Pena di morte e morte di pena - intervista alla Presidente di Nessuno Tocchi Caino
A cura di Nicola Salutari e Emma Zurru
L’associazione Nessuno Tocchi Caino (più avanti NTC), che il Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito ha fondato nel 1993, è “un organismo ad adesione diretta o federativa che conduce una campagna mondiale per l’abolizione della pena di morte, della pena fino alla morte e della morte per pena”.
Con un focus su sovraffollamento e pena di morte (in relazione, rispettivamente, alla situazione italiana e a quella americana), abbiamo rivolto alcune domande alla Presidente dell’associazione, Rita Bernardini.
Nel quotidiano si sente spesso etichettare come utopia l'effettiva rieducazione carceraria. Al momento, quali sono i percorsi di rieducazione cui hanno accesso i detenuti in carcere? Da chi sono forniti? Sono differenziati in base al carcere in cui si è rinchiusi (venendo così meno l'uguaglianza di cui art 3 COST)? Ci sono percorsi di rieducazione che si dimostrano più funzionali ed effettivi di altri?
Come argomenta il Prof. Tullio Padovani in un saggio pubblicato sulla rivista dell’UCPI [Unione delle Camere Penali Italiane, ndr] “Diritto di difesa”, il carcere non può che eseguire illegalmente una pena legalmente inflitta. E, a proposito di rieducazione, spiega come il carcere non possa perseguire quella finalità costituzionale perché ha due caratteristiche costitutive che la negano e che sono necessarie alla sua stessa sussistenza: è un’istituzione totale ed è una istituzione marginale. Da una parte, come istituzione totale, esercita il controllo coercitivo minuto dei tempi, degli spazi, degli spostamenti, delle condotte, di ogni manifestazione della vita quotidiana con una tecnica volta a rendere docili i corpi e rassegnate le menti. Dall’altra, come istituzione marginale, fa sì che la condizione dei detenuti rappresenti quanto di peggio una società organizzata possa offrire in un contesto dato.
In questo quadro, troviamo in Europa la situazione della Norvegia che rappresenta un sogno in Italia; e, in Italia, si va dalla più decente condizione di Bollate o Laureana di Borrello a quella degradata all’inverosimile di San Vittore, Regina Coeli, Sollicciano, Poggioreale, Foggia, Trapani e Agrigento.
NTC insieme a Roberto Giachetti ha presentato una proposta di legge, discussa alla Camera quest’estate, alternativa alle soluzioni adottate nel DL Nordio: può spiegarci in sintesi quali sarebbero i risultati positivi conseguibili con la proposta Giachetti, e perché secondo NTC il DL Nordio non ha risolto in alcun senso l'emergenza?
Nell’illegalità dell’esecuzione penale in carcere, la nostra proposta (che in realtà fu depositata da Roberto Giachetti nel novembre 2022), è volta ad ottenere un minimo sindacale per ridurre il danno provocato dal sovraffollamento e dalla disperazione che regna nella comunità penitenziaria fatta di detenuti e “detenenti”. Chiediamo molto semplicemente di ridurre il sovraffollamento attraverso la liberazione anticipata speciale, cioè 75 giorni di sconto di pena a semestre, anziché i 45 giorni che sono previsti per legge per quei detenuti che (nonostante il trattamento ricevuto) si comportano bene. Nulla di nuovo: è la stessa legge che entrò in vigore nel 2014 all’indomani della condanna che l’Italia ricevette dalla Corte EDU per violazione dell’art. 3, cioè per sistematici trattamenti inumani e degradanti. Il decreto Nordio, invece, continua a far aumentare il numero dei detenuti e dei suicidi che sono arrivati a 75 ai quali bisogna aggiungere i 7 agenti di polizia penitenziaria che si sono tolti la vita.
Il carcere? Il cimitero dei vivi, secondo la definizione di Filippo Turati all’inizio del secolo scorso.
Nell'intervista a Muschio Selvaggio e in altri suoi interventi Piercamillo Davigo (ex magistrato ed ex presidente della II sezione penale presso la Corte di Cassazione) ha dichiarato che il problema dell'elevata percentuale di sovraffollamento è dato dall'errore di calcolo nella metratura spettante a ciascun carcerato (9mq invece di 3), argomento spesso usato da chi nega che l'emergenza carceraria sia effettiva. Come risponde a queste posizioni? Davvero quel 131,06% (agosto 2024) di media di sovraffollamento è dipendente da errori di calcolo nella metratura?
Piercamillo Davigo, condannato a un anno e tre mesi di carcere, spara questa fesseria sapendo che in carcere lui non ci finirà mai nonostante sia stato anche lui condannato in appello a un anno e tre mesi di galera. Ce lo vorrei vedere in una cella multipla a San Vittore o a regina Coeli. Non posso pensare ch’egli non sappia che tanto la sentenza Torreggiani quanto le sentenze della Corte Costituzionale precisano che gli spazi minimi a disposizione dei detenuti devono essere calpestabili e che di conseguenza va sottratto dalla metratura di una cella il mobilio. D’altra parte, dovrebbe anche sapere che la normativa prevista per i maiali prevede sei metri quadrati per ciascun verro adulto. Sei metri quadri per il benessere dei maiali, anziché i tre previsti per gli esseri umani ristretti in prigione.
Qual è la situazione negli altri paesi dell'Unione europea? L'emergenza sovraffollamento è un problema solo italiano o europeo in toto? Ci sono istituti giuridici/modelli di amministrazione carceraria che sarebbe auspicabile importare da altri paesi?
Il fenomeno del sovraffollamento è molto diffuso in Europa, nonostante il Consiglio d’Europa abbia ammonito gli Stati membri che, quando si raggiunge il 90% della capacità ricettiva, occorre immediatamente intervenire per non arrivare a 100.
Noi in Italia siamo al 132% e, a quanto pare, Governo e Parlamento se ne fregano. Su 47 stati facenti parte del Consiglio d’Europa, l’Italia occupa i primi posti per grave sovraffollamento insieme a Cipro, Romania, Francia, Belgio, Slovenia.
A proposito di pena di morte: sulla pagina di NTC dell’Unità del 29 settembre, c’è un articolo interessante di Valerio Fioravanti sulla sorte di 40 condannati a morte negli Stati Uniti, dipendente dal risultato delle elezioni di quest’anno: qual è l’attenzione rivolta al tema dagli elettori e dai media americani? C’è una cultura profonda del ricorso alla pena di morte negli Stati Uniti?
Con la vostra attività di monitoraggio, potreste dirci qual è la situazione globale circa la pena di morte e se ci sono dei paesi prossimi alla sua abolizione?
Quali sono i paesi in cui il numero di vittime è stato più alto e perché si sceglie di ricorrere alla pena di morte?
Nella campagna elettorale americana la pena di morte ha poco peso. La popolazione statunitense è divisa, da diversi anni, esattamente a metà, e quindi per ogni elettore accontentato, se ne scontenta un altro, non c’è soluzione.
Gli statunitensi rimangono favorevoli alla pena di morte “in linea di principio”, nel senso che la ritengono “potenzialmente adeguata per i reati più gravi”. La percentuale diminuisce quando si chiede loro se ritengono che tutte le condanne siano giuste, e quindi “giuste” tutte le esecuzioni. Di fronte a questa domanda, i “no” salgono altre il 55%. Quindi la pena di morte è giusta “in teoria”, ma è meno giusta “in pratica”.
I migliori osservatori ritengono che tra una decina d’anni la pena di morte sarà abolita in tutti gli stati. Già adesso è abolita in oltre metà degli stati, e le abolizioni proseguono con la media di ½ l’anno. Anche tra gli stati che non hanno ancora abolito la pena di morte, la maggior parte non compie esecuzioni da molto tempo. Ad esempio, in California, lo stato più ricco e più popoloso degli Usa, la pena di morte in teoria è in vigore, ma nessuno viene giustiziato dal 2006.
I media seguono abbastanza attentamente la cronaca relativa alle condanne e alle esecuzioni. Gli Stati Uniti in media giustiziano 20 persone l’anno, e tengono questa media (relativamente bassa, per un paese di 330 milioni di abitanti) da molti anni. Niente in confronto a nazioni come l’Iran, che hanno 800 esecuzioni l’anno con una popolazione di soli 80 milioni. Non si sa più niente della situazione in Cina. Dopo che per alcuni anni l’Occidente ha polemizzato per la grave situazione dei diritti umani in quel paese, è passata una legge che considera “segreto di stato” ogni notizia circa le esecuzioni. Comunque sia, è improbabile che qualcuno possa battere l’Iran: in proporzione la Cina, che ha una popolazione 20 volte maggiore, dovrebbe giustiziare 16.000 persone l’anno, ma le statistiche degli ultimi anni quando era possibile stilarne arrivavano a 2.000.
Gli stati che scelgono di ricorrere alla pena di morte, lo fanno per dare una risposta semplice ma del tutto inadeguata al contrasto dei crimini; i loro rappresentanti istituzionali parlano alla pancia piuttosto che all’intelligenza delle persone ma, se si vanno a vedere le statistiche dei reati più gravi, la minaccia della pena di morte non costituisce affatto un deterrente.
Un'ultima domanda su un tema molto discusso: il 41-bis. Più volte la Corte costituzionale ha sanzionato l'illegittimità della norma, e anche la Corte Edu ha evidenziato i contrasti del regime del carcere duro con le libertà fondamentali; tuttavia, è davvero un istituto di cui si può fare a meno? Deve pensarsi alla sua abolizione o ad un ripensamento, eliminando i divieti e i gravami eccessivi che hanno portato le Corti a qualificare come tortura e comportamento disumanizzante il relativo regime carcerario [in riferimento alle violazioni all’art3 della CEDU, che proibisce la tortura ndr]?
Purtroppo, né la Corte costituzionale né la Corte EDU hanno fino ad oggi ritenuto che il 41-bis sia contrario ai diritti umani o che costituisca in sé una forma di tortura. La Consulta si è limitata a censurare le proroghe del regime non supportate da una motivazione attuale sulla pericolosità soggettiva del detenuto. È poi intervenuta in diverse occasioni per evidenziare l’illegittimità di alcune specifiche restrizioni che apparivano del tutto ingiustificate e discriminatorie come il divieto di cuocere i cibi o di scambiare piccoli beni con i compagni di sezione. La Corte EDU ha riconosciuto la violazione dell’art. 3 della CEDU solo quando il regime era applicato a persona non più capace di intendere e di volere e, di conseguenza, non più in grado neppure in astratto di delinquere.
Temo che siamo ancora lontani dall’abolizione di questo odioso strumento punitivo che non di rado è usato per indurre i reclusi a collaborare con la giustizia. Moltissima parte delle restrizioni imposte sono esclusivamente vessatorie e non rispondono ad alcuna esigenza di sicurezza collettiva. Basterebbe pensare, nell’ambito di una carcerazione ordinaria, ad alcune particolari cautele, quelle necessarie, e solo quelle, a impedire che si commettano dei reati. Nonostante le difficoltà, occorre continuare a sollecitare le Corti superiori affinché la misura del 41-bis non si riduca come accade oggi non di rado ad una forma di tortura che uno stato democratico non può certo permettersi.
Share the post
L'Autore
Nicola Salutari
Categories
Tag
carcere 41bis Nessuno Tocchi Caino emergenza sovraffollamento Death penalty Elezioni USA