Bilancio UE 2028–2034: stallo nelle trattative

Tra austerità fiscale e nuove priorità di difesa e competitività

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  Guido Guarino
  29 September 2026
  3 minutes, 50 seconds

L'Unione Europea sta preparando il nuovo bilancio a lungo termine previsto per il periodo 2028-2034, il quale stabilirà come quasi 2.000 miliardi di euro saranno investiti in tutta l'UE nei prossimi sette anni.

La Commissione ha definito la nuova proposta come un bilancio volto a garantire all’Europa una maggiore flessibilità nel rispondere alle sfide in materia di sicurezza, economia e geopolitica. La proposta dell’esecutivo suddivide la spesa prevista di 2.000 miliardi di euro in quattro categorie, il che rappresenta una notevole semplificazione rispetto alle sette categorie bilancio. Ciascuna categoria raggruppa programmi tematicamente correlati secondo regole comuni.

La prima sezione riguarda la coesione economica, sociale e territoriale, l’agricoltura, sviluppo rurale e politica marittima, prosperità e sicurezza. Questa comprende la parte più consistente del bilancio, ossia quasi la metà del totale.

La seconda parte è relativa a competitività, sicurezza, ricerca, infrastruttura e cultura, il cui fulcro è costituito dal nuovo Fondo europeo per la competitività, che riunisce 14 attuali programmi singoli in un unico corpus normativo.

La terza sezione è dedicata all’apparato diplomatico dell’UE, quindi vi rientrano voci come cooperazione allo sviluppo, partenariati internazionali, politica di vicinato, allargamento e aiuti umanitari.

L’ultima parte del bilancio comprende i costi operativi delle istituzioni, degli organi e degli organismi dell'UE, incluse le retribuzioni del personale, gli edifici e i sistemi informatici. La relativa percentuale di bilancio è mantenuta stabile e non cresce rispetto alle altre linee di spesa.

Martedì 22 settembre i ministri deputati agli affari europei si sono incontrati a Bruxelles per discutere sulle molte questioni ancora irrisolte. I negoziati rimangono quindi un banco di prova per verificare se i governi siano in grado di conciliare le esigenze di austerità fiscale con le richieste di un aumento della spesa europea in materia di difesa, competitività e altre priorità emergenti. L’obiettivo sarebbe quello di trovare un accordo entro fine anno, ma al momento le trattative sono bloccate viste le profonde differenze tra due grandi blocchi.

Il primo gruppo, denominato "Friends of Cohesion" (Amici della coesione), mira a salvaguardare i finanziamenti destinati all’agricoltura, alla pesca e allo sviluppo regionale, che la proposta della Commissione prevede di ridurre rispetto al bilancio attuale. A questo gruppo appartengono diciassette Stati membri, tra cui Spagna, Italia, Polonia, Ungheria e Portogallo.

L’altro schieramento è descritto invece come i “frugals" (Paesi frugali). Ne fanno parte Germania, Austria, Paesi Bassi, Finlandia, Svezia e Danimarca, i quali chiedono una riduzione sostanziale del bilancio complessivo e un riorientamento della spesa verso priorità come la competitività e la difesa. I suoi membri - i cui contributi al bilancio superano i fondi che ricevono dall’UE - hanno sollevato forti obiezioni al piano proposto e stanno spingendo nella direzione opposta, insistendo affinché l’UE riduca il proprio fondo comune di centinaia di miliardi di euro.

Durante la riunione, il ministro tedesco degli affari europei ha accusato António Costa, il presidente del Consiglio europeo, di aver perso “il contatto con la realtà”, mentre quest’ultimo cercava di ottenere sostegno per nuove tasse dell’UE destinate a finanziare la spesa di Bruxelles.

Questo scontro politico è indicativo di come le priorità di spesa dell’Europa si siano notevolmente ampliate e differenziate. I governi puntano a una maggiore capacità di difesa, a infrastrutture energetiche e digitali più resilienti, a frontiere esterne più solide e a una politica industriale in grado di competere con gli Stati Uniti e la Cina.

Allo stesso tempo, gli agricoltori, i comuni e le regioni economicamente più svantaggiate dipendono da finanziamenti adeguati. Le università, gli istituti di ricerca, le organizzazioni della società civile e gli studenti hanno bisogno di continuità in programmi come “Horizon Europe” ed “Erasmus+”.

L’incontro di martedì 22 settembre va quindi inteso come un tentativo di individuare i contorni di un possibile compromesso. Un mancato accordo prima della fine dell’anno rappresenterebbe una grave perdita di credibilità. Ma il tempo scorre e affinché un accordo venga approvato, tutti i 27 Stati membri devono votare il testo e anche il Parlamento europeo deve dare il proprio consenso.

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Guido Guarino

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