L’annuncio della firma, il 24 agosto, di un protocollo d’intesa per un investimento di 6 miliardi di euro destinato alla realizzazione di tre parchi d’attrazione nei pressi di Parigi rappresenta l’ennesimo tassello della complessa strategia di proiezione esterna del Regno saudi. Presentato dal Presidente francese Emmanuel Macron come un accordo dalla portata "senza precedenti dai tempi di Disneyland Paris", il progetto — guidato dalla Qiddiya Investment Company, controllata dal fondo sovrano saudita PIF (Public Investment Fund) — punta alla creazione di oltre 22.000 posti di lavoro diretti, portando nell'Île-de-France anche un parco tematico dedicato all'universo dei manga e di Dragon Ball.
Se da una prospettiva europea la notizia si configura principalmente come un’operazione d’attrazione di capitali esteri, da un punto di vista geopolitico il dossier rivela la vera e chiara natura del soft power promosso dal Principe Ereditario e leader de facto Mohammed bin Salman.
L'intesa parigina si inserisce nel solco tracciato da Vision 2030, il piano di riforme strutturali con cui Riad punta a smarcare la propria economia dalla dipendenza idrocarburica. In questo quadro, il settore dell'intrattenimento, dello sport e dei media non costituisce un semplice diversivo, ma un pilastro strategico e reputazionale.
La scelta della Francia non è casuale. Oltre ai legami storici e commerciali tra Parigi e il Regno, la diplomazia culturale di Bin Salman sfrutta la convergenza su settori ad altissima redditività d'immagine, come gli e-sport (settore in cui l'Arabia Saudita ha recentemente guidato l'acquisizione del colosso americano Electronic Arts per 55 miliardi di dollari) e la cultura pop globale. Riad non si limita più ad acquistare asset immobiliari o trofei sportivi in Occidente: punta a diventare una potenza editoriale e di intrattenimento in grado di plasmare l'immaginario collettivo globale, tentando così di ripulire, al contempo, l'immagine del Regno dalle storiche critiche relative al rispetto dei diritti umani, a otto anni dall'assassinio e dallo smembramento del giornalista dissidente saudita Jamal Khashoggi.
Nonostante l'ampio risalto mediatico, l'operazione solleva interrogativi sulla reale capacità di esecuzione del Regno. Diversi analisti ed esperti della regione sottolineano come i protocolli d'intesa siglati dalle autorità saudi non sempre si traducano in opere compiute.
Negli ultimi anni, la dirigenza saudi si è vista costretta a ridimensionare alcuni dei propri progetti mega-strutturali interni — a partire dalla città futuristica Neom — per riorientare le risorse verso sfide infrastrutturali urgenti nel Golfo Persico, come la creazione di nuove vie commerciali e oleodotti in grado di bypassare lo Stretto di Hormuz. Rispetto a realtà geopolitiche come il Qatar o gli Emirati Arabi Uniti, caratterizzate da popolazioni contenute ed enormi surplus da investire all'estero, l'Arabia Saudita deve bilanciare la proiezione internazionale con la spesa pubblica interna necessaria a soddisfare una popolazione giovane e in forte crescita.
È probabile che, al di là dell'effetto annuncio sui parchi tematici, i reali e più massicci investimenti saudi in Occidente continuino a incanalarsi verso settori ad alto valore strategico, quali l'Intelligenza Artificiale, i data center e le tecnologie energetiche.
Dietro la vetrina patinata dell'intrattenimento, la recente visita di Mohammed bin Salman a Parigi risponde a precise esigenze di politica estera e di difesa. Il vero nucleo delle conversazioni bilaterali risiede nella ricerca di coperture strategiche e mediazioni diplomatiche in un Medio Oriente sempre più instabile. Di fronte alla costante minaccia rappresentata dalle capacità missilistiche di Teheran e dalle milizie alleate nella regione (dagli Houthi in Yemen alle fazioni sciite in Iraq), Riad cerca partner tecnologici per rafforzare la propria difesa. Inoltre, l’ambizione saudi di sviluppare un programma nucleare civile trova nella Francia un interlocutore d'eccellenza.
In conclusione, l'accordo sui parchi d'attrazione dimostra come la narrazione del soft power saudita sia indissolubilmente legata alla sua hard policy. Attraverso grandi annunci economici e culturali, Bin Salman continua a posizionare l'Arabia Saudita non solo come gigante petrolifero, ma come attore globale multidimensionale, capace di negoziare da posizioni di forza sui principali dossier geopolitici del Medio Oriente.
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L'Autore
Alice Balan
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Arabia Saudita Francia soft power