Attacco ad una scuola elementare in Iran: scuole e bambini come effetti collaterali della guerra

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  Aurora Mazzola
  18 March 2026
  5 minutes, 19 seconds

Il 28 febbraio 2026, primo giorno degli attacchi israeli-statunitensi contro l’Iran, un raid ha colpito la scuola elementare femminile “Shajareh Tayyebeh” a Minab in provincia di Hormozgan nel sud dell’Iran.

L’attacco missilistico ha colpito la scuola sabato mattina, mentre i bambini erano presenti (in Iran il sabato è il primo giorno della settimana). L’UNICEF ha annunciato che il bilancio delle vittime al 6 marzo ammonta a 168, delle quali cui la maggior parte aveva “età compresa tra i 7 e i 12 anni”.

L’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani (OHCHR) Volker Turk ha immediatamente richiesto un’indagine “tempestiva, imparziale e approfondita” sulla natura e i responsabili del raid. È possibile che l’attacco alla scuola sia dovuto ad un errore: a circa 600 metri si trova una base delle Forze Navali del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC), possibile obiettivo dei raid Israeli-Statunitensi.

Confermando questa ipotesi, l’11 marzo, il New York Times, sulla base dell’esito delle indagini preliminari, scrive che l’attacco alla scuola di Minab del 28 febbraio sarebbe dovuto ad un errore di mira dell’esercito statunitense, a causa di dati di puntamento obsoleti forniti dalla Defence Intelligence Agency che identificavano ancora l’edificio come parte della base militare adiacente. Il Pentagono e il comando centrale statunitense non hanno confermato nulla, essendo l’indagine ancora in corso.

Purtroppo, l’attacco alla scuola elementare femminile a Minab non è un evento isolato: dall’inizio della guerra altri 12 bambini sono stati uccisi a scuola in 5 luoghi diversi in Iran. Secondo i dati riportati dall’UNICEF, almeno 20 scuole e 10 ospedali hanno subito gravi danni in Iran a causa degli attacchi.

Inoltre, in Libano, dalla ripresa dei bombardamenti di Israele contro le basi di Hezbollah il 1° marzo e la successiva operazione via terra iniziata nel Sud del paese, almeno 83 bambini sono stati uccisi e 254 sono rimasti feriti. A causa dei nuovi attacchi aerei e dell’ordine di evacuazione da parte dell’esercito israeliano nel sud del paese, l’UNICEF riporta che 700 000 persone, di cui 200 000 bambini, sono state costrette a lasciare le proprie case e sono attualmente sfollate.

Cosa dice il diritto internazionale umanitario riguardo l'attacco alla scuola di Minab?

Questi attacchi rappresentano due delle “Sei gravi violazioni” contro l’infanzia identificate dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite nel 1999 durante la prima risoluzione sui bambini e i conflitti armati (Risoluzione 1261 del Consiglio di Sicurezza): uccisione e mutilazione di bambini e attacchi contro scuole e ospedali.

L’attacco alla scuola femminile di Minab, come tutti gli attacchi a scuole ed ospedali, rappresenta una violazione del Diritto Internazionale Umanitario (DIU). Scuole e ospedali sono “beni civili protetti” e dunque beneficiano di due dei principi fondamentali del DIU stabiliti nel Protocollo Aggiuntivo I del 1977 alle Convenzioni di Ginevra del 1949: il principio di distinzione e il principio di proporzionalità.

Secondo il principio di distinzione, è necessario distinguere tra combattenti e civili, e tra beni militari e civili. Il principio di proporzionalità invece stabilisce che, anche se un attacco è rivolto ad un obiettivo militare, l’attacco non deve causare vittime civili o danni collaterali eccessivi rispetto al guadagno militare atteso.

Human Rights Watch chiede che le indagini valutino se questo l’attacco alla scuola di Minab sia stato condotto con intenzioni criminali, dunque intenzionalmente o in modo sconsiderato ignorando l’elevato rischio dovuto alla vicinanza dell’obiettivo a una scuola durante una mattinata scolastica. In caso venissero confermate le intenzioni criminali, questo attacco sarebbe classificato come crimine di guerra.

Crescere in zone di conflitto

Secondo il rapporto “Stop the war on children: Security for Whom?” pubblicato da Save the Children a novembre 2025, 1 bambino su 5 al mondo vive in guerra. Nel 2024 sono stati 520 milioni i bambini e adolescenti in zone di conflitto attivo e si è verificato un aumento del 30% delle gravi violazioni contro bambini e adolescenti nei conflitti rispetto al 2023 (Nel 2024 le violazioni sono state 41763). La maggior parte delle violazioni si sono verificate in Territorio Palestinese occupato, Repubblica Democratica del Congo, Nigeria e Somalia.

Crescere durante una guerra non significa solamente rischiare di morire ogni giorno: i 520 milioni di bambini che crescono in zone di guerra non hanno più accesso sicuro al cibo, all’assistenza sanitaria, e all’istruzione. Molti sono costretti a scappare dalla propria casa o rimangono orfani. I bambini che crescono in conflitti armati sono spesso vittime di violenza, abusi sessuali, sfruttamento e reclutamento, come nel caso dei “bambini soldati”. I “bambini soldati” includono tutti i bambini che vengono costretti a combattere o a servire in altri modi (come cuochi, messaggeri…) un qualsiasi gruppo armato. In questa categoria sono incluse anche le bambine che sono arruolate per fini sessuali.

L'impatto a lungo termine della guerra

Crescere in una zona di guerra ha un impatto profondo sulla mente dei bambini, con ripercussioni psicologiche a lungo termine. La professoressa Theresa Betancourt, nel suo libro “Shadow into Light” afferma che: “[il trauma può influenzare] lo sviluppo dell'architettura cerebrale nei bambini piccoli, con conseguenze permanenti sull'apprendimento, sul comportamento e sulla salute fisica e mentale”.

Le conseguenze variano da problemi di salute mentale, come DPTS (disturbo post-traumatico da stress) o lutto, a danni alla salute fisica a lungo termine (malattie autoimmuni o cardiache) causati dallo “stress tossico” da eccessiva circolazione di ormoni che producono adrenalina.

Le sofferenze e i traumi in guerra impattano chiunque: dai bambini agli adulti. Molto spesso, in situazioni di conflitto, i bambini non hanno il supporto e la protezione necessaria per superare un simile trauma poiché gli adulti intorno a loro stanno vivendo le stesse sofferenze.

La guerra disumanizza i bambini: li priva di tutto ciò che li rende tali. Micheal Pluess, professore di psicologia presso l’Università del Surrey e autore di numerose ricerche a lungo termine sui bambini rifugiati siriani, afferma: “Non sono solo vittime di problemi di salute mentale, sono bambini con interessi ed è per questo che hanno bisogno di andare a scuola, hanno bisogno di opportunità di giocare insieme, e questo potrebbe essere importante quanto affrontare i problemi di salute mentale che stanno affrontando".

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L'Autore

Aurora Mazzola

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Iran Medio Oriente diritti dei bambini Diritto internazionale di guerra guerra in medio oriente USA