"No hay plata’’ (non ci sono soldi) è la risposta del presidente Milei alle critiche sui tagli di bilancio, frase che usa per giustificare l’enorme passo indietro per i diritti sessuali e riproduttivi.
Solo pochi anni fa, il paese era entrato nella storia come uno dei quattro paesi dell’America Latina, insieme a Cuba, Guyana e Uruguay, ad aver reso legale l’aborto nelle prime fasi della gravidanza: la legge del 30 dicembre 2020 ha legalizzato l'interruzione volontaria di gravidanza entro la quattordicesima settimana in tutti i casi, mentre precedentemente era accessibile solo in caso di stupro o di gravi rischi alla salute della donna.
Fu un risultato storico ottenuto dopo decenni di impegno e mobilitazione dei movimenti per i diritti delle donne, soprattutto Onda Verde e Ni Una Menos.
Quattro anni dopo, l’assistenza e l’accesso sicuro e gratuito all’aborto in qualsiasi centro sanitario pubblico o privato previsti dalla legge non sono più garantiti.
La retrocessione in atto dal 2023 ad oggi
Da quando ha assunto l'incarico nel dicembre 2023, Javier Milei e il suo governo hanno smantellato importanti tutele in materia di salute sessuale e riproduttiva.
Il presidente ha tentato di revocare la legge del 2020, e non riuscendoci ha limitato con un provvedimento esecutivo l'accesso ai contraccettivi e alla pillola abortiva farmacologica.
Il governo ha infatti diminuito la distribuzione di metodi contraccettivi gratuiti, tra cui la contraccezione d’emergenza, e ha eliminato il Piano Nazionale per la Prevenzione delle Gravidanze Adolescenziali Indesiderate, un programma creato per prevenire le gravidanze adolescenziali che aveva ottenuto importanti risultati e che ora costringe ragazze adolescenti a portare avanti gravidanze non volute, aumentando il rischio di danni alla salute.
Inoltre, l’amministrazione ha interrotto la distribuzione nazionale di ‘’combipack’’, una terapia congiunta di mifepristone-misoprostolo, due farmaci raccomandati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità per l’accesso sicuro e di qualità all’aborto, limitando drasticamente questo servizio essenziale.
Secondo i dati raccolti da Amnesty International, nel 2023 lo Stato ha fornito gratuitamente attraverso il sistema sanitario pubblico oltre 166.000 dosi di combipack e di misoprostolo, mentre dal 2024 il governo non ha acquistato e quindi distribuito nessuna dose, delegando tacitamente la responsabilità alle 23 province del Paese, le quali sono spesso impreparate per affrontare con efficacia questo compito.
La Rete Argentina per l'Accesso all'Aborto Sicuro comunica che l'impatto maggiore si è avuto nelle province che dispongono di minori risorse economiche e conseguentemente non avevano il budget per acquistare i farmaci.
Talvolta le donne sono state costrette ad acquistare i farmaci da sole, per il costo di circa 170.000 pesos argentini per entrambi i farmaci (circa 125 euro, secondo il tasso di cambio ufficiale) o 100.000 pesos per il solo misoprostolo (75 euro). È da tenere a mente che non si tratta di cifre di poco conto in un paese dove il 38% della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà.
In aggiunta a ciò, in soli due anni alla Casa Rosada, il leader argentino ha abbattuto decine di politiche pubbliche relative ai diritti delle donne e ha chiuso nove ministeri tra cui il Ministero per le donne, i generi e la diversità.
Ma non solo: ha ridotto i programmi volti a combattere la violenza di genere e ha annunciato una riforma del codice penale per eliminare il reato di femminicidio.
Oltre a violare un diritto umano quale l’accesso sicuro all’aborto, questa politica ha contribuito all’aumento delle disuguaglianze nel paese.
Oggi la possibilità di terminare una gravidanza dipende essenzialmente dal luogo e dalla condizione sociale in cui si vive, e le aree povere del nord-ovest dell’Argentina sono tra le più penalizzate.
Chi non può permettersi i medicinali, ricorre al mercato nero esponendosi a seri rischi di salute.
Problematiche evidenti sono la mancanza di informazioni sul diritto all’aborto, la presenza di consulenti che diffondono disinformazione e cercano di dissuadere le donne dall’esercitare il loro diritto, la mancanza di forniture mediche, i maltrattamenti da parte di professionisti della salute e i ritardi ingiustificati.
Amnesty ha dichiarato di aver ricevuto 120 denunce da donne che chiedevano aiuto, sostegno e consulenza e segnalavano di essere state ostacolate nel tentativo di accedere all'aborto lo scorso anno. Rispetto al 2023, in cui ne sono state registrate 32, il numero è aumentato del 275% e cresce sempre di più, arrivando a 160 tra gennaio e aprile del 2025.
Mariela Belsky, avvocata, attivista e direttrice della sezione locale di Amnesty International, ha affermato: “Non stiamo assistendo solo a tagli di bilancio, ma a uno smantellamento deliberato e sistematico delle politiche pubbliche in materia di salute sessuale e riproduttiva, motivato da una logica ideologica. Con il pretesto del cosiddetto “controllo della spesa” il governo nazionale sta tagliando i finanziamenti ai programmi chiave. In realtà, si tratta di un'offensiva contro quella che lui chiama “ideologia di genere”. Il governo sta erodendo lo Stato dall’interno, indebolendo la sua capacità di garantire i diritti, compresa la salute sessuale e riproduttiva”.
Se in Argentina il diritto all’aborto resiste è grazie alle organizzazioni territoriali, che denunciano irregolarità e abusi, tra cui Socorristas en Red, una rete nata nel 2012 che unisce centinaia di associazioni di volontariato in tutto il Paese che si occupano di fornire supporto a chi decide di interrompere la gravidanza.
Visto il grande problema della disinformazione, l'organizzazione dispone anche di una linea telefonica gratuita che fornisce indicazioni su come abortire.
La posizione di Milei
Sembra che il programma di estrema destra di Milei stia seguendo la scia antiscientifica e ultraconservatrice sostenuta dal presidente statunitense Donald Trump a partire dall’intenzione di ritirare l’Argentina dall’OMS, politica che trova il suo culmine nel Project 2025 creato dalla Heritage Foundation. Quest’ultimo mira a smantellare i traguardi duramente raggiunti dalle donne nella storia e nel capitolo “Aborto e Famiglia” non si parla di divieto assoluto di aborto, quanto più di ritirare la pillola abortiva dal mercato.
Del resto il leader argentino non ha mai nascosto la sua posizione ostile nei confronti dell’aborto, definendolo come ‘’omicidio aggravato dal vincolo familiare’’ e ha dichiarato al World Economic Forum che le femministe sono "promotrici del sanguinoso e omicida programma sull'aborto" e che gli attivisti pro-aborto, che da sempre indossano abiti o fazzoletti verdi, sono “gli assassini con le sciarpe verdi”
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L'Autore
Anna Pasquetto
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