La guerra nei cieli: droni e strategia nel conflitto russo-ucraino

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  Luca Baldazzi
  25 August 2025
  4 minutes, 33 seconds

Negli ultimi mesi il conflitto tra Russia e Ucraina ha assunto una nuova dimensione, segnando un’evoluzione senza precedenti nell’utilizzo dei droni in ambito bellico, impiegati per colpire obiettivi militari e strategici ma anche per esercitare pressione psicologica sulla popolazione civile. Questa evoluzione nell’utilizzo di sistemi d’arma remoti apre nuovi scenari su come considerare l’attuale scacchiere geopolitico militare.

L’utilizzo massiccio di droni ha riscritto le regole della guerra moderna mettendo in discussione i concetti tradizionali di potenza militare. Questa dinamica si colloca all'interno di un contesto segnato da una competizione sempre più intensa tra le grandi potenze mondiali.
I droni offrono vantaggi strategici notevoli: sono economici, facili da produrre in serie e, se usati efficacemente, possono danneggiare infrastrutture e mezzi molto più costosi. Il loro impiego dimostra come l’innovazione tecnologica possa compensare, almeno in parte, eventuali limiti in termini di armamenti convenzionali, ma anche per causare ingenti perdite economiche, distruggendo mezzi ben più costosi.

La Russia ha già avviato con successo attraverso la propria industria domestica la produzione di massa dei droni più utilizzati all’interno del conflitto - ovvero gli Shahed di progettazione iraniana - e secondo le attuali stime Mosca può ora produrre 2.700 droni Shahed al mese. La collaborazione tra Mosca e Teheran è cresciuta, aggirando le sanzioni occidentali con pagamenti in oro o attraverso intermediari.

Dopo aver importato droni Shahed da Teheran, Mosca ha annunciato che questa estate avvierà la produzione di droni di propria progettazione, conosciuti con il nome di Geran-3. La costruzione di queste armi avverrà nella zona economica speciale di Yelabuga, nella Repubblica del Tatarstan, dove si punta a realizzare fino a 6.000 unità entro la fine dell’estate 2025. Gli ingegneri russi stanno cercando di rendere il Geran-3 meno vulnerabile alle difese aeree ucraine, più veloci, resistenti e allo stesso tempo sono stati incaricati di aumentare il potenziale esplosivo per cercare di ottenere maggiore distruzione durante l’impatto. La produzione locale consente ora alla Russia di intensificare gli attacchi notturni contro l’Ucraina, con lanci che superano anche i 300 droni al giorno.

Gli attacchi russi sono sempre più frequenti e devastanti, causando danni ad infrastrutture militari e strategiche oltre che colpire la popolazione civile, consentendo alla Russia di lanciare attacchi su vasta scala, anche notturni, con centinaia di droni contemporaneamente, sovraccaricando le difese avversarie. Tali offensive, che colpiscono obiettivi sia militari sia civili, hanno un chiaro obiettivo psicologico: minare il morale della popolazione ucraina e trasmettere l’immagine di una Russia in vantaggio, nonostante Mosca è in realtà lontana dalla vittoria.

Nonostante la Russia sostenga di non prendere di mira civili, le prove continuano a darci il risultato opposto: molti civili inclusi bambini hanno perso la vita a causa dell’utilizzo di droni da guerra, oltre agli incessanti bombardamenti in tutto il paese.

In Ucraina e in Russia, i droni vengono sempre più spesso affiancati dall’intelligenza artificiale, che aiuta gli operatori a guidarli con maggiore precisione. Grazie a questa tecnologia, i droni riescono a riconoscere meglio i bersagli e a proseguire la missione anche se il collegamento con chi li comanda si interrompe. Si sente parlare spesso di “sciami di droni”, ma il termine può trarre in inganno. Non si tratta di robot indipendenti, ma di gruppi numerosi di droni che volano coordinati, seguendo un piano prestabilito. Nonostante i progressi, però, non esistono ancora droni in grado di combattere in completa autonomia: a guidarli c’è sempre un software, anche se comunque il controllo umano rimane indispensabile.

Il 1° giugno 2025, l’Ucraina ha lanciato un’operazione innovativa soprannominata “Spider’s Web”, colpendo basi militari russe a oltre 1.000 chilometri di distanza. L’attacco ha utilizzato più di 100 piccoli droni FPV, cioè controllati in tempo reale attraverso una telecamera a bordo. Questi droni erano nascosti all’interno di strutture di legno installate su un mezzo da trasporto civile, condotti da autisti ignari del vero scopo del viaggio. Una volta giunti nei pressi degli obiettivi, i droni sono decollati automaticamente. Alcuni camion erano programmati per autodistruggersi dopo il lancio, in modo da non lasciare tracce e rendere difficile alla Russia capire e replicare la strategia. Questa operazione dimostra non solo l’ingegno ucraino, ma anche l'importanza della mimetizzazione e della sorpresa nel nuovo teatro di guerra.

In parallelo, Kyiv ha creato un nuovo comando militare dedicato esclusivamente ai droni: le Unmanned Systems Forces. Questo corpo ha il compito di integrare rapidamente nuove tecnologie – anche di origine civile – per l’uso bellico. In un contesto di crescenti tensioni internazionali, è fondamentale che l'Ucraina prosegua nel processo di modernizzazione e rafforzamento delle proprie capacità difensive per far fronte alle sfide della guerra moderna.

Il conflitto in Ucraina rappresenta oggi un laboratorio cruciale per comprendere l’evoluzione della guerra contemporanea. L’integrazione tra tecnologie emergenti, come l’intelligenza artificiale, e nuove strutture operative flessibili evidenzia un cambio di paradigma: l’efficacia militare non dipende più solo dalla superiorità convenzionale, ma dalla capacità di innovare, adattarsi e integrare rapidamente nuove tecnologie. In un contesto di accesa competizione tra potenze mondiali, questo conflitto sta delineando nuovi equilibri e forzando una riflessione globale sulla natura della guerra contemporanea.

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Luca Baldazzi

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