Von der Leyen presenta ReArm Europe, l’Europa si è decisa a creare una difesa comune?

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  Chiara Croci
  07 March 2025
  3 minutes, 22 seconds

Di fronte ad un contesto decisamente imprevedibile e incerto dal punto di vista della sicurezza, la questione di una difesa europea comune è sempre più discussa: sollecitata da alcuni, respinta con sempre più convinzione da altri.
Le opinioni sembrano essere ancora molto divise a riguardo, ma il Summit in Lapponia che si tenne a fine 2024 potrebbe aver contribuito a realizzare almeno un piano, pur essendo esso lontano da un progetto di difesa comune, che prevede l’incremento in modo massiccio della spesa per la difesa.

Il 4 marzo 2025, infatti, la presidente della Commissione Europea Ursula Von der Leyen ha presentato le linee guida di “ReArm Europe”: non è casuale il fatto che l’annuncio sia stato condiviso frettolosamente in pochi minuti e come d’emergenza, in seguito a dichiarazioni da parte di Trump che fanno preoccupare l’UE per la sicurezza dell’Ucraina e dell’Europa intera stessa.

ReArm Europe prevede la mobilitazione di quasi 800 miliardi di euro: tra le leve finanziarie ci sono i fondi di Coesione, cioè risorse reali e già stanziate; in alternativa, potrebbe essere prevista una deroga al Patto di Stabilità. Gli investimenti in materia di difesa sono fondamentali, ma altrettanto fondamentale è spendere con lungimiranza, consapevolmente senza sottovalutare l’importanza degli altri investimenti, e soprattutto in modo congiunto.

Ma questa strategia porterà davvero alla pace? L’entusiasmo di questo progetto cela un tentativo da parte dell’UE di mostrare i propri muscoli per non presentarsi come un attore debole sulla scena internazionale, ma forza non equivale sempre e automaticamente a pace.

Il nuovo piano è stato accolto con molto sostegno dalle aziende che producono armi e in generale dall’industria militare considerando che negli ultimi 25 anni la spesa militare dei paesi europei della NATO è salita dal 18 al 32%: questo potrebbe implicare però un incentivo alla guerra invece che alla pace?
Alla radice della strategia c’è il desiderio di alimentare la deterrenza, ma questo aspetto potrebbe avere un lato pericolosamente negativo: l’Europa potrebbe voler cominciare ad investire in armi nucleari in vista di un piano di deterrenza rispetto a Stati Uniti, Cina e Russia.

“Europe is ready to massively boost its defence spending. Both, to respond to the short-term urgency to act and to support Ukraine but also to address the long-term need to take on much more responsibility for our own European security”: così la Presidente della Commissione Europea spiega le ragioni politiche dietro alle manovre economiche e in qualche modo questa prospettiva sembra assecondare anche i recenti solleciti americani rivolti all’Europa affinché aumenti la percentuale di spese per la difesa anche per diminuire la propria dipendenza dalla protezione degli USA stessi.

Nonostante si tratti di un progetto con una linea comune e nonostante nel breve discorso della Von der Leyen la parola “together” compaia spesso, appaiono altrettanti riferimenti a una presunta autonomia decisionale nazionale in materia di investimenti : la prima parte del piano consisterebbe, infatti, nello sbloccare l’impiego di fondi pubblici per la difesa a livello nazionale – tramite l’attivazione della clausola di salvaguardia nazionale del Patto di Stabilità - così che gli stati membri abbiano la libertà di investire singolarmente e maggiormente nella loro difesa se dispongono dello spazio fiscale sufficiente.

L’ambiziosità del piano e l’apparenza che consista in un progetto comune cadono nell’ambiguità: aspetti come questo succitato e la fattibilità e volontà dei paesi ad aumentare la spesa e gli investimenti in materia rendono il ReArm Europe una visione ancora lontana dal concretizzarsi lasciando il tempo di comprenderne e valutarne l’effettiva efficacia.

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Chiara Croci

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