Cosa potrebbe significare la morte del presidente Raisi per la stabilità politica in Iran e oltre?

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  22 May 2024
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A cura del Dott. Pierpaolo Piras, studioso di Geopolitica e componente del Comitato per lo Sviluppo di Mondo Internazionale APS

La morte di un presidente è sempre un momento estremamente importante, ma in Iran, dove sono in corso cinque giorni di lutto dopo la morte di Ebrahim Raisi avvenuta a seguito di un recente incidente in elicottero, l’esatta natura di tali conseguenze è, giusto nell’ambito di un’analisi forgiata “a caldo”, abbastanza complessa da esaminare. Nell’alveo della politica interna iraniana, Raisi era stato ritenuto come un probabile successore del leader supremo dell'Iran, Ali Khamenei, ma anche come un protagonista con influenza limitata.

La sua scomparsa ha portato alcuni esperti a ritenere che non cambierà assolutamente nulla, mentre altri a dire che, con le elezioni presidenziali previste costituzionalmente da effettuarsi entro 50 giorni, questo potrebbe essere davvero un punto di svolta nella politica interna e internazionale. Nel mezzo di tanta incertezza, probabilmente è utile essere chiari almeno su quanto in realtà ancora non sappiamo completamente. A parte la doverosa prudenza, l’incertezza costituzionale iraniana è in ogni caso doverosa subito dopo un avvenimento istituzionale di questa dimensione. Ma ci sono alcune indicazioni concrete - e pertanto utili - nella ormai passata presidenza Raisi, cioè su quali eventi potrebbero accadere dopo.

La struttura del potere

Formalmente in Iran esiste una doppia struttura di potere, tipica di ogni regime teocratico, con un governo eletto dal popolo e un leader supremo. Ad esempio, l'autorità ultima di Alì Khamenei, la Guida Suprema della repubblica teocratica dell’Iran è e rimarrà indiscussa, ma il presidente della nazione – com’era il defunto Raisi - è il “funzionario” eletto più anziano che però esercita una notevole - e talvolta decisiva - influenza sugli atti legislativi più importanti del potere politico. In sintesi, la politica estera è di competenza del Consiglio supremo di sicurezza nazionale, ma lo presiede il presidente.

Tuttavia il leader supremo detiene il potere di veto sulle sue decisioni. Insomma, si tratta di un bel guazzabuglio di competenze e doveri, difficile da districare! Altro che Italia!

Il presidente ha un ruolo importante nel plasmare e dirigere la politica interna ed estera, ma è solo uno dei non pochi attori e protagonisti in questo campo dell’attività nazionale al parlamento di Teheran. Allo stesso tempo, si può osservare che il ruolo formale di Raisi non era la descrizione esatta e completa del suo potere in quanto gran parte dell'influenza e dell'autorità insita nella carica presidenziale dipende alquanto anche dalla personalità della persona che ricopre questa carica.

L'obiettivo principale di Raisi era rappresentato dal fronte politico interno, dove applicava un programma fermamente conservatore, ispirato e designato in maniera conforme alle più strette regole coraniche. Ma in parte a causa di quelle domande sulla sua elezione, non era generalmente visto come una figura granché importante dal punto di vista del suo livello personale.

Cosa potrebbe significare la morte di Raisi per la successione al governo dell’Iran?

Nonostante la sensazione del suo impatto singolarmente e relativamente limitato, Raisi era stato sempre visto dall’ala conservatrice islamista anche come un vero candidato a poter succedere ad Alì Khamenei come leader supremo. Ma l’attuale verità è che nessuno sa veramente quali siano i nomi dei veri contendenti e/o papabili finali in corsa per la successione.

Dialogando del fatto che Raisi fosse stato consultato per questa finalità, è utile sottolineare che noi contemporanei abbiamo pochissimi precedenti per comprendere appieno come funziona intimamente il meccanismo della successione politica in un governo teocratico. Ammettendo che questo davvero ci sia. Ci sono stati solo due leader supremi dal 1979 ad oggi. Khamenei si è candidato alla presidenza per due mandati, avendo successo. Raisi si è candidato la prima volta con il pieno sostegno dell’establishment conservatore e ha comunque fallito, anche sotto il profilo, appunto, personale.

L’importanza dell’ IRGC

La ragione migliore per dare credito all'idea di Raisi come candidato alla successione di Ali Khamenei è che era stato preparato come una figura che poteva essere ben controllata dal numeroso e potente “Corpo delle Guardie rivoluzionarie islamiche”. Ovvero dall’l'IRGC, una base chiave sulla quale è basato tuttora anche il potere di Khamenei. Ma se è vero che Raisi era ben controllabile in quel modo, appare altresì improbabile che fosse anche insostituibile.

Alcuni analisti affermano che la morte di Raisi lascerà la strada libera al figlio di Khamenei, Mojtaba, quando arriverà il momento più opportuno per lui. E’ comunque chiaro ed acquisito nelle stanze del potere politico iraniano che chiunque subentrerà dopo all’incarico presidenziale rappresenterà probabilmente la continuità istituzionale, ideologica e islamista, attiva nel sostegno alle forze mediorientali agenti per procura (Hezbollah, Hamas, Houthi, ecc.) e si adopererà per lo sviluppo di un’arma nucleare.

Un nuovo presidente potrebbe cambiare la politica iraniana?

La scelta per Teheran ora è se consentire che il voto sia semi-democratico e di conseguenza contestato, oppure non rischiare nulla assicurandosi però che nessun candidato abbia alcuna affermata organizzazione alle sue spalle a sostenerlo. In alternativa, potrebbe assumere la propria posizione in contestazione ad un candidato conservatore, radicalizzato, islamico e intransigente, che probabilmente verrà scelto come candidato preferito dal regime teocratico attuale.

La moderazione come soluzione più virtuosa

Secondo un criterio ispirato maggiormente al buon senso, è possibile immaginare un’ulteriore soluzione da applicare. Dal 2021, ogni ramo del governo è nelle mani dei conservatori del partito islamico teocratico. Questo non ha avuto un effetto positivo per la politica di Khamenei. Anzi, è stato solamente la causa principale di sanguinosi conflitti nel Medioriente e di opposizione strenua verso tutto l’Occidente.

In passato, quando l’esecutivo era dominato da non conservatori, il governo iraniano era in grado di essere moderato e tollerante in politica interna e pertanto flessibile riguardo alla politica generale. E persino nella condizione di poter incolpare il presidente se qualche atto di governo andava storto. Ora invece è messo in un angolo, perché i suoi amici e sodali sono al comando ovunque, e di conseguenza abili a manifestare meno flessibilità - se non quella obbligatoriamente più compiacente - per affermare approcci legislativi differenti e più graditi.

Ecco perché con la tragica scomparsa di Raisi si è creata attualmente un’ottima occasione per aprire un nuovo spazio politico tramite il quale poter invertire virtuosamente la rotta senza perdere più di tanto la faccia e poter convincere gli elettori a impegnarsi nuovamente con il sistema del governo nazionale. Ma il problema maggiore è rappresentato dall’esistenza di alcuni rappresentanti politici radicalizzati, piuttosto miopi, che ruotano intorno a Khamenei, i quali cercheranno di sopprimere tutto ciò che sfida i loro dogmi religiosi islamisti. E

Esattamente com’è accaduto finora. Tuttavia, questo risultato produrrà maggiore apatia nella società e minore significato di legittimità per il futuro presidente.

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