Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella si è recato a Chisinau e a Bucarest in viaggio di Stato, dal 17 al 19 giugno. È stata la prima visita di un Presidente della Repubblica Italiana in Moldavia, che lancia un messaggio di unità in Europa, in un momento in cui il “fianco est” della NATO è sotto scacco. La vicinanza delle istituzioni europee dimostra che “le relazioni fra Moldova e Italia sono intense ed eccellenti, a testimonianza dei solidi legami che uniscono i nostri Paesi. Il nostro interscambio ha oltrepassato i 660 milioni di euro e la presenza di aziende italiane in diversi settori dell'economia moldava è per noi motivo di soddisfazione, in quanto offre un contributo allo sviluppo del Paese”, ha dichiarato il Capo dello Stato, aggiungendo che “la nostra amicizia è alimentata anche dalla presenza di una numerosa, operosa e ben integrata comunità moldava in Italia, che offre quotidianamente uno straordinario apporto allo sviluppo socioeconomico del mio Paese. La comunità moldava in Italia rappresenta un ponte che poggia sulle solide fondamenta offerte dai legami culturali che ci uniscono".
L’incontro con Maia Sandu, Presidente della Repubblica di Moldova, è stato cordiale e segnato dall’agenda europea, che disegna un futuro di cooperazione e sostegno: “non vogliamo vivere in un Paese in cui i bambini vengono messi in carcere per aver criticato il governo. Vogliamo vivere in libertà nello spazio europeo e siamo pronti a ogni sforzo”, ha detto Maia Sandu.
Lo scenario, spesso lontano dai riflettori come accade per la vicina Romania, è in ebollizione. La principale agenzia televisiva della Transnistria, la “Pervy Pridnestrovsky TV channel”, sta denunciando da alcuni mesi una condizione di forte isolamento della regione, usando uno stile di comunicazione che ricorda chiaramente quello della propaganda russa, ma che racconta comunque un clima da “embargo”, a detta dei media di Tiraspol, che chiamano le folle sulle recenti limitazioni alle esportazioni imposte dal governo di Chisinau. Ma non è abbastanza. Dopo l’allargamento del conflitto russo-ucraino del 2022, Kiev ha ristretto i corridoi verso la Russia, che Tiraspol utilizzava per trasportare le sue merci. Da più di due anni, infatti, la falciata all’export di presidi militari e “dual use” ha prodotto un’impennata dei prezzi in Transnistria e la formazione di nuovi disoccupati.
La situazione è precipitata dopo l’entrata in vigore a Tiraspol del nuovo codice doganale moldavo, dal 1° gennaio 2024, che ha imposto parità di trattamento per tutte le imprese del Paese, anche quelle che producono in Transnistria. La reazione del presidente Vadim Mykolajovyč Krasnosel's'kyj, leader del partito “Rinnovamento”, è stata quella di istituire nuovi dazi per gli agricoltori moldavi che lavorano lungo la strada di confine Rîbnița-Tiraspol. La guerra dei dazi è stata affiancata dalla missione OSCE, attuale mediatore internazionale del conflitto d’indipendenza tra i due Stati, che ha riconosciuto che “l’applicazione dei dazi doganali da parte di Chisinau alle società della Transnistria il 1° gennaio, senza previa notifica a Tiraspol, è un esempio recente della necessità di migliorare la comunicazione tra le due parti”.
Sarebbe poco fondato, però, sostenere che la Moldavia cerchi di allontanare Tiraspol dalle attenzioni dell’Unione Europea nell’area, soprattutto in un momento di ragionevole pericolo per la sicurezza. Il governo Sandu dà in pasto all’opinione pubblica il mantra secondo cui i rapporti con il vicino “indipendente” non sono tesi, e che le restrizioni commerciali applicate sono una conseguenza del graduale processo di avvicinamento all’Unione Europea, fondamentale per Chisinau.
Ma i motivi del contendere sono anche incendiati dal fronte polemico aperto sul gas russo, che però spinge di nuovo la Transnistria nelle braccia della Moldavia. La regione indipendentista, non riconosciuta dalla comunità internazionale, è stata fin dalla sua nascita nel 1990 un partner privilegiato per Mosca, che, stando alle ultime dichiarazioni, potrebbe interrompere le forniture gratuite di gas dal 1° gennaio 2025. Se questo accadrà, l’isolamento sarà assoluto: per forza di cose si dovrà scendere a patti ancora una volta con Chisinau.
Anche un’eventuale annessione della regione alla Russia per volontà di Putin, concentrato sul fronte ucraino, rende improbabile questo scenario, anche perché la Transnistria non confina con la Russia. Il Cremlino sembra più intenzionato a giocarsi la carta della Gagauzia, regione della Moldavia amministrata da Evghenia Guțul, a cui Mosca, forte del consenso filorusso interno, ha concesso un sostegno di cento dollari mensili, garantito direttamente, per tutti i pensionati gagauzi. Uno strumento in più per fare pressione sul governo di Maia Sandu, che stando ai prognostici sarà rieletta alle politiche del 20 ottobre.
Fonti:
https://unsplash.com/it/foto/un-grande-edificio-con-molte-finestre-dY-Oaq2wKV8
https://www.balcanicaucaso.org/
https://www.consilium.europa.eu/it/policies/eastern-partnership/moldova/
Share the post
L'Autore
Federico Cortese
Categories
Tag
Moldavia Transnistria Mattarella Tiraspol Chişinău Unione Europea Russia Embargo