Da Tbilisi ai laboratori chimici: quando reprimere la protesta diventa un esperimento sui corpi

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  Blerina Ymeri
  12 December 2025
  1 minute, 6 seconds

Negli ultimi due anni la Georgia è diventata uno dei laboratori più inquietanti d’Europa sul rapporto tra potere politico, società civile e diritto di protestare. Chi ha seguito le cronache italiane, dall’analisi de Il Bo Live al pezzo di Euractiv sulle proteste represse con idranti e gas, ha visto spesso le stesse immagini: giovani con le bandiere georgiane ed europee, notti intere davanti al Parlamento di Tbilisi, una repressione sempre più dura.

Secondo il World Report 2025 di Human Rights Watch, il 2024 è stato l’anno in cui la Georgia ha compiuto “passi significativi all’indietro” sui diritti umani: nuove leggi repressive hanno limitato libertà di espressione, di associazione e di riunione, mentre il governo ha congelato l’apertura dei negoziati di adesione all’Unione europea fino al 2028. Proprio questa decisione, presa a fine novembre 2024, ha fatto esplodere proteste di massa in tutto il Paese.

Come sono nate le proteste

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Blerina Ymeri

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Georgia proteste Europa armichimiche repressione