Nel Settembre del 2014, un ufficiale di Polizia Estone, Eston Kohver, si presentò presso il confine con la Russia per incontrare un informatore, un contrabbandiere di sigarette di poco conto di nome Maxim Gruzdev. Quello che seguì fu tutt'altro che una routine: fumogeni esplosero per accecare la sua squadra di supporto, disturbatori di frequenza (jammers) di livello militare interruppero le loro comunicazioni radio e i commando d'élite Alpha dell'FSB russo rapirono Kohver in pochi secondi. Fu spinto oltre il confine e portato a Mosca dove venne processato ingiustamente una spia catturata in territorio russo, nonostante le stesse guardie di frontiera russe avessero firmato un comunicato in cui si confermava che l'azione era avvenuta sul lato estone. Kohver trascorse un anno in detenzione in Russia prima di essere scambiato con un doppio agente. Ma la vera storia è il motivo per cui fu rapito. Emersero prove del fatto che i contrabbandieri su cui stava indagando erano stati assoldati dal FSB: gli era stato concesso libero passaggio attraverso il confine in cambio di missioni di spionaggio di basso livello e di una parte dei loro profitti, che confluivano in conti bancari europei non tracciabili utilizzati per operazioni politiche del Cremlino. Questi contrabbandieri, che gli estoni chiamavano prügikala, ovvero "pesciolini", raccoglievano pettegolezzi sulle guardie di frontiera: chi beveva, chi aveva problemi di soldi, chi poteva essere reclutabile. Niente di sconvolgente, ma la raccolta di informazioni d'intelligence consiste tanto nella paziente accumulazione di piccoli dettagli quanto in colpi di scena drammatici. Kohver fu rapito semplicemente perché si stava avvicinando troppo a una rete criminale utile.
Perché, quindi, dovremmo interessarci a piccoli dettagli e storie che riguardano agenti di confine coinvolti in scaramucce per poi essere usati dalla Russia?
Perché è attraverso "piccoli dettagli” che la Russia articola la propria strategia in Europa, mettendo in atto una vera e propria Guerra Ibrida contro di essa. La strategia Russa si articola in modalità sempre più varie e diversificate
Sabotaggi Fisici e danni alle Infrastrutture Critiche
Si parla spesso di danneggiamenti e tranciamenti sospetti di cavi sottomarini per le telecomunicazioni e gasdotti, come per esempio il caso Balticconnector tra Finlandia ed Estonia, spesso condotti o mappati dalla "flotta ombra" di navi civili o scientifiche russe. Attacchi basati su incendi dolosi mirati a depositi logistici, stabilimenti della difesa e snodi di spedizione oltre che a centrali elettriche e industrie critiche rientrano tra le forme di sabotaggio messe in atto dalla Russia.
La Federazione, non si è mai fatta alcun problema, come testimoniato dal caso specifico sopracitato, ad usare organizzazioni criminali come braccio operativo in operazioni ad alto rischio.
Sabotaggi particolarmente degni di nota sono quelli legati ad attacchi informatici presso aeroporti e snodi ferroviari per mettere temporaneamente in crisi le infrastrutture di uno o più paesi facenti parte dell’Unione e non, con attacchi spesso coordinati e precisi. come nel caso dell’attacco informatico all’aeroporto di Heathrow Particolarmente famosi sono gli abbattimenti di droni russi in paesi confinanti con la Federazione Russa; il caso emblematico del drone Russo abbattuto tra Polonia e Ucraina, schiantatosi poi all’interno del territorio polacco, causando qualche danne, ottenne rilevanza anche a causa dell’aumento della tensione nell’area che tale evento provocò o il recente caso di Lipsia, dove le autorità stanno cercando di capire chi sia il responsabile dell’attacco. Tendenzialmente, abbattimenti di droni nell’area baltica, dove la Russia si muove attraverso la sua Flotta Ombra, sono più comuni, come testimoniato dal recente caso in Lituania.
Strumentalizzazione dei Migranti
L’uso delle rotte migratorie da parte della Russia per fare pressione ai confini dell’Unione Europea sono parte di una delle strategie più strutturate tra quelle messe in atto per destabilizzare il continente. In un precedente articolo, ho avuto modo di affrontare a approfondire come la Russia usi la sua crescente popolarità nell'ex-Francafrique, usufruendo di basi precedentemente occupate da USA e Francia per esercitare un controllo effettivo sulle principali rotte migratorie che percorrono la rotta centro-occidentale del continente Africano, influenzando gli spostamenti e le metodologie di trasporto fino alle coste del Mediterraneo, dove gli immigrati vengono concentrati per essere usate come armi per sovraccaricare il sistema di accoglienza dei paesi europei.
Il primo ministro spagnolo, Pedro Sanchez, ha fatto intendere recentemente, che dietro all’uso sistematico dei migranti provenienti dal Marocco per fare pressione ai confini europei, ci fosse la Russia. Sebbene Sanchez non abbia fornito prove aggiuntive a sostegno della sua accusa, né sono emerse prove schiaccianti che imputino altri Stati al di fuori del Marocco stesso, il Caso di Ceuta rappresenta il perfetto esempio di strumentalizzazione dei migranti.
altri casi degni di nota sono le ripetute pressioni effettuate dalla Russia attraverso la complicità bielorussa al confine con la Polonia, innescando vere e proprie crisi umanitarie artificiali con l’obiettivo di distogliere l’attenzione dell’opinione pubblica europea, generando divisione interna. Questa trappola mortale è oltretutto perfezionata dall’uso estensivo di profili falsi che diffondono retoriche anti-migratorie e populiste, con spinte spesso euroscettiche.
Le Interferenze Russe nelle elezioni e nei processi decisionali occidentali
Le ingerenze russe attraverso la disinformazione e la guerra digitale rappresentano un fenomeno globale che va ben oltre i singoli casi isolati, prendendo di mira elezioni chiave sia in Europa sia nel continente americano. Oltre ai noti interventi negli Stati Uniti , dove l'intelligence ha documentato e confermato l'azione dell'Internet Research Agency (la nota "fabbrica di troll" di San Pietroburgo) nel condizionare l'elettorato. Mosca ha proiettato la sua influenza su scenari cruciali come la Moldavia. In questo contesto, le autorità locali e gli alleati occidentali hanno denunciato tentativi massicci di compravendita di voti e finanziamenti illeciti per far deragliare i referendum sull'adesione all'Unione Europea e bloccare la leadership filo-europea, questo copione si ripete ciclicamente, con il Cremlino che poi si dimostra reticente nel collaborare con le autorità locali alla ricerca di possibili brogli, rifiutandosi di condividere informazioni sensibili. Il braccio operativo di queste campagne è costituito dalle cosiddette bot farm, infrastrutture automatizzate gestite da intelligence o attori statali legati al Cremlino che impiegano algoritmi e intelligenza artificiale per creare migliaia di finti profili social. Questi "utenti fantasma" lavorano in modo coordinato per amplificare narrazioni divisive, diffondere deepfake o notizie manipolate e simulare un falso consenso popolare verso candidati filorussi, con l'obiettivo primario non sempre di far vincere una specifica fazione, ma di polarizzare la società e minare la fiducia delle opinioni pubbliche nelle istituzioni democratiche. In questa ottica, hanno fatto molto discutere scandali come il prestito a “Rassemblement National” di Marine Le Pen del 2014, che ha ricevuto un prestito di 9,4 milioni di euro da una piccola banca russa legata al governo, poco dopo che Le Pen aveva approvato l'annessione della Crimea da parte della Russia. Il messaggio di un funzionario del Cremlino, successivamente scoperto dagli hacker, che affermava come "lei non ha tradito le nostre aspettative", attribuisce allo scambio un carattere inequivocabile; i contatti con partiti come AFD in Germania e la Lega in Italia, con tanto di visite pubblicizzate a Mosca da parte del segretario di quest’ultimo partito, Matteo Salvini, sollevando interrogativi sul grado di influenza che il Cremlino potesse avere sui partiti del vecchio continente e, possibilmente, oltremare.
Allineamento senza accordo: l’uso delle opposizioni per destabilizzare lo Status Quo
Degno di nota è il fatto che spesso Mosca non usufruisca solo di agenti appositamente pagati, ma sostiene determinate figure e partiti perché essi sostengono già posizioni che la Russia ritiene utili: euroscetticismo, opposizione alla NATO, ostilità verso le sanzioni alla Russia e simpatia per le narrazioni russe sulla sovranità e sulle L'intervento russo si limita ad agire da cassa di risonanza: attraverso la propaganda dei media di Stato, l'impiego di reti coperte di troll digitali e talvolta canali di supporto finanziario, Mosca amplifica la voce di questi movimenti. In questo modo, pur rimanendo attori politici autentici e radicati nel dibattito locale, i partiti sovranisti vedono aumentata la propria influenza strategica. Il risultato finale è la creazione di un ecosistema politico in cui la coesione delle istituzioni euro-atlantiche viene indebolita e la contrapposizione a Mosca diventa sempre più complessa e costosa sul piano del consenso elettorale. ingerenze occidentali. L'allineamento viene prima; il sostegno segue di conseguenza.
Interdipendenza economica come arma
L’ingresso della Russia nel sistema di libero mercato globale all’indomani della Guerra Fredda si è rivelato un cavallo di Troia fondamentale per le sue ambizioni geoeconomiche. L'Occidente, guidato dalla convinzione liberale che una forte interdipendenza commerciale avrebbe garantito stabilità e integrato gradualmente Mosca nello spazio di sicurezza europeo, ha spalancato le porte ai capitali e alle forniture energetiche russe. Il Cremlino, tuttavia, ha interpretato le regole del capitalismo occidentale non come un vincolo, ma come uno strumento strategico: la fame di risorse energetiche a basso costo dell'industria europea è diventata la leva con cui costruire una vera e propria dipendenza strutturale. Il colpo di maestro di questa operazione è stata la capacità di sfruttare i meccanismi legali del libero mercato per cooptare le élite politiche dei Paesi target. È qui che si inserisce la logica della cosiddetta "Schröderizatsia": Mosca ha capito che per legare a sé la prima potenza industriale d'Europa, la Germania, non servivano operazioni coperte o azioni illegali, ma l'ingaggio sapiente delle figure che avevano disegnato quelle stesse politiche. L'assunzione dell'ex Cancelliere Gerhard Schröder ai vertici del consorzio Nord Stream AG da parte del colosso statale Gazprom rappresenta il caso scuola di come le "porte girevoli" tra pubblica amministrazione e grandi corporation potessero essere usate per fini geopolitici. Offrendo ruoli apicali e stipendi milionari perfettamente legali, la Russia ha acquistato non tanto una decisione estemporanea, quanto la credibilità, la rete di contatti e la conoscenza profonda dei processi decisionali europei di figure istituzionali di primo piano. Attraverso l'autorevolezza di questi leader trasformati in lobbisti, il Cremlino è riuscito a far passare grandi infrastrutture come il gasdotto Nord Stream come semplici progetti commerciali vantaggiosi, blindando per anni la dipendenza dell'Europa dal gas russo e dividendo la percezione del rischio tra i membri dell'Unione. Sfruttando le regole del capitalismo e l'illusione occidentale della "pace attraverso il commercio", la Russia è così riuscita a trasformare l'integrazione economica in una vulnerabilità strategica per l'intera Unione Europea. Attraverso questa linea d’azione il Cremlino ha reso, agli occhi dei consumatori, il vantaggio economico derivato dalla dipendenza energetica dalla Russia più appetibile dei potenziali rischi derivanti dalla fornitura di gas lasciata in larga maggioranza nelle mani di uno Stato potenzialmente ostile.
La “Plausible Deniability” : come la Russia evita le conseguenze
Quando la Russia compie un'azione di guerra ibrida o di ingerenza, la risposta ufficiale del Cremlino segue quasi sempre un copione collaudato: la smentita categorica, spesso accompagnata da un pizzico di ironia o dall'accusa rivolta all'Occidente di essere affetto da "paranoia russofoba". Dietro questa reazione pubblica c'è un calcolo strategico ben preciso basato sul principio della “plausible deniability”. Non si tratta d’altro che l'arte di agire nell'ombra o nella cosiddetta "zona grigia", quel territorio ambiguo che sta a metà strada tra la pace e la guerra aperta. L'obiettivo del Cremlino quando orchestra un sabotaggio, un attacco cibernetico o una campagna di disinformazione non è convincere il mondo di essere innocente. Al contrario, a Mosca basta creare abbastanza dubbio, confusione o vuoto normativo da rendere giuridicamente o politicamente impossibile per le democrazie occidentali attribuire la colpa in modo immediato e indiscutibile. Per ottenere questo risultato, la Russia evita quasi sempre di usare militari in uniforme o asset trasparenti dello Stato, preferendo muoversi attraverso diverse tattiche opache. Questo rende strutturalmente complicato ostacolare la cosiddetta “Guerra Ibrida” russa
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L'Autore
Matteo Ferrari
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