Convenzione ONU sui crimini contro l’umanità

Human Rights Watch e il Prevention of Crimes Against Humanity Project pubblicano un rapporto a sostegno di un trattato specifico sulle peggiori atrocità del mondo

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  Chiara Giovannoni
  31 October 2025
  4 minutes, 16 seconds

Ad ottant’anni dall’incriminazione dei leader nazisti per crimini contro l’umanità a Norimberga, il mondo attende ancora un trattato che vi si dedichi interamente. Human Rights Watch, insieme al Prevention of Crimes Against Humanity Project della Columbia Law School, ha delineato 25 raccomandazioni per le delegazioni alle Nazioni Unite, in vista dei lavori per la creazione di una Convenzione internazionale capace di prevenire e punire i crimini contro l’umanità. L’obiettivo è quello di preparare il terreno per un trattato che possa portare coerenza e uniformità al modo in cui questi reati vengono affrontati nei diversi ordinamenti giuridici.

I crimini contro l’umanità fanno già parte delle norme imperative (jus cogens) del diritto internazionale, quindi sono da considerarsi norme fondamentali e inderogabili, a cui nessuno Stato può sottrarsi. Regolati dall’articolo 7 dello Statuto di Roma della Corte Penale Internazionale (CPI), questi comprendono i crimini commessi nell’ambito di un esteso e sistematico attacco contro popolazioni civili che possono essere compiuti anche al di fuori di un conflitto armato. A potersi definire crimini contro l'umanità: l’omicidio, lo sterminio, la schiavitù, la deportazione, l’imprigionamento, la tortura, lo stupro, le violenze sessuali, la persecuzione contro un gruppo per ragioni di ordine politico, razziale, nazionale, etnico, culturale, religioso o di identità sessuale, la sparizione forzata di persone, l’apartheid e in generale “tutti gli atti inumani diretti a provocare intenzionalmente grandi sofferenze o gravi danni all’integrità fisica o alla salute fisica o mentale". 

Secondo Akshaya Kumar, direttrice della Crisis Advocacy di Human Rights Watch “i diplomatici riuniti a New York (…) dovrebbero impegnarsi in un processo che metta in discussione consapevolmente l’esclusione e le disuguaglianze che troppo spesso hanno caratterizzato la creazione del diritto internazionale in passato, in modo che questo trattato anticipi meglio i prossimi 80 anni". 

La decisione di intraprendere i lavori sul trattato, previsti nel gennaio 2026, era stata formalizzata nel dicembre 2024 con la Risoluzione 79/122 dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. A ottobre 2025 gli Stati membri si sono riuniti nel Sesto Comitato dell’Assemblea Generale per discutere il percorso verso i negoziati formali. In questo contesto gli Stati si sono dimostrati pronti a sostenere il processo, esprimendo l’intenzione di partecipare alle trattative. 

Secondo il rapporto di Human Rights Watch, alcune definizioni del trattato dovrebbero essere perfezionate al fine di riconoscere i danni affrontati da gruppi vulnerabili come donne, bambini e persone con disabilità. A questo proposito, secondo le raccomandazioni, gli Stati invitati al Comitato preparatorio del gennaio 2026 dovranno prendere in considerazione la possibilità di estendere gli accreditamenti degli status consultivi al Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite (ECOSOC) per attori non statali che ancora non ne dispongono. La loro partecipazione risulterà fondamentale al fine di costruire un quadro reale delle preoccupazioni della maggioranza globale, e soprattutto delle minoranze. 

In tal senso, il rapporto ha anche sostenuto la necessità di integrare procedure di traduzioni simultanee che possano consentire ai vari gruppi di vittime, sopravvissuti, difensori dei diritti delle donne, accademici, persone con disabilità, bambini e comunità indigene, di partecipare attivamente alle discussioni . Le comunità indigene, in particolare, dovrebbero poter partecipare alle negoziazioni senza dover necessariamente essere rappresentate da organizzazioni internazionali. La loro esclusione, nel corso degli anni, li ha resi vittime di una sempre maggiore marginalizzazione, aggravata anche dall'inaccessibilità ai meccanismi di giustizia.

Fin dalla sua fondazione, l’ONU ha promosso diverse convenzioni per far fronte a specifici crimini: la Convenzione contro il genocidio del 1948 che definì norme atte a prevenire e punire atti di distruzione di massa; la Convenzione contro la tortura e altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti del 1984, che impone agli Stati di prevenire e punire tali pratiche; la Convenzione contro la criminalità organizzata transnazionale, ratificata nel 2000, che vuole promuovere la cooperazione per prevenire e combattere il crimine organizzato; la Convenzione contro la corruzione del 2003, che stabilisce norme internazionali per la prevenzione e la criminalizzazione della corruzione, rafforzando la cooperazione internazionale per contrastarla. Più recentemente, nel 2024 è stata ratificata la prima Convenzione contro la Criminalità Informatica volta a ostacolare le nuove forme di criminalità digitale.

La Convenzione sui crimini contro l'umanità rappresenterebbe un passo importante per il diritto internazionale, imponendo agli Stati non solo di criminalizzare tali crimini, ma anche di cooperare tra loro nell’atto di prevenirli. Una volta entrato in vigore, questo nuovo trattato dovrebbe rafforzare il quadro della giustizia globale, contribuendo a garantire che i responsabili possano rispondere delle loro azioni indipendentemente dal luogo in cui le azioni vengono commesse. A ottant’anni da Norimberga, il mondo si trova di fronte all’occasione di poter colmare una lacuna storica del diritto internazionale.

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L'Autore

Chiara Giovannoni

Chiara Giovannoni, classe 2000, è laureata in Scienze Internazionali e Diplomatiche all’Università di Bologna. Attualmente frequenta il corso di laurea magistrale in Strategie Culturali per la Cooperazione e lo sviluppo presso l’Università Roma3.

Interessata alle relazioni internazionali, in particolare alla dimensione dei diritti umani e alla cooperazione.

E’ volontaria presso un’organizzazione no profit che si occupa dei diritti dei minori in varie aree del mondo.

In Mondo Internazionale ricopre la carica di autrice per l’area tematica Diritti Umani.

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Diritti Umani

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