui supremazia è ormai indissolubilmente interconnessa. Ben oltre le logiche del confronto tecnologico e del prestigio nazionale che hanno interessato lo spazio durante la Guerra Fredda, l’Artico dimostra come la dimensione spaziale definisca oggi le concrete capacità belliche di una potenza: la cooperazione sino-russa è destinata a incidere tanto sugli equilibri del confronto tra Mosca e la NATO, quanto sulle future rotte della navigazione commerciale polare. Per gli Stati Uniti e i partner alleati, strutturare una risposta all’altezza dell'avanzamento tecnologico di Pechino rappresenta ormai uno step indispensabile per garantire capacità di difesa e contenimento.
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L'Autore
Cristel Vinciguerra
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