Pace in Ucraina: ben più di una stretta di mano

Il ruolo delle élite e dell'imperialismo russo

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  Redazione
  01 April 2025
  7 minutes, 53 seconds

A cura del Dott. Pierpaolo Piras, studioso di Geopolitica e componente del Comitato per lo Sviluppo di Mondo Internazionale APS

Al momento attuale interpretare male gli obiettivi strategici della guerra prolungherà l'aggressione di Putin. Infatti, una conclusione pacifica richiederà ben più di una stretta di mano di fronte a sorrisi spianati e il cerchio delle maggiori tv del mondo.

La telefonata del 18 marzo tra il presidente degli Stati Uniti Donald Trump con il presidente russo, Vladimir Putin, ha segnato l'inizio di una nuova fase negli sforzi per porre fine alla guerra d’aggressione della Russia contro l'Ucraina. Da parte sua, Trump sembra intenzionato a raggiungere un accordo attraverso compromessi e opportunismi vari, finora senza alcun esito positivo – specie quelli elettorali in casa propria - che stabiliscano una cessazione dei combattimenti. Tuttavia, osservando le apparenze esteriori del Cremlino, la sua controparte non corrisponde neanche un po’ in senso favorevole. In questo momento così cruciale, una mala interpretazione degli obiettivi di Putin comporterebbe rischi capaci di costare caro nel lungo termine agli Stati Uniti con il solo risultato di creare in futuro una nuova crisi della sicurezza generale in Europa.

Per gli Stati Uniti, uno dei rischi possibili è che il presidente russo possa, dopo aver strappato forti concessioni dai negoziati, accettare un accordo che però sotto sotto non ha alcuna intenzione di rispettare. Più volte, la storia ha messo in guardia i protagonisti del caso dal mettere in relazione la concessione alle richieste russe con un sincero passo verso una pace duratura. Ecco perché la cessazione delle ostilità con la Russia richiederà molto più di una semplice stretta di mano.

Alcuni analisti ritengono che il punto più importante dal quale muovere in questi negoziati da parte di Trump sia riconoscere il seguente presupposto iniziale: la guerra di aggressione non provocata di puro stampo stalinista della Russia contro l'Ucraina non è mai stata esclusivamente una questione su dove definire i confini nazionali. Piuttosto, l'aggressione di Mosca è motivata e spinta molto più da un'accesa ideologia massimalista e dalla sicurezza da preservare da parte del regime autocratica attuale, piuttosto che dal desiderio di acquisire un po' più di terra.

Procedendo nei colloqui, i negoziati degli Stati Uniti devono farsene una ragione e comprendere questo quadro che nella realtà si presenterebbe più ampio di ciò che motiva discorsivamente la Russia, poiché questa posizione sta alla base per costruire una pace solida e duratura.

Il "mondo russo" di Putin

Per anni, il Cremlino di Putin ha promosso l'idea di un "Mondo russo ", i cui "confini non finiscono da nessuna parte". È questa l’ideologia dichiarata che illustra la strenua ambizione della Russia di inghiottire in un boccone l'Ucraina intera e di seguito minacciare fattivamente pure l'Europa. L'idea che l'Ucraina possa unirsi al club prospero e democratico delle nazioni occidentali minaccia la presa del dispotismo imperiale e cleptocratico del governo russo.

Oggi, la Russia è uno stato tenuto insieme in gran parte dalla crudeltà delle azioni militari e alimentato da una riserva propagandistica di bugie e corruzione. In molti modi inquietanti, la condotta della Russia nella sua guerra contro l'Ucraina emula le modalità con le quali i suoi leader si sono comportati all'interno della loro stessa nazione. Valga come esempio il rapimento di migliaia di bambini ucraini deportati in Russia, l’uccisione di decine di non combattenti e l’adozione di tattiche militari con scarsissimo riguardo per la vita dei suoi stessi militari.

La Russia ha giustificato la sua aggressione decantando la presunta "unità storica " ​​delle nazioni slave. La motivazione di Putin per la violazione delle più elementari regole del sano convivere internazionale sembra derivare dal desiderio di tornare a un passato stalinista più brutale, piuttosto che il rispetto di precise leggi internazionali, opposte a quelle che dettavano i termini dell'occupazione autocratica per milioni di persone in Ucraina, Georgia, Moldavia, Bielorussia e negli stati baltici di epoca stalinista.

In Russia, il sistema della politica estera è diventato anche uno "strumento" per il governo della politica interna, poiché queste rivendicazioni di civiltà giustificano meglio la repressione civile interna effettuata da Putin verso i suoi oppositori in patria. Per il presidente russo, la capacità del suo paese di minacciare l'Europa aiuta il suo obiettivo di plasmare la popolazione russa stessa, obbligandola al consenso. Conformismo, repressione e nazionalismo per la Russia in patria sono momenti altrettanto critici per consolidare il potere dei governanti attuali quanto gli eventi che si svolgono al di fuori dei confini russi.

Putin deve dimostrare continuamente alla sua stessa popolazione che le aspirazioni democratiche dell'Ucraina sono senza alcuna speranza. Altrimenti, sembra temere rivolte di calibro simile a quelle verificatesi in Georgia nel 2024, in Bielorussia nel 2020 o in Ucraina nel 2014, che potrebbero minacciare seriamente la sua presa cleptocratica sul potere dello Stato.

Le lezioni provenienti dagli accordi di Minsk

Durante il processo di negoziazione, è improbabile che gli obiettivi di guerra della Russia possano cambiare: Putin vuole assicurarsi che l'Ucraina sia o comunque diventi ingovernabile e debole, impedendole così di integrarsi completamente con l'Occidente e diventare un simbolo storico di autodeterminazione alle porte della Russia. Né l'imperialismo russo latente né la paura del Cremlino delle "rivoluzioni colorate" scompariranno se gli Stati Uniti sceglieranno di compiacere la dirigenza russa.

I duri avvertimenti pronunciati dai principali diplomatici statunitensi e degli ex funzionari russi sottolineano che concludere accordi con Putin sarà straordinariamente impegnativo e irto di rischi di inganno per la mancanza di sincerità e lealtà nei rapporti reciproci.

Nel 2019, il presidente ucraino Volodymyr Zelenskyy è stato eletto in gran parte sulla questione di porre fine alla guerra con la Russia nel Donbass e resistere alla ricaduta nel vortice del melodramma distopico di Mosca. La regione era ancora in ebollizione per gli attacchi provocati della Russia nel Donbass e in Crimea nel 2014, dopo che il popolo ucraino aveva cacciato il suo presidente amico politico del Cremlino, Viktor Yanukovych, e aveva tentato di guardare all'Europa. Gli accordi stipulati nel 2019 tra Russia e Ucraina e perseguiti da Zelenskyy, sono falliti perché hanno cercato di mascherare la realtà rappresentata invece da uno scontro forte tra interessi in realtà inconciliabili.

Oggi, la Russia è alla ricerca del controllo “imperiale” permanente dell'Ucraina mentre quest’ultima vuole ardentemente diventare uno stato sovrano di stampo democratico. Di conseguenza, la Russia ha ripetutamente violato finora gli accordi di cessate il fuoco che aveva liberamente firmato, e non vi è alcuna indicazione o garanzia, a parte una deterrenza credibile, che la Russia onorerà gli accordi futuri. Mentre le leve politiche di controllo della Russia sull'Ucraina sono diminuite negli anni successivi alla cacciata di Yanukovych, il Cremlino si è sentito incoraggiato a usare violenza su larga scala per sottomettere il suo vicino ucraino nel 2022.

L'obiettivo di Putin era ancora quello di garantire che lo stile di vita europeo sicuro, sovrano, pacifico, basato sulle regole e democratico non potesse infettare il suo "mondo russo". Sia negli accordi di Minsk che nel periodo che ha preceduto l'invasione su vasta scala del febbraio 2022, i funzionari russi non hanno mai discusso i parametri del controllo degli armamenti o la sicurezza dei confini preesistenti della Russia, secondo i resoconti. Ciò suggerisce che i russi non sono mai stati realmente interessati a usare misure di rimedio non violente per i loro cosiddetti "problemi di sicurezza", usati invece solo come pretesti.

La demarcazione

L'Ucraina non può porre fine all'aggressione russa firmando un trattato che crea una nuova linea di demarcazione del confine reciproco. E parlare solamente di Putin appare solo un eufemismo in quanto egli rappresenta il desiderio revanscista dei grandi gruppi di potere vigenti a Mosca e a San Pietroburgo, ai quali il premier deve rendere costantemente conto!

L'Ucraina e i suoi partner devono invece ristabilire una deterrenza credibile attraverso garanzie internazionali di sicurezza capaci di impedire un'aggressione russa ad effetto destabilizzante. Nel prepararsi ad una cessazione delle ostilità, gli Stati Uniti, in quanto partner militare dell'Ucraina, dovrebbero dare priorità all'impegno con l'Ucraina e l'Europa, piuttosto che concentrarsi sulla pacificazione di una Federazione Russa senza legge se non quella del leader e sconsiderata nella sua politica generale.

Gli ucraini, insieme ai loro vicini dell'Europa orientale, avvertono che i motivi della Russia per aver lanciato la sua invasione indicano ambizioni imperiali ben più ampie che vanno geograficamente oltre l'Ucraina. Ignorare questa prospettiva sarebbe un grave errore e metterebbe a rischio la sicurezza europea, gli interessi degli Stati Uniti e in definitiva anche la stabilità globale. Solo le garanzie di sicurezza, o come ha recentemente affermato il ministro della Difesa lituano Dovilė Šakalienė, solo i negoziati con una "pistola sul tavolo", faranno riflettere la Russia.

Il cessate il fuoco di Trump nel settore energetico potrebbe essere una buona notizia per la macchina da guerra di Putin. Il dittatore russo ha appoggiato la proposta del presidente degli Stati Uniti Donald Trump di un cessate il fuoco parziale sugli attacchi al settore energetico, ma questo potrebbe essere interpretato come un passo strategico piuttosto che un'indicazione tattica della sua disponibilità a porre fine all'invasione militare dell'Ucraina. Dovremmo tutti volere che la guerra in Ucraina finisca e dovremmo accogliere con favore i negoziati. Ma con la conclusione ineluttabile che dovremmo assolutamente negoziare da una posizione di forza.

Tertium non datur !

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