L’UE fissa il traguardo del 90% di emissioni entro il 2040: ambizione verde o sfida impossibile?

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  Tiziano Sini
  14 novembre 2025
  3 minuti, 8 secondi

L’Unione Europea ha raggiunto un nuovo accordo storico sul clima: i ministri dell’Ambiente dei Ventisette hanno approvato l’obiettivo vincolante di riduzione delle emissioni di gas serra del 90% entro il 2040, rispetto ai livelli del 1990. Una tappa fondamentale verso la neutralità climatica fissata per il 2050, ma che apre anche una stagione di sfide economiche, tecnologiche e politiche senza precedenti.

L’intesa, siglata il 5 novembre dopo lunghe trattative, modifica la Legge europea sul clima, la cornice normativa del Green Deal. Con questo nuovo target intermedio, Bruxelles vuole dare un segnale di continuità e determinazione alla vigilia della COP30, il vertice mondiale sul clima in programma nel 2025 in Brasile.

“L’Europa mantiene la rotta. Con questo accordo diciamo chiaramente che la transizione verde è irreversibile, ma sarà anche giusta e inclusiva”, ha dichiarato la commissaria europea per l’Azione climatica, Wopke Hoekstra, sottolineando che la riduzione del 90% “è in linea con la scienza e con l’impegno preso a Parigi”.

Il piano prevede inoltre un obiettivo intermedio di riduzione per il 2035, compreso tra il 66,25% e il 72,5%.

Dietro i numeri si nasconde, tuttavia, una complessa partita politica. Non tutti i Paesi membri procedono allo stesso ritmo. Stati come Polonia, Bulgaria e Ungheria, ancora fortemente dipendenti dal carbone, hanno espresso timori per i costi della transizione energetica e chiesto più tempo e fondi di compensazione.

Anche in Italia il dibattito è aperto. Il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin ha definito l’obiettivo europeo “coerente con la direzione intrapresa”, ma ha sottolineato la necessità di “preservare la competitività delle imprese e accompagnare la transizione con investimenti concreti, non solo con vincoli”.

Le organizzazioni ambientaliste, invece, chiedono maggiore coraggio. Secondo Greenpeace, l’accordo rappresenta “un passo nella giusta direzione, ma non basta per mantenere l’aumento delle temperature sotto 1,5°C”.

“Senza un’uscita rapida dai combustibili fossili e un piano più deciso sul metano e sull’agricoltura, il -90% rischia di restare un numero su carta”, ha dichiarato Silvia Pastorelli, portavoce di Greenpeace UE.

Raggiungere il nuovo obiettivo significherà rivoluzionare quasi ogni settore economico europeo. I trasporti dovranno completare la transizione all’elettrico e ai carburanti rinnovabili, l’industria pesante dovrà investire in tecnologie di cattura e stoccaggio della CO₂, mentre l’agricoltura dovrà ridurre le emissioni di metano e protossido di azoto.

Secondo le stime della Commissione, saranno necessari oltre 500 miliardi di euro di investimenti annuali pubblici e privati per garantire una transizione sostenibile. La presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, ha ribadito che “il Green Deal è anche una strategia industriale” e che l’Europa “non deve scegliere tra ambiente e crescita, ma dimostrare che le due cose possono andare insieme”.

L’UE punta inoltre a rafforzare gli strumenti già esistenti, come il sistema di scambio di quote di emissione (ETS), la tassa sul carbonio alle frontiere (CBAM) e il Fondo per una transizione giusta, pensato per sostenere i territori più vulnerabili.

Sul piano geopolitico, l’accordo europeo arriva in un momento in cui Stati Uniti e Cina mostrano ritardi o ambiguità nelle proprie politiche climatiche. Bruxelles vuole ribadire la sua leadership morale e diplomatica, ma sa che la coerenza interna sarà la vera prova.[1]

La strada verso il 2040 è lunga e complessa, ma se l’accordo sarà tradotto in politiche concrete, potrebbe segnare l’inizio di una nuova era per l’Unione: quella in cui l’ambizione climatica diventa anche un motore di innovazione, giustizia sociale e sovranità energetica.


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