In risposta all’affermazione di Donald Trump di voler riprendere i test sulle armi nucleari dopo anni di stop previsti dal Nuclear-Test-Ban Treaty (CTBT), il presidente russo Vladimir Putin ha incaricato il Consiglio di sicurezza del Cremlino di elaborare proposte per una possibile riapertura dei test atomici. Secondo il leader russo, Mosca adotterà “misure reciproche” a fronte del cambio di linea annunciato da Washington. La Russia non effettua test nucleari dal collasso dell’Unione Sovietica nel 1991, ma le tensioni crescenti tra le due potenze hanno riportato la questione in primo piano. Nelle ultime settimane si è registrato un sensibile aumento della frustrazione del presidente statunitense nei confronti di Putin. Malgrado numerosi incontri e colloqui telefonici, il Cremlino non avrebbe preso alcun provvedimento per fermare la guerra in corso in Ucraina, un elemento che ha ulteriormente deteriorato i rapporti tra i due Paesi. A conferma di questo peggioramento, Trump ha cancellato il summit previsto in ottobre in Ungheria con il presidente russo, prima di imporre nuove sanzioni contro due delle maggiori compagnie petrolifere della Federazione Russa.
La decisione di Trump di riaprire il dossier dei test nucleari è giunta anche in seguito al test del nuovo missile Burevestnik, progettato per trasportare testate nucleari. Secondo la linea ufficiale russa, l’arma rappresenterebbe un passo avanti significativo nel panorama strategico globale. Il ministro della Difesa russo Andrei Belousov ha affermato che le recenti azioni di Washington hanno innalzato il livello di minaccia nei confronti della Russia, rendendo “imperativo” mantenere le forze nucleari in una condizione operativa tale da garantire una risposta immediata a un eventuale confronto. Nella stessa direzione si è espresso il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov, secondo cui la preparazione ai test continuerà fino a quando non saranno chiarite le “reali intenzioni” degli Stati Uniti.
Parallelamente, il test russo del missile da crociera Burevestnik concepito per aggirare le difese missilistiche terrestri e teoricamente dotato di un’autonomia quasi illimitata ha riacceso il dibattito internazionale sulle nuove capacità strategiche della Russia. Nonostante le dichiarazioni trionfalistiche di Mosca, alcuni analisti occidentali hanno espresso dubbi sulla veridicità dei risultati comunicati e sull’effettivo successo del test. Le immagini diffuse dai media russi mostrano Putin in tenuta militare mentre discute con i vertici delle forze armate. Il capo di Stato maggiore Valery Gerasimov ha dichiarato che il Burevestnik avrebbe percorso 14.000 chilometri durante una prova, rimanendo in volo per 15 ore, precisando che tali prestazioni non rappresenterebbero il limite massimo del sistema. Dopo il test, Putin ha affermato la necessità di preparare le infrastrutture per il dispiegamento del missile nelle forze armate, descrivendolo come un’arma “invulnerabile” agli attuali e futuri sistemi di difesa missilistica. Il 9M730 Burevestnik, noto anche come “storm petrel”, è un missile da crociera a propulsione nucleare lanciato da basi terrestri, progettato per volare a bassa quota e trasportare una testata nucleare. La NATO lo identifica con il nome in codice SSC-X-9 Skyfall. Presentato ufficialmente da Putin nel marzo 2018, il sistema sarebbe secondo il Cremlino dotato di autonomia illimitata e capace di eludere anche le difese missilistiche statunitensi più avanzate.
Tuttavia, numerosi esperti occidentali contestano l’effettivo valore strategico del missile. Secondo queste valutazioni, il Burevestnik non introdurrebbe capacità sostanzialmente nuove nell’arsenale russo rispetto ai sistemi già esistenti e presenterebbe inoltre un rischio significativo di rilascio di radiazioni lungo il percorso di volo, a causa della sua propulsione nucleare. Quest’ultima è stata progettata per consentire al missile di volare molto più lontano e più a lungo rispetto ai tradizionali motori turboreattori che sono limitati dal carburante trasportabile rendendo possibile mantenerlo in aria per periodi prolungati prima di colpire un bersaglio.
A conferma di ciò, la Nuclear Threat Initiative (NTI), un’organizzazione statunitense attiva nel campo della sicurezza internazionale, ha sostenuto che il missile potrebbe restare in volo per giorni. In un rapporto pubblicato nel 2019, la NTI ha descritto in dettaglio il potenziale impiego del Burevestnik: il missile sarebbe in grado di trasportare una o più testate nucleari, circumnavigare il globo a bassa quota, evitare le difese missilistiche e seguire traiettorie irregolari, per poi sganciare le testate in punti difficili da prevedere. Tuttavia, la stessa NTI sottolinea come tali capacità, se fossero realmente operative, comporterebbero rischi estremamente elevati dal punto di vista ambientale e della sicurezza.
Il programma è inoltre segnato da un record di test falliti. Nel 2019, almeno cinque specialisti nucleari russi morirono in un’esplosione con rilascio di radiazioni durante un esperimento nel Mar Bianco. Fonti dell’intelligence statunitense ipotizzarono che l’incidente fosse legato proprio a un test del Burevestnik. Putin consegnò alle vedove delle vittime alte onorificenze statali, sostenendo che l’arma sviluppata dai loro mariti fosse “senza eguali al mondo”, pur evitando di menzionarne esplicitamente il nome. Nonostante le difficoltà e gli incidenti, il presidente russo ha annunciato nell’ottobre 2023 un test pienamente riuscito del missile.
Sul piano politico, la reazione di Donald Trump riflette una lettura strategica precisa: l’ex presidente statunitense ha spesso descritto la Russia come una “tigre di carta”, incapace di sottomettere rapidamente l’Ucraina. Tuttavia, secondo questa interpretazione, il messaggio lanciato da Mosca è che la Russia resta un competitore militare di primo piano, soprattutto nel settore delle armi nucleari. Di conseguenza, le aperture russe sul controllo degli armamenti dovrebbero essere valutate con attenzione e approfondite.
Per quanto riguarda l’Occidente, il messaggio di Putin si inserisce in un contesto di crescente tensione. Dopo che gli Stati Uniti hanno deciso di fornire all’Ucraina intelligence su obiettivi energetici a lungo raggio situati in territorio russo, il Cremlino ha voluto ricordare che Mosca è in grado di colpire a sua volta qualora lo ritenesse necessario. L’iniziativa russa si colloca nella più ampia strategia di intimidazione nucleare finalizzata a influenzare le scelte politiche di Washington: dai trasferimenti di armi all’Ucraina, alle posizioni negoziali in un eventuale accordo di pace, fino alla possibilità di spingere gli Stati Uniti ad accettare un’intesa informale annuale che mantenga i limiti numerici del trattato New START, ma senza ispezioni.
Con il Burevestnik, infine, Putin punta anche a influenzare la percezione statunitense sullo stato delle capacità nucleari russe e sull’avanzamento dei programmi di modernizzazione dell’arsenale. L’obiettivo sarebbe far apparire credibile la possibilità che Mosca possa modernizzare, diversificare ed espandere le proprie forze nucleari anche in assenza di un accordo bilaterale sul controllo degli armamenti. Resta tuttavia da capire se il progetto sia realmente spinto dalla volontà di superare le significative difficoltà tecniche finora incontrate e proseguire nello sviluppo, oppure se rappresenti una leva negoziale di peso in vista di futuri colloqui sul controllo delle armi strategiche. Gli Stati Uniti, secondo questa lettura, dovrebbero comunque essere cauti di fronte all’intenzione russa di utilizzare test e dimostrazioni di questo tipo per alimentare timori tra i decisori politici americani.