Nel nuovo numero di Framing riportiamo le nuove mosse del presidente statunitense riguardo il nucleare e il rapporto con Pechino. Rileviamo inoltre gli ultimi sviluppi della situazione securitaria del Brasile. Spostando la lente sul continente europeo, seguiamo i risultati del rapporto ONU sui crimini di guerra russi in Ucraina. Sul fronte mediorientale, seguiamo gli sviluppi della fragilissima tregua raggiunta a Gaza.
Questo e molto altro nel nuovo numero di Framing The World!
AFRICA SUB SAHARIANA
Sudan, cade l’ultima roccaforte dell’esercito nella parte occidentale del paese. Dopo un devastante assedio durato più di 500 giorni, i paramilitari sudanesi delle Forze di supporto rapido (Rsf) hanno annunciato il 27 ottobre di aver preso il controllo del quartier generale delle forze armate sudanesi ad Al Fashir, capoluogo del Darfur Settentrionale. L’attacco decisivo è stato lanciato la mattina del 26 ottobre con forze di terra e droni. Dopo violenti combattimenti le Rsf sono riuscite a entrare nella base e hanno pubblicato sui social media dei video in cui documentavano la loro conquista e il sequestro di materiale bellico. La città era sotto assedio da diciotto mesi e non riceveva più rifornimenti. Nell’assalto del 26 ottobre e nei giorni successivi si stima che le Rsf abbiano ucciso circa duemila persone, in particolare quelle appartenenti a gruppi etnici considerati alleati dell’esercito.
Africa subsahariana, voto in tre grandi paesi – Camerun, Costa d’Avorio e Tanzania – ma in nessun caso le elezioni sembrano essere state libere e regolari. In Camerun l’annuncio dell’ennesima vittoria del presidente novantaduenne Paul Biya, al potere da 43 anni, ha esasperato una parte della popolazione, che è scesa in piazza a protestare in varie città scontrandosi con la polizia. In Costa d’Avorio il 26 ottobre il presidente Alassane Ouattara, 83 anni, è stato rieletto per un quarto mandato con l’89,77 per cento dei voti, in uno scrutinio da cui erano stati esclusi i suoi due principali avversari: l’ex banchiere Tidjane Thiam e l’ex presidente Laurent Gbagbo. Il 29 ottobre, il giorno delle presidenziali in Tanzania, centinaia di persone sono scese in piazza per denunciare le sparizioni forzate e gli arresti dei politici dell’opposizione, sfidando la repressione della polizia. Le proteste sono proseguite anche il giorno dopo, per criticare il tentativo della presidente Samia Suluhu Hassan di spianare la strada alla sua rielezione: il suo principale avversario, Tundu Lissu, è attualmente sotto processo per tradimento, un’accusa punibile con la pena di morte; il partito di Lissu, Chadema, è stato messo al bando.
Aurelia Puliafito
AMERICA DEL NORD
Stati Uniti d’America, l’atomica di nuovo al centro. Giovedì scorso, durante il suo viaggio in Asia, il presidente Donald Trump ha annunciato inaspettatamente che gli Stati Uniti avrebbero ripreso i test di armi nucleari. Senza dare alcuna spiegazione razionale, Trump ha solo affermato che “in ragione del fatto che molti altri stati lo stanno facendo, credo sia appropriato per gli Stati Uniti riprendere i test”. In realtà, l’unica nazione al mondo che dall’inizio del ventunesimo secolo ha testato i suoi ordigni nucleari è stata la Corea del Nord, con l’ultimo collaudo che risale al 2017. La Russia, in cima alla lista di paesi con più ordigni nucleari, e la Cina, che si trova al terzo posto dopo gli stessi Usa, non conducono un test rispettivamente dal 1992 e dal 1996. Le dichiarazioni del Commander in Chief riportano la diplomazia indietro di trent’anni e rischiano di far sprofondare l’equilibrio globale in un’era che si credeva fosse chiusa.
(Giovanni Ferrazza)
Stati Uniti d’America, Trump incontra la nuova Prima Ministra giapponese. Il viaggio di Trump in Asia continua, e martedì 28 ottobre il Presidente americano ha incontrato la nuova premier giapponese, Sanae Takaichi. Una nuova “età dell’oro” nelle relazioni con gli Stati Uniti: questa la promessa di Takaichi. Le principali volontà di Trump sembrano essere state esaudite: oltre ad un accordo commerciale rispetto all’estrazione e alla lavorazione di terre rare, Takaichi ha promesso di rafforzare la difesa del paese. Secondo quanto dichiarato dalla Casa Bianca, l’accordo dovrebbe aiutare entrambi i paese ad assicurare “resilienza e sicurezza rispetto alle catene di approvvigionamento di minerali critici e terre rare”.
(Lorenzo Graziani)
Lorenzo Graziani e Giovanni Ferrazza
AMERICA LATINA E CARAIBI
USA – Venezuela, Trump valuta attacchi militari contro Caracas. In seguito alla possibilità concreta presa dagli USA di attaccare obiettivi militari all’interno del territorio venezuelano, Nicolás Maduro ha formalmente chiesto al leader russo Vladimir Putin assistenza militare per difendere il Paese da potenziali raid degli Stati Uniti. Con un appello all’unità nazionale e ad “avere nervi d’acciaio”, Maduro ha affermato che in vista di una minaccia esterna è necessario mantenere calma e compostezza. Nel frattempo, la Russia ha dichiarato che “sta monitorando attentamente” gli sviluppi in Venezuela e non ha ancora confermato una decisione concreta, suggerendo una posizione poco pragmatica. Un eventuale intervento diretto da parte di Washington in suolo sudamericano sarebbe destabilizzante per la regione, dato che, nonostante il tradizionale pacifismo latinoamericano, la violazione della sovranità nazionale di uno stato potrebbe esporre le notevoli fragilità socio economiche di tutti i paesi limitrofi.
Brasile, 132 morti nell’operativo anti-narcotraffico. Questa settimana a Complexo da Penha e Complexo do Alemão, due grandi favelas a nord di Rio de Janeiro, è stata condotta la cosiddetta “Operazione Contenção”, una vasta operazione delle forze di polizia che ha mobilitato circa 2.500 agenti. Nel corso dell’intervento sono stati uccisi almeno 132 persone, tra cui quattro poliziotti, segnando la più letale operazione di polizia nella storia dello Stato di Rio de Janeiro. L’azione era indirizzata contro l’organizzazione criminale Comando Vermelho, accusata di controllare vaste aree nelle favelas. Dopo l’operazione si sono innescate manifestazioni cittadine in cui i residenti hanno denunciato esecuzioni sommarie e chiesto le dimissioni del governatore dello Stato di Rio. Le autorità hanno ribattuto sostenendo che l’intervento fosse necessario per ripristinare il controllo in zone dominate dal traffico, ma la portata delle perdite ha riacceso il dibattito sulla militarizzazione e violenza delle forze dell’ordine nel paese sudamericano.
Lucas Torres
ASIA ED ESTREMO ORIENTE
Tregua commerciale tra Cina e USA. Il 30 ottobre Xi Jinping e Donald Trump hanno avuto il loro primo faccia a faccia dal 2019 nella città di Busan, in Corea del Sud. Da un lato, Pechino ha annunciato la ripresa degli acquisti di soia americana e la sospensione per un anno delle restrizioni all’esportazione di terre rare; dall’altro, Washington ha dichiarato che abbasserà i dazi doganali alle merci cinesi del 10%. Definito dal presidente americano “un successo”, sembra che l’incontro abbia piuttosto messo in pausa la guerra commerciale tra le due potenze, ma non abbia ancora posto le fondamenta per una pace duratura. La questione di Taiwan è stata tralasciata, ad esempio, e sono rimaste irrisolte molte altre questioni, come la rivalità nei settori strategici e gli squilibri domestici. Quello che tuttavia si può leggere è un passo indietro da parte di Trump, forzato dalla capacità di Pechino di far leva sul suo quasi monopolio sulle terre rare e sul suo potere d’acquisto sulla soia statunitense.
(Antonella Franzelli)
Corea del Sud, il presidente Lee incontra Xi Jinping. Dopo il forum APEC di Gyeongju, Lee ha accolto Xi per un vertice di Stato e una cena ufficiale, segnando la prima visita del leader cinese in Corea del Sud in undici anni. Durante l’incontro Lee avrebbe rilanciato un approccio graduale alla denuclearizzazione del Nord, puntando sul dialogo e sul congelamento immediato del programma nucleare. Ma Pyongyang, sabato, ha liquidato la proposta come una “irrealizzabile”, ribadendo la propria linea di chiusura. Il consigliere per la sicurezza nazionale, Wi Sunglac, ha dichiarato che la Cina si è detta pronta a cooperare per la pace e la stabilità nella penisola coreana, pur senza chiarire quale ruolo intenda assumere concretamente. Secondo l’agenzia Xinhua, Xi avrebbe invitato ad “aprire un nuovo capitolo” nei rapporti bilaterali, fondato sul reciproco rispetto dei sistemi sociali, sulla tutela degli interessi fondamentali di ciascuno e sulla gestione delle divergenze attraverso il dialogo costruttivo.
(Francesco Oppia)
Maldive, introdotto il divieto generazionale sul consumo del tabacco. La disposizione è entrata in vigore il 1° novembre, promossa dal ministero della Salute, ed il cui scopo è “proteggere la salute pubblica e promuovere una generazione libera dal fumo”. Difatti, il divieto è mirato ai nati dopo il 1° gennaio 2007, ai quali non sarà permesso acquistare, fumare o ricevere in vendita prodotti del tabacco, disposizione che si applica anche ai turisti. Chi non rispetterà la legge sarà costretto a pagare circa 3.200 dollari, nel caso di vendita di sigarette o tabacco ai minori, o anche 320 dollari nel caso di vendita, importazione, possesso o utilizzo di sigarette elettroniche e/o svapo. Altri paesi come Nuova Zelanda o Regno Unito avevano portato avanti delle iniziative simili, ma senza successo, consegnando il primato globale alle Maldive nel campo della costruzione di un futuro smoke-free.
(Valeria Picciolo)
Canale di Bashi: situato tra Taiwan e le Filippine, è ora il centro di gravità della strategia americana volta a contenere l'espansione marittima cinese. Gli Stati Uniti hanno schierato truppe e missili anti-nave nel nord dell'arcipelago filippino, trasformando la provincia di Batanes in una piattaforma militare di importanza strategica. Composta da dieci isole vulcaniche, domina la soglia tra il Mar Cinese Meridionale e l'Oceano Pacifico: un passaggio obbligatorio per qualsiasi flotta diretta verso il Pacifico occidentale. Da qui, i sistemi missilistici statunitensi possono monitorare e potenzialmente bloccare le rotte navali cinesi in caso di conflitto su Taiwan. Le esercitazioni congiunte tra Stati Uniti e Filippine, diventate sempre più frequenti dal 2023, hanno consolidato l'isola principale, Basco, come centro logistico e di sorveglianza. Il Pentagono considera Batanes una parte essenziale della “Prima Catena Insulare”, la cintura difensiva che frena la proiezione marittima di Pechino. Secondo gli analisti militari, chi controllerà il Canale di Bashi deterrà la chiave dei futuri equilibri marittimi asiatici. Gli Stati Uniti puntano a rendere impraticabile la rotta per le flotte cinesi, mentre Pechino rivendica Taiwan come affare interno, ammonendo Manila contro “provocazioni” e interferenze esterne.
(Ratì Mugnaini Provvedi)
Ratì Mugnaini Provvedi, Francesco Oppia, Valeria Picciolo, Antonella Franzelli
ECONOMIA E FINANZA INTERNAZIONALE
USA-Cina, tregua commerciale. Donald Trump e Xi Jinping hanno raggiunto un’intesa che segna una tregua nella lunga guerra commerciale tra USA e Cina, pur non risolvendo tutte le questioni aperte tra i due paesi. L’accordo prevede un allentamento dei controlli alle esportazioni e la riduzione di alcuni dazi, aprendo la strada a rapporti più stabili tra le due potenze dopo mesi di tensioni. Durante il primo incontro dal ritorno di Trump alla Casa Bianca, Pechino ha accettato di sospendere le restrizioni sulle terre rare, mentre Washington dimezzerà i dazi imposti per la questione fentanyl. In cambio, la Cina riprenderà gli acquisti di soia e altri prodotti agricoli americani. Entrambi i governi prorogheranno per un anno la sospensione delle tariffe e collaboreranno sul caso TikTok. Trump ha definito l’incontro “un 12 su una scala da zero a dieci” e ha annunciato una visita in Cina ad aprile. Xi, dal canto suo, ha sottolineato l’importanza del dialogo e della cooperazione in settori come commercio, energia e intelligenza artificiale.
Fed, la fine del quantitative tightening. La Federal Reserve interromperà a dicembre la riduzione del proprio bilancio e taglierà i tassi di un quarto di punto, portandoli al 3,75-4%, per allentare le condizioni di credito e sostenere un mercato del lavoro in rallentamento. La mossa pone fine al programma di “quantitative tightening” iniziato tre anni fa, ritenuto da alcuni tra le cause delle recenti tensioni nei mercati a breve termine. Dal 1° dicembre, la Fed reinvestirà tutti i proventi dei Treasury in nuovi titoli di Stato, mantenendo però la riduzione di $35 miliardi al mese in titoli ipotecari, i cui proventi saranno destinati a bond governativi. La decisione, frutto di un comitato diviso, arriva dopo le pressioni di Trump per tagli più profondi. Pur inferiore alle richieste più “dovish”, la scelta segna una svolta nella politica monetaria americana, volta a evitare un eccessivo irrigidimento e a sostenere l’occupazione senza compromettere la stabilità dei prezzi.
Europa, dati in miglioramento. L’attività economica dell’area euro è salita in ottobre ai massimi da maggio 2024, grazie al netto miglioramento della Germania che ha compensato la debolezza della Francia. L’indice composito dei responsabili degli acquisti (PMI) di S&P Global è aumentato a 52,2 punti dai 51,2 di settembre, superando le previsioni e restando sopra la soglia dei 50 che indica crescita. Il progresso è stato trainato dai servizi tedeschi, al miglior mese da oltre un anno, mentre in Francia la flessione è proseguita per il quattordicesimo mese, aggravata dalla crisi politica. Questa divergenza limita la forza della ripresa, ma l’Europa, pur crescendo moderatamente, sta reggendo all’impatto dei dazi di Trump grazie alla spesa per la difesa e ai piani infrastrutturali tedeschi. Sulla base di questi dati, e con l’inflazione vicina al target del 2%, la scorsa settimana la BCE ha deciso di mantenere stabili i tassi dopo otto tagli in un anno.
VW, trimestre in rosso. Volkswagen ha registrato la sua prima perdita trimestrale dall’inizio della pandemia e ha avvertito che i nuovi dazi commerciali potrebbero pesare fino a €5 miliardi l’anno, dopo la revisione dei piani elettrici di Porsche. L’impatto delle tariffe imposte dagli Stati Uniti renderebbe il gruppo uno dei più penalizzati dalla guerra commerciale di Trump, mentre GM e Ford stimano effetti minori. Nel terzo trimestre, Volkswagen ha riportato una perdita operativa di €1,3 miliardi, contro un utile di €2,8 miliardi un anno prima — risultato comunque migliore delle previsioni di €1,7 miliardi di rosso. La casa tedesca aveva già registrato svalutazioni per €4,7 miliardi legate alla cancellazione di un modello elettrico Porsche. Il CFO Arno Antlitz ha avvertito che i dazi continueranno a pesare e ha invocato una profonda ristrutturazione per migliorare l’efficienza. Il gruppo conferma le previsioni 2025, con un margine operativo tra il 2 e il 3% e flusso di cassa quasi nullo, contro il 5,9% del 2024.
USA-Australia, patto per le risorse. Il presidente Donald Trump e il primo ministro australiano Anthony Albanese hanno firmato a Washington un accordo storico per rafforzare l’accesso degli Stati Uniti alle terre rare e ai minerali critici, riducendo la dipendenza dalla Cina. L’intesa prevede investimenti congiunti in miniere e impianti australiani per aumentare la produzione di materiali strategici usati in veicoli elettrici, semiconduttori e tecnologie militari. Albanese ha parlato di una “pipeline da $8,5 miliardi” pronta a partire, mentre Trump ha promesso un boom di risorse entro un anno. Il patto introduce anche misure contro pratiche commerciali sleali e prevede investimenti per oltre $2 miliardi nei prossimi sei mesi, inclusa una raffineria di gallio da 100 tonnellate cofinanziata dal Pentagono. Per gli analisti, è la più ampia cooperazione mineraria tra due Paesi occidentali e un chiaro segnale della strategia americana per mettere in sicurezza le forniture critiche.
Leonardo Aldeghi
EUROPA OCCIDENTALE ED UNIONE EUROPEA
Europa, dati in miglioramento. L’attività economica dell’area euro è salita in ottobre ai massimi da maggio 2024, grazie al netto miglioramento della Germania che ha compensato la debolezza della Francia. L’indice composito dei responsabili degli acquisti (PMI) di S&P Global è aumentato a 52,2 punti dai 51,2 di settembre, superando le previsioni e restando sopra la soglia dei 50 che indica crescita. Il progresso è stato trainato dai servizi tedeschi, al miglior mese da oltre un anno, mentre in Francia la flessione è proseguita per il quattordicesimo mese, aggravata dalla crisi politica. Questa divergenza limita la forza della ripresa, ma l’Europa, pur crescendo moderatamente, sta reggendo all’impatto dei dazi di Trump grazie alla spesa per la difesa e ai piani infrastrutturali tedeschi. Sulla base di questi dati, e con l’inflazione vicina al target del 2%, la scorsa settimana la BCE ha deciso di mantenere stabili i tassi dopo otto tagli in un anno.
Leonardo Aldeghi
EUROPA CENTRO-ORIENTALE E RUSSIA
Russia, effettuato test con un nuovo missile nucleare. Le forze di difesa russe hanno riferito di aver effettuato con successo nei giorni scorsi il test di un nuovo missile a propulsione nucleare, il Burevestnik. Il missile avrebbe raggiunto una distanza di 14.000 chilometri, ma sembra che possa arrivare anche ad una distanza di 20.000 chilometri. In altre parole, il missile sembra avere una portata globale la possibilità di rimanere in volo per un tempo indefinito. L'agenzia di stampa russa TASS riferisce che lo sviluppo del missile è iniziato dopo il ritiro degli Stati Uniti dal Trattato SALT I del 1972, nel dicembre 2001, e che mirava a limitare le armi nucleari strategiche. La notizia arriva insieme all’annuncio dell’annullamento del vertice previsto tra gli USA e la Russia a Budapest sull’Ucraina, cancellato per iniziativa di Trump.
(Silvia Pasetto)
Crimini di guerra in Ucraina. Il rapporto della Commissione d’inchiesta delle Nazioni Unite sull’Ucraina afferma che le azioni dell’esercito russo costituiscono due crimini contro l’umanità: in primo luogo, “omicidio e trasferimento forzato di popolazione” e, in secondo luogo, “deportazioni e trasferimenti di civili”. Il rapporto documenta che le autorità russe hanno coordinato azioni per deportare o trasferire gruppi di civili dalle aree sotto occupazione russa verso zone controllate dal governo ucraino o nella vicina Georgia. Vengono inoltre descritte detenzioni, torture e confische di documenti e beni – atti che hanno “inflitto grave dolore e sofferenza mentale e costituiscono un trattamento disumano, un crimine di guerra e una violazione dei diritti umani”, afferma il rapporto. Le conclusioni si basano su circa 500 video di crimini esaminati e disponibili al pubblico – 247 dei quali hanno avuto la loro localizzazione tecnicamente verificata – e 226 interviste con cittadini ucraini.
(Giuliana Cătălina Băruş)
Silvia Pasetto e Giuliana Cătălina Băruş
MEDIO ORIENTE E NORD AFRICA (MENA)
Israele nega l'accesso alla Croce Rossa nelle carceri. Il Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR) è stato bloccato da Israele nella possibilità di visitare i prigionieri palestinesi detenuti in base alla legge che li classifica come "combattenti illegali". La decisione è stata annunciata dal ministro della Difesa israeliano, Israel Katz, il quale ha giustificato la mossa affermando che tali visite "danneggerebbero gravemente la sicurezza dello Stato" e sottolineando che "La sicurezza dello Stato e dei nostri cittadini viene prima di tutto".
(Chiara Bertolotto)
Siria, il tortuoso cammino verso una nuova normalità: il nuovo presidente, convertito da miliziano jihadista a machievelli politico, prosegue deciso nel consolidamento del potere e verso la costruzione di una nuova Siria. Al Jolani ha incontrato addirittura il padrino del proprio rivale politico, il presidente russo, nel tentativo di migliorare i rapporti con il principale alleato dell’ex presidente Assad. Nel mentre, tenta anche di evitare nuove insorgenze dell’ISIS e cerca di vincere le simpatie e lo scetticismo dei leader occidentali puntando alla lotta alla corruzione. In questo contesto, è stato chiuso un ufficio del fratello maggiore del presidente, Jamal Al Shaara, che secondo alcune fonti è sospettato di aver utilizzato le proprie reti di conoscenze familiari per un proprio tornaconto economico.
(Michele Magistretti)
Chiara Bertolotto e Michele Magistretti
TERRORISMO E SICUREZZA INTERNAZIONALE
Lituania, chiuso il confine con la Bielorussia fino al prossimo 30 novembre. Come annunciato dalla Prima ministra Inga Ruginienė, il governo lituano ha deciso di chiudere il confine con Minsk fino almeno al 30 novembre, con la riserva di un ulteriore prolungamento. Alla base della decisione del paese baltico vi sono i numerosi sconfinamenti di palloni aerostatici provenienti dalla Bielorussia e utilizzati per il contrabbando di sigarette. Tuttavia, secondo Vilnius, l’aumento degli avvistamenti dei palloni sarebbe da ricondurre ad un contesto più ampio: una strategia russa per fomentare destabilizzazione nel paese. Il governo lituano ha anche annunciato che procederà all’abbattimento degli stessi, nonostante i rischi legati a un’operazione di questo tipo.
(Davide Shahhosseini)
L’Ucraina accusa la Russia di “terrorismo nucleare”. Il Ministero degli Esteri ucraino ha affermato che le forze di Putin stanno effettuando "attacchi mirati" contro le sottostazioni essenziali per la fornitura di energia alle centrali nucleari del Paese, accusando Mosca di “terrorismo nucleare”. L’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA) ha condannato gli attacchi, confermando che "hanno causato danni alle sottostazioni fondamentali per la sicurezza nucleare in Ucraina”. Anche il G7 si è espresso, rilasciando una dichiarazione congiunta in cui condanna gli attacchi russi al sistema energetico e sottolineando le gravi conseguenze per il popolo ucraino. Infatti, con l’avvicinarsi dell’inverno, questi attacchi minacciano di scatenare una crisi invernale, con i civili che ne pagano sempre più il prezzo.
(Beatrice Baroni)
Venezuela: Maduro chiede sostegno militare agli alleati. Cresce la tensione nel Mar dei Caraibi, dove la nave da guerra statunitense USS Gravely, equipaggiata con missili, è arrivata a Trinidad e Tobago, a meno di 12 chilometri dal Venezuela, per partecipare a esercitazioni militari con unità dei marines. Il presidente venezuelano Nicolás Maduro ha accusato Washington di cercare “una nuova guerra”, invitando il Paese a mantenere “nervi saldi e massima unità”. In vista di possibili azioni di terra statunitensi, Caracas ha richiesto assistenza militare ai suoi principali alleati – Russia, Cina e Iran – per rafforzare la propria difesa e scoraggiare eventuali provocazioni.
(Federica Placidi)
Federica Placidi, Davide Shahhosseini e Beatrice Baroni
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