Il Sahel sotto tensione: il Burkina Faso tra presunti complotti e deriva autoritaria

Tra presunti golpe, stretta autoritaria e instabilità regionale, il Burkina Faso diventa un nodo critico del Sahel

  Articoli (Articles)
  Angelo Salzano
  11 February 2026
  4 minutes, 44 seconds

Il nuovo presunto tentativo di colpo di Stato denunciato a Ouagadougou va oltre la semplice cronaca di sicurezza interna e rivela la profondità della crisi politica e strategica che attraversa il Burkina Faso. Secondo le autorità, un complotto per assassinare il capo della giunta militare, il capitano Ibrahim Traoré, sarebbe stato organizzato e finanziato dall’estero, con particolare riferimento alla Costa d’Avorio. Un’accusa grave e politicamente esplosiva, che si inserisce in una fase di forte tensione regionale e di trasformazione degli equilibri geopolitici nel Sahel, sempre più al centro di instabilità e competizione internazionale. A rendere pubblica la vicenda è stato il ministro della Sicurezza Mahamadou Sana, che in un intervento televisivo ha descritto un piano definito “sofisticato”, attribuito all’ex leader militare Paul-Henri Sandaogo Damiba, rovesciato nel colpo di Stato del settembre 2022. Secondo la versione ufficiale, l’operazione avrebbe previsto l’eliminazione fisica di Traoré, seguita da attacchi coordinati contro altre figure chiave civili e militari, con l’obiettivo di destabilizzare le istituzioni. Le autorità sostengono di possedere un video in cui i presunti cospiratori discutono modalità e tempi dell’attentato, incluso l’uso di esplosivi contro la residenza presidenziale. Sarebbero stati mobilitati circa 125 mila dollari di finanziamenti esteri e pianificate azioni per neutralizzare la base di lancio dei droni prima di un eventuale intervento straniero. Sono stati effettuati arresti, ma il numero esatto delle persone coinvolte non è stato reso noto.

Né Damiba né il governo ivoriano hanno commentato ufficialmente le accuse. Questo silenzio contribuisce a mantenere opaca la vicenda e ad alimentare interrogativi sulla reale portata del complotto denunciato. Il Burkina Faso, del resto, ha una storia recente segnata da ripetuti golpe e da forti tensioni interne all’apparato militare, che rendono plausibili lotte di potere interne. Allo stesso tempo, l’attribuzione ricorrente di complotti a potenze straniere può rafforzare la narrativa della giunta, consolidarne il consenso interno e giustificare un ulteriore irrigidimento del controllo politico, delegittimando opposizione e dissenso. Non è la prima volta che Ouagadougou punta il dito contro la Costa d’Avorio per presunti piani destabilizzanti. In precedenza, il governo aveva denunciato un altro tentativo di golpe attribuito a militari e a presunti “leader terroristici” basati oltre confine, con l’obiettivo, secondo le autorità, di trascinare il Paese nel caos per favorire un successivo controllo internazionale. Damiba, dopo un periodo di esilio in Togo, è stato recentemente estradato in Burkina Faso ed è indicato più volte dalla giunta come figura centrale in presunte trame di rovesciamento e tentativi di assassinio.

Parallelamente alla denuncia del complotto, la giunta ha adottato una misura politica drastica: il divieto totale di tutti i partiti politici. Le loro attività erano già sospese dal golpe del 2022, ma il nuovo decreto ne blocca completamente l’operatività e ne dispone lo scioglimento formale. Tutti i beni dei partiti saranno trasferiti allo Stato. Prima del colpo di Stato, il Burkina Faso contava oltre 100 partiti registrati, con 15 rappresentati in parlamento dopo le elezioni del 2020. Il ministro dell’Interno Emile Zerbo ha spiegato che la decisione rientra in un piano per “ricostruire lo Stato” dopo quelli che ha definito abusi e disfunzioni del sistema multipartitico. Secondo la revisione governativa, la moltiplicazione dei partiti avrebbe alimentato divisioni, clientelismo e un progressivo indebolimento del tessuto sociale. Il governo sostiene che la misura servirà a rafforzare l’unità nazionale e la coerenza dell’azione statale. Un progetto di legge sarà inviato all’Assemblea legislativa di transizione. Le reazioni interne risultano contrastanti. Esponenti della società civile, in forma anonima per timore di ritorsioni, hanno criticato la decisione sostenendo che non aiuterà il Paese a progredire e che il regime starebbe promuovendo l’idea che la democrazia sia inutile o dannosa. Altri cittadini, soprattutto sui social media, hanno invece sostenuto la scelta della giunta, ritenendo che l’eccessiva frammentazione partitica avesse prodotto corruzione e caos.

Traoré, 37 anni, gode di un sostegno popolare significativo, costruito su una narrazione panafricanista e su una critica aperta all’influenza occidentale. Questa postura gli ha dato visibilità anche fuori dai confini nazionali, ma ha attirato accuse di autoritarismo, repressione del dissenso, restrizioni ai media e arresti arbitrari. Dopo aver promesso il ritorno al governo civile entro luglio 2024, la giunta ha esteso la transizione di altri cinque anni, segnalando la volontà di mantenere il controllo nel lungo periodo. Il rafforzamento del potere militare convive però con un peggioramento della sicurezza. Il Burkina Faso è tra i Paesi più colpiti dal terrorismo jihadista: secondo il Global Terrorism Index, nel 2023 e 2024 ha registrato il più alto numero di vittime civili al mondo, superando Afghanistan e Iraq. Circa il 40% del territorio sarebbe fuori dal controllo governativo.

Sul piano internazionale, il Paese ha rotto con i partner occidentali storici, in particolare la Francia, e si è avvicinato alla Russia. Insieme a Mali e Niger ha lasciato la ECOWAS e creato l’Alleanza degli Stati del Sahel (AES), che rivendica autonomia strategica e rifiuta pressioni per un rapido ritorno al governo civile. In questo contesto, tra accuse di complotti, scioglimento dei partiti e guerra contro il jihadismo, il Burkina Faso appare intrappolato in una spirale di instabilità, in cui sicurezza, politica e geopolitica si sovrappongono, senza una via d’uscita immediata.

Mondo Internazionale APS - Riproduzione Riservata ®2026

Share the post

L'Autore

Angelo Salzano

Categories

Sub-Saharan Africa

Tag

burkinafaso