Dal rifugio alle espulsioni: la nuova realtà per i russi in Kazakistan

  Articoli (Articles)
  Angela Sartori
  26 March 2026
  4 minutes, 55 seconds

L’invasione russa dell’Ucraina ha spinto molti cittadini russi a lasciare il paese per diversi motivi: opposizione politica, fuga dalla leva militare o paura per la propria incolumità. Tra le principali destinazioni c’è stato il Kazakistan, che ha accolto un numero considerevole di persone. Negli ultimi mesi, però, sembra che la situazione stia cambiando: sempre più russi vengono espulsi dal governo di Astana per motivi burocratici che, almeno in apparenza, sembrano un pretesto.

La fuga dalla Russia

La guerra ha visto un grande numero di cittadini russi lasciare il proprio paese. Le ragioni sono state molteplici. Molti si sono rifugiati all’estero per opposizione al governo di Putin e all’invasione. Tra loro figurano giornalisti, attivisti politici e altri esponenti della società civile.

Tuttavia, la scelta non è sempre stata legata a fattori politici. Un numero considerevole se n’è andato per sfuggire alla mobilitazione militare, in particolare nel settembre del 2022. Altri, invece, sono stati spinti principalmente da motivazioni economiche e dalla ricerca di opportunità lavorative più redditizie.

Non ci sono dati precisi riguardo l’emigrazione, ma si stima che i russi scappati all’estero siano circa 800 mila. Essi si definiscono relocanty, dall’inglese to relocate, per distinguersi dalla connotazione negativa del termine migranty, coloro che arrivano in Russia per opportunità economiche e che di solito coprono lavori poco qualificati. 

I russi si sono stabiliti principalmente negli stati con un regime di visto più permissivo, come Armenia, Kazakistan, Serbia, ma alcuni sono andati in Georgia o in Unione Europea.

La svolta del Kazakistan 

Il Kazakistan è un paese dell’Asia Centrale confinante con la Federazione Russa. Astana è politicamente allineata a Mosca: entrambi i paesi fanno parte di alcune organizzazioni per la difesa comune (CSTO - Collective Security Treaty Organization), l’integrazione economica (EAEU - Eurasian Economic Union ) e la cooperazione internazionale (CIS - Commonwealth of Independent States). In Kazakistan, in particolare nelle grandi città, si parla ancora la lingua russa. Secondo le stime, in marzo 2025, i russi residenti in modo permanente erano 87 mila, formando la comunità russa più numerosa all’estero. Inoltre, per i cittadini russi non è richiesto il visto per oltrepassare il confine. Per questo, nonostante i legami politici, il paese si è dimostrato per molti una valida scelta per l’emigrazione. Negli ultimi mesi, però, la situazione sembra essere diventata più pericolosa per i dissidenti russi e per le persone scappate dalla coscrizione.

Dissidenti nel mirino

L’ultimo caso noto è quello di Yuliana Yemelyanova, un'ex volontaria di Alexey Navalny. L’attivista era stata inserita nella lista dei ricercati internazionali stilata dalla Russia. Per questo, Yulia era stata trattenuta in Kazakistan lo scorso agosto durante un viaggio. Qui aveva presentato domanda d’asilo, ancora in fase di esame quando, il 10 febbraio, le è stata comunicata la decisione del governo di Astana di estradarla in Russia. Formalmente, Yulia era stata accusata da Mosca di aver rubato un cellulare ad un tassista nel 2001, sebbene l’accusa sia stata presentata solamente nel 2022. Per questo sembra solo un pretesto per coprire il vero motivo, cioè le sue posizioni contro la guerra. Prima di Yulia, sono accaduti altri casi simili.

A fine gennaio, un cittadino ucraino nato in Crimea, Oleksander Kachkurkin, a cui era stato imposto il passaporto russo durante l’annessione della penisola e che si era poi trasferito in Kazakistan, è stato riportato in Russia. Le accuse? Aver attraversato la strada fuori dalle strisce e aver fumato narghilè in casa. In Russia è stato successivamente incarcerato con l’accusa di tradimento, per presunti trasferimenti bancari illeciti verso l’Ucraina, secondo quanto dichiarato da Mosca. Lo stesso è accaduto all’attivista ceceno Mansur Movlayev: come Yulia Yemeyanova anche lui aveva presentato richiesta di asilo quando gli è stato comunicato che sarebbe stato riportato in Russia.

Disertori a rischio

Tuttavia, il governo kazako non si è fermato solamente agli attivisti, ma sembra stia collaborando con il Cremlino anche per scovare le persone che avrebbero dovuto essere mandate al fronte ucraino.

Sebbene nel 2022 il ministro dell’interno kazako di allora avesse dichiarato che i russi che scappavano dalla guerra sarebbero stati al sicuro in Kazakistan, di fatto non è stato così. Il 1 febbraio 2026 uno di essi è stato riportato in Russia. In precedenza ad un altro disertore gli è stato negato l’asilo, mentre un altro è rimasto bloccato all’aeroporto di Astana dopo che il Kazakistan ha rifiutato il suo ingresso nel paese.

Il gruppo per i diritti umani Slovo Zashite, i cui volontari stanno aiutando molti migranti russi contro la guerra, ha dichiarato che si ha paura di una deportazione di massa dei russi scappati in Kazakistan. Molti di essi infatti ora si trovano in un’area “grigia”: non hanno un vero permesso di soggiorno, che in Kazakistan si può ottenere solamente lavorando. Per questo, in precedenza, lo stato kazako aveva sorvolato su questo dettaglio, lasciandoli vivere nel paese senza problemi.

Inoltre, è importante notare che l’investigazione contro i russi senza permesso di soggiorno valido non è condotta dalla polizia di frontiera kazaka, come ci si dovrebbe aspettare, ma dal Comitato per la Sicurezza Nazionale. Inoltre, i controlli non si concentrano su chi rilascia i permessi di soggiorno, bensì direttamente sui cittadini russi. Anche la rapidità con cui vengono condotte le indagini appare anomala rispetto alle consuete procedure kazake.

In conclusione, il Kazakistan, inizialmente percepito come un rifugio sicuro per i russi in fuga dalla guerra, sta progressivamente mostrando un atteggiamento più restrittivo e ambiguo. Le recenti espulsioni, giustificate da motivi burocratici poco convincenti, sono la conferma di una probabile collaborazione con Mosca. Ciò minaccia la sicurezza dei migranti russi, in particolare per quelli che, costretti a tornare in patria, devono subire le spesso aspre condanne imposte dal regime di Putin.



Mondo Internazionale APS - Riproduzione Riservata ® 2026

Share the post

L'Autore

Angela Sartori

Angela Sartori si è laureata in Interdisciplinary Research and Studies on Eastern Europe (MIREES) presso l'Università di Bologna. Le tematiche che ha affrontato durante il suo corso di studi si sono concentrate principalmente sui fenomeni migratori e sulle problematiche legate alle minoranze etniche, nonché sulle relazioni lasciate dall'eredità sovietica in particolare in Ucraina, nella Federazione Russa e negli stati del Caucaso meridionale.

Categories

Diritti Umani

Tag

Russia kazakistan Conflitto russo-craino Migranti richiedenti asilo espulsioni