A cura del Dott. Pierpaolo Piras, studioso di Geopolitica e componente del Comitato per lo Sviluppo di Mondo Internazionale APS
Nonostante la retorica accesa e le priorità spesso mutevoli, l'alleanza transatlantica tra Stati Uniti ed Europa rimane il fondamento della stabilità globale. I legami economici e militari tra Stati Uniti ed Europa sono storicamente e geograficamente senza pari. Preservare e rafforzare questi legami rimane un interesse nazionale fondamentale per entrambe le parti.
Tuttavia, la recente retorica alla recente Conferenza sulla sicurezza di Monaco e gli eventi successivi hanno esposto i legami emotivi logori che hanno sostenuto l'alleanza negli ultimi decenni. I colpi più crudeli sono caduti sugli alleati più fedeli dell'America, i Paesi baltici e la Polonia, che sono stati i primi ad ascoltare l'appello del presidente Donald Trump per un aumento della spesa per la difesa della NATO .
A parte la solita quanto inutile retorica, l'alleanza transatlantica è sostenuta concretamente da una sbalorditiva integrazione economica con l'Unione europea, secondo i dati del Dipartimento del commercio degli USA (in inglese United States Department of Commerce, in acronimo DOC) ammonta ad oltre otto trilioni di dollari di scambi commerciali, e dalla NATO, ovvero l'alleanza militare più duratura e di maggior successo della storia umana. Tuttavia, è anche vero che i legami emotivi, una volta recisi, sono poi difficili da ricostruire per intero. Una comprensione condivisa dello scopo e del valore dell'alleanza deve essere pertanto potenziata e riaffermata.
Anche per gli Stati Uniti, una forte alleanza transatlantica non è solo auspicabile, ma oltremodo necessaria: essa funge sia da zavorra che da trampolino di lancio per l'impegno americano anche per l'enorme area strategica dell’Indo-Pacifico. In questa regione, Washington avrà difficoltà a replicare la profondità economica e militare di cui gode nel Nord Atlantico. Lo scetticismo europeo sull'affidabilità americana indebolisce non solo la NATO, ma anche la posizione geopolitica più ampia dell'America stessa.
Nel prossimo futuro, gli interessi dell'Europa saranno molto meglio tutelati da un alleato americano per quanto occasionalmente inaffidabile che da avversari affidabili come Cina e Russia, la cui spinta ideologica massimalista e struttura istituzionale non democratica minaccia direttamente lo stile di vita della società occidentale ed europea in particolare. L'aggressione egemonica della Russia per sottomettere con le armi un'Ucraina sovrana rappresenta una minaccia diretta alla sicurezza europea. Di conseguenza sono giustificate le aspettative europee nei confronti del suo alleato americano affinché presti maggiore attenzione alle sue preoccupazioni rispetto a quelle della Russia. Per gli Stati Uniti e l'Europa, aumentare la sicurezza transatlantica dovrà essere la preoccupazione primaria rispetto a qualsiasi altra, inclusa quella dell'Ucraina o della Russia, nel porre fine alla guerra russo-ucraina.
La storia
Oltre cento anni di storia e di intima alleanza insegnano che gli Stati Uniti e l'Europa sono più forti e potenti insieme che non da soli nel trattare con la Russia. Le mosse esplicite e talvolta incendiarie del Presidente Trump hanno però spinto le nazioni europee a intraprendere subitanee e maggiori azioni con impegni a tutela della propria sicurezza, con il Regno Unito e la Francia che guidano in gran parte lo sforzo per coinvolgere l'Ucraina verso una pace giusta e praticabile.
Inutile dire che gli ucraini, soprattutto, e gli europei, in generale, desiderano la pace nel loro continente, così come pure gli americani. Mentre gli Stati Uniti e la Russia potrebbero avere una maggiore influenza nel porre fine alla guerra in Ucraina, l'Europa ha comunque la voce più forte nel garantire la pace. Nessun ordine stabile del dopoguerra potrà essere costruito in Ucraina senza il decisivo contributo dell'Unione Europea, nonostante il ruolo determinante di leadership americana nel mediare con efficacia la fine delle ostilità.
Di conseguenza, in questo frangente spetta agli Stati Uniti agire secondo il loro desiderio di una pace rapida e sostenibile integrando le preoccupazioni, l'impegno e la partecipazione di tutte le parti coinvolte, tra cui Europa, Ucraina e Russia. L'indebolimento dell'alleanza transatlantica per un cessate il fuoco accelerato da parte di una qualsiasi delle parti è in ogni caso considerato dagli analisti come una illogica e miope soluzione. I legami emotivi tra America ed Europa si sono erosi dalla caduta del Muro di Berlino nel 1989: senza un chiaro avversario contro cui unirsi, entrambe le parti hanno intrapreso sforzi ben intenzionati, anche se spesso mal indirizzati, per rimodellare il mondo secondo un nuovo ordine basato su regole.
Valutati col senno di poi, questi interventi hanno fomentato alcuni fenomeni di malcontento sia in patria che all'estero. L'incapacità di riconoscere e rispondere collettivamente alle nuove minacce strategiche ha ulteriormente ampliato il divario tra i due. Ora è giunto il momento per entrambe le parti di impegnarsi in un dialogo franco, maturo e realista sui loro interessi nazionali, in particolare per quanto riguarda la sicurezza economica e militare, individuale e collettiva.
L'Europa potrebbe benissimo mettere in discussione il ragionamento della Casa Bianca nel dare priorità all'impegno con la Russia rispetto al mantenimento di forti legami con i suoi alleati europei.
Restano ancora in sospeso numerosi interrogativi che attendono ancora un chiarimento dettagliato.
Perché Washington dovrebbe rinunciare a legami economici più profondi con la seconda economia più grande del mondo, l'Europa, per accontentare l’inaffidabile Russia con un'economia che si classifica all'undicesimo posto a livello mondiale (con un PIL inferiore a quello dell’Italia!) e le cui esportazioni primarie competono direttamente con le aspirazioni americane come principale potenza energetica mondiale? Quale vantaggio militare ottiene Washington mettendo da parte la NATO, una formidabile alleanza che ha sostenuto in misura determinante l'America anche in epoca recente come in Afghanistan, per perseguire grandi ma incerti accordi con Mosca, che tra l’altro si pone un dichiarato avversario militare?
Data la crescente co-dipendenza strutturale e complementarità tra le economie e gli eserciti cinese e russo, nessuno dei quali esiste nei rispettivi impegni con gli Stati Uniti, come possono allora gli Stati Uniti forzare la loro partnership senza riconoscere alcun limite?
Perché gli USA dovrebbero offrire soccorso retorico ai movimenti politici europei categoricamente contrari alla NATO e ai maggiori bilanci della difesa europea, mentre per giunta favoriscono Russia e Cina? Washington potrebbe ribattere che è stato dato per scontato per troppo tempo. Per decenni, l'Europa ha perseguito legami economici e diplomatici con Cina e Russia, spesso nonostante le obiezioni degli Stati Uniti.
Lo stesso Trump, nel suo primo mandato, ha suggerito che la Germania stava diventando "totalmente dipendente" dall'energia russa, suscitando una derisione tedesca non soffocata. Se i leader europei oggi sono a disagio all'idea di essere presi tra Pechino e Washington, gli Stati Uniti non dovrebbero essere altrettanto cauti nell'essere trascinati in una contesa europea con Mosca? Un'Europa che cerca di posizionarsi tra gli interessi americani e quelli russi o cinesi introduce di fatto tanti rischi per l'Alleanza quanto il contrario. Stare seduti sulla staccionata geopolitica per troppo tempo rappresenta un comportamento pericoloso, soprattutto se la dinamica degli eventi è ancora attiva come ora. Gli Stati Uniti hanno sovvenzionato a lungo la sicurezza europea, consentendo all'Europa di far crescere le sue aziende ed industrie, regolamentare le imprese americane, espandere il suo stato sociale e indicare l'assenza di tali programmi negli Stati Uniti come una critica. Allo stesso tempo, le persistenti e ripetute richieste di Washington affinché l'Europa si assumesse una giusta quota dell'onere della sicurezza collettiva sono rimaste in gran parte inascoltate, fatta eccezione per alcune nazioni.
Nel prossimo futuro, l'Europa non ha alternative a un backstop di sicurezza americano.
Inoltre, un'Europa completamente rimilitarizzata, in particolare una con grandi eserciti francesi e tedeschi permanenti, solleva scomodi spettri storici e potrebbe minare gli straordinari successi civili e relazionali raggiunti dall'Unione Europea. Allo stesso tempo, l'Europa deve valutare con sobrietà la sua elevate capacità di potenzialità umane, trasformazione economica, politica e sociale: le richieste di settimane lavorative di quattro giorni, pensionamenti anticipati e una tassa sul carbonio alle frontiere possono apparire fuori luogo nell'attuale contesto geopolitico. Sia come alleato che come rivale, l'Europa può e deve essere un protagonista formidabile nel contesto e nella gestione degli affari globali.
Un dialogo transatlantico aperto e basato sugli interessi è essenziale per elaborare una strategia atlantica rinnovata ed equa. Gli Stati Uniti e l'Europa rimangono le due maggiori economie del mondo, legate da ideologie condivise, tradizioni legali e profonda integrazione economica. Entrambe traggono molto più vantaggio dall'approfondimento di questi legami che dal ripiegamento su se stesse o dal perseguimento di partnership alternative.
La NATO è l'alleanza militare di maggior successo nella storia umana. Rafforzarla accresce la sicurezza americana ed europea molto più di quanto potrebbe mai indebolirla. Il suo articolo 5, la clausola di difesa collettiva dell'alleanza, è stato di fatto invocato formalmente solo una volta: in difesa degli Stati Uniti dopo l'11 settembre. Dall'Artico all'Antartico, gli Stati Uniti e l'Europa affrontano sfide comuni che pertanto richiedono risposte coordinate. Una strategia atlantica lucida e risoluta rafforzerà entrambe le parti mentre affrontano gli impegni nell'Indo-Pacifico, in Africa e nelle Americhe.
A parte la retorica fuori luogo e i vari ego feriti, non esiste un'alternativa praticabile a una forte alleanza transatlantica.
Qualsiasi deviazione importante da questa realtà sarebbe grossolanamente irresponsabile, negligente e dannosa per gli interessi nazionali americani ed europei. L'eccezionalismo americano è stato guadagnato attraverso momenti decisivi della storia: liberando e ricostruendo l'Europa e l'Asia-Pacifico, seppellendo il colonialismo per sempre, istituendo le Nazioni Unite e le istituzioni coniate negli Accordi di Bretton Woods (1944), difendendo la democrazia, sconfiggendo il comunismo sovietico, combattendo crisi globali dalla carestia all'HIV al COVID-19, e attraverso tutto ciò ergendosi alto come un faro di libertà. Placare l'aggressione di Vladimir Putin o dei talebani non rende l'America più sicura o indispensabile: ne vulnera soltanto la credibilità e l'eccezionalismo. Il valore del marchio americano si estende ben oltre il suo potere economico e militare: la sua eccezionale eredità deve essere preservata.
Pochi comprendono il valore di un marchio meglio del presidente Trump.
Non a caso, insieme a leader europei come Ursula von der Leyen, Giorgia Meloni, Keir Starmer, Emmanuel Macron e il probabile cancelliere tedesco in arrivo Friedrich Merz, Trump è ben posizionato, al di là delle accese schermaglie retoriche, per rivitalizzare il partenariato economico e di sicurezza transatlantico adeguandolo alle future necessità comuni per il ventunesimo secolo.
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Redazione
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