A cura del Dott. Pierpaolo Piras, studioso di Geopolitica e componente del Comitato per lo Sviluppo di Mondo Internazionale APS
Il Regno Unito e l'Unione Europea hanno annunciato una serie di nuovi accordi storici e di vasta portata che riguardano il commercio, sicurezza, difesa e salvaguardia dei confini. Tutti in corso di ulteriori rifiniture. Dal voto sulla Brexit del 2016, il COVID e i conflitti hanno cambiato radicalmente il panorama economico globale, con i consumatori che ne risentono tuttora quotidianamente. Potrebbe quindi essere giunto il momento per compiere un "reset" virtuoso delle relazioni tra il Regno Unito e il suo principale partner commerciale.
Oltre agli scambi commerciali, le due parti hanno concordato di proseguire i negoziati sul perfezionamento del programma di mobilità giovanile. In futuro, i viaggiatori con passaporto britannico potranno utilizzare i varchi elettronici ed evitare lunghe code in alcuni paesi europei. Ma l'accordo è anche irto di rischi di natura politica, poiché i partiti di opposizione cercano di capitalizzare sulla spinosa questione di relazioni più strette tra Regno Unito e Unione Europea.
Le buone notizie degli esperti
L'accordo di ripristino di alcuni asset tra Regno Unito e UE segna un cambiamento pragmatico nelle relazioni post-Brexit. E per i consumatori, dovrebbe apportare alcuni miglioramenti significativi, seppur ancora modesti. Uno dei vantaggi più tangibili si vedrà probabilmente al supermercato. Con meno controlli e meno burocrazia per le importazioni di prodotti alimentari, in particolare quelli di origine animale e vegetale, le catene di approvvigionamento dovrebbero diventare nel tempo più fluide ed efficienti. In teoria, questo si traduce in meno ritardi, una migliore disponibilità e, in ultima analisi, prezzi più bassi per i prodotti di uso quotidiano. Questi già si sono visti nel corso del 2025.
Per i consumatori che hanno risentito dell'aumento dei costi dei prodotti alimentari da quando il Regno Unito ha lasciato l'UE, questo rappresenterà un gradito sollievo per gli scambi bilaterali. Per le aziende dei produttori di carne, specie quella bovina e suina, significa che hamburger e salsicce britannici potranno tornare sugli scaffali dell'UE. Questa è stata una grande vittoria per i produttori alimentari del Regno Unito in quanto, dopo anni di inutile carico burocratico e restrizioni di vario tipo, apre le porte a maggiori esportazioni, più posti di lavoro e una nuova fiducia in tutto il settore.
È un segno che i rapporti commerciali si stanno riscaldando positivamente, anche se alcune pratiche burocratiche e normative rendono ancora le cose difficili, soprattutto per le piccole imprese. Tutto sommato, però, è un passo positivo nella giusta direzione.
Tuttavia, l'accordo presenta dei limiti. Non ripristina il pieno accesso al mercato unico né l'ampiezza delle tutele europee previste per i consumatori che un tempo l'appartenenza all'UE garantiva. E mentre i diritti di pesca potrebbero sembrare lontani per molti consumatori urbani, le ricadute economiche sulle comunità costiere potrebbero alla fine farsi sentire più ampiamente.
L'accordo sulla pesca ha aperto la strada al "reset"
Questi sono stati i primi passi verso il tanto decantato "reset" laburista tra Regno Unito e UE. L' annuncio di accordi tra Regno Unito e UE ha riguardato sicurezza, energia e pesca. Ma l'annuncio non è all'altezza delle priorità chiave del Regno Unito per il rilancio dell'economia , che includono una serie di misure volte a facilitare gli scambi con quello che è ancora il principale partner commerciale e mercato del Regno Unito. Secondo i dati della Unione Europea, nel 2024, il blocco commerciale rappresentava il 48% delle esportazioni di beni del Regno Unito, il 36% delle esportazioni di servizi e il 51% delle importazioni di beni.
La pesca rappresenta circa il 5% delle esportazioni di prodotti agricoli, ittici e forestali del Regno Unito e lo 0,03% dell'economia del Paese. Si tratta forse di una quota del PIL inferiore a quanto molti possano pensare. Tuttavia, data la concentrazione regionale del settore ittico, è di vitale importanza per queste comunità. La situazione è la medesima per quanto riguarda i paesi dell'UE.
La pesca è stata una questione difficile da affrontare nei negoziati per la stipula di un accordo commerciale e di cooperazione (TCA) tra Regno Unito e UE del 2021. Nell'ambito del TCA, l'UE ha accettato di eliminare gradualmente il 25% della sua quota di catture ittiche nelle acque britanniche.
Esisteva anche un'intesa sui permessi di pesca per specie soggette a quote di pesca, che avrebbe consentito alle flotte di pescare nelle rispettive acque territoriali. I termini di tale intesa sarebbero scaduti nel giugno 2026. Il presidente francese Emmanuel Macron ha insistito sul fatto che, senza un accordo sulla pesca, non avrebbe accettato altri ambiti del riassetto. E i paesi del Mare del Nord si sono uniti alla richiesta di negoziare un accordo sulla pesca. Una richiesta difficile per il governo britannico, viste le forti critiche dei partiti di opposizione.
Questo accordo regola l'accesso alla pesca per i prossimi 12 anni.
Nonostante il suo limitato impatto economico in termini assoluti, la sua importanza politica non va sottovalutata. È un chiaro segnale dell'impegno del governo Starmer a progredire nelle relazioni con l'UE, particolarmente rilevante in un periodo di complesse relazioni commerciali globali.
Altre misure proposte includono l'esenzione dall'obbligo di presentare dichiarazioni di sicurezza, un accordo sulle misure sanitarie e fitosanitarie (SPS) e un accordo veterinario per facilitare il commercio agricolo. Questi aspetti formali sono inclusi nella nota recentemente pubblicata, nella quale il Regno Unito e l'UE si impegnano a collaborare per raggiungere un accordo sulle misure SPS.
Gli accordi SPS (Sanitary and Phytosanitary Measures) sono un insieme di regole dell'Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC) che stabiliscono i criteri per le misure di protezione della salute umana, animale e vegetale (es. sicurezza alimentare, controllo malattie) applicabili nel commercio internazionale, per garantire la sicurezza dei prodotti e prevenire barriere commerciali ingiustificate, spesso negoziati in specifici contesti come l'accordo UE-Regno Unito per facilitare il commercio agroalimentare.
Ma l'accordo sulla pesca rappresenta il superamento di un ostacolo importante sulla strada verso il ripristino.
Grande spinta per il principale esportatore alimentare del Regno Unito
Questo accordo tra Regno Unito e Unione Europea ha importanti implicazioni per l'industria scozzese del salmone, una parte vitale dell'economia scozzese. Nel 2024, le esportazioni di salmone hanno raggiunto la cifra record di 844 milioni di sterline, con la Francia che rappresenta il 55% del totale.
Il salmone è il principale prodotto alimentare esportato dal Regno Unito e, in quanto tale, trarrà beneficio dalla riduzione dei controlli doganali e delle formalità burocratiche previste dall'accordo. Ciò faciliterà l'accesso ai mercati dell'UE.
Dalla Brexit, il settore ha dovuto affrontare ritardi nelle esportazioni, costi più elevati e una perdita annua stimata di 80-100 milioni di sterline nelle vendite nell'UE a causa dei nuovi ostacoli normativi.
Il Department for Business and Trade (DBT) britannico, prevede che l'accordo potrebbe apportare un contributo di 9 miliardi di sterline all'economia entro il 2040, con un incremento per settori agroalimentari come l'allevamento del salmone. Tuttavia, l'accordo estende anche i diritti di pesca dell'UE nelle acque britanniche fino al 2038, il che potrebbe compromettere gli ecosistemi marini essenziali per l'allevamento del salmone.
Sebbene il salmone venga allevato in recinti marini, necessita di ambienti marini puliti e stabili che potrebbero essere compromessi da un'intensa attività di pesca. L'accordo rimane inoltre politicamente fragile in quanto future controversie o modifiche tra Regno Unito e Unione Europea potrebbero comportare revisioni, creando incertezza nella pianificazione degli investimenti a lungo termine. Sebbene l'accordo offra chiari vantaggi commerciali, il settore deve bilanciare le opportunità di crescita con i rischi ambientali e politici.
L'accordo sulla difesa potrebbe dare impulso sia all'economia che alla sicurezza del Regno Unito
L'accordo sembra l'inizio di un percorso verso legami economici più stretti tra Regno Unito e Unione Europea, invertendo la tendenza del Regno Unito al disimpegno dall'Europa dopo la Brexit.
La crescita dell'economia del Regno Unito è stata lenta negli ultimi anni e gli esportatori si trovano ad affrontare l'incertezza dovuta alle recenti politiche commerciali statunitensi. Pertanto, qualsiasi opportunità per le aziende britanniche di accedere più facilmente ai mercati dell'UE deve essere considerata positiva per la crescita economica.
Una crescita economica più rapida sarà fondamentale per consentire alla cancelleria britannica di rispettare le sue "regole fiscali" (ridurre il debito pubblico e prendere in prestito denaro destinato solo agli investimenti). Contribuirà anche a evitare ulteriori tagli alla spesa pubblica.
L'indebitamento del Regno Unito è attualmente superiore a quanto previsto dall'Office for Budget Responsibility solo un anno fa.
L'accordo su sicurezza e difesa è un settore di particolare interesse per la crescita. Secondo il governo britannico, l'accordo "apre la strada" alla partecipazione delle aziende britanniche al corposo programma di appalti congiunti dell'UE pari a un totale di circa 150 miliardi di euro (126 miliardi di sterline) per il riarmo tattico e strategico dell'intera Europa.
L'UE sta incrementando la spesa per la sicurezza alla luce della volontà dell'amministrazione Trump di ridurre il suo sostegno alla NATO, e l'industria della difesa del Regno Unito potrebbe trarre reale beneficio.
Un patto di sicurezza per i cambiamenti avvenuti nel mondo
La difesa era stata menzionata anche nell'accordo commerciale e di cooperazione UE-Regno Unito del 2021 con il leader Boris Johnson. Ma il mondo è fortemente cambiato, soprattutto negli ultimi sei mesi. E gli Stati Uniti non sembrano più intenzionati a garantire la sicurezza strategica dell'Europa.
Il nuovo patto di difesa e sicurezza UE-Regno Unito riconosce pienamente l'attuale assetto geopolitico con tutte le sue criticità e cerca di mitigare le minacce russe e di altro tipo provenienti dall'esterno investendo su larga scala nelle capacità di difesa europee.
Per le aziende britanniche operanti nel settore della difesa e in settori correlati, molte delle quali sono già leader mondiali nel settore, questa rappresenta un'opportunità per partecipare a un fondo di difesa da 150 miliardi di sterline denominato Security Action for Europe (SAFE). Dalla fine della Guerra Fredda, la spesa per la difesa del Regno Unito e dell'Europa è diminuita significativamente rispetto al PIL.
Il recente patto di difesa tra Regno Unito e Unione Europea rappresenta una svolta di portata storica per l’economia britannica, offrendo nuove prospettive di crescita e rafforzamento dell’occupazione.
Pur riconoscendo il ruolo centrale dei grandi produttori di armamenti come BAE Systems e Babcock, il vero potenziale di sviluppo risiede nella capacità di coinvolgere un ecosistema industriale più ampio, che abbraccia settori altamente strategici come la sicurezza informatica, il digitale, l’intelligenza artificiale e le tecnologie informatiche più avanzate.
Nel contesto attuale, segnato da un’accelerazione delle minacce globali e da una crescente consapevolezza della vulnerabilità delle infrastrutture più critiche, la sinergia tra questi settori è destinata a generare effetti moltiplicatori sull’economia. La sicurezza informatica, ad esempio, non è più solo un presidio difensivo, ma un asset strategico su cui si fondano tanto l’efficienza delle industrie quanto la salvaguardia della sovranità nazionale.
L’integrazione dell’intelligenza artificiale nelle piattaforme di difesa e la digitalizzazione dei processi industriali non solo incrementano la competitività delle aziende britanniche, ma creano nuove filiere occupazionali, esaltando il valore delle competenze trasversali e dell’innovazione tecnologica.
Affinché il Regno Unito possa cogliere appieno queste opportunità, è imprescindibile che la strategia industriale nazionale si concentri sullo sviluppo delle competenze, investendo nella formazione specialistica e nel trasferimento di conoscenze tra mondo accademico e industria. Solo così sarà possibile costruire un capitale umano capace di guidare la trasformazione digitale e difensiva per il futuro del Paese.
Un ulteriore pilastro di questa rinnovata stagione industriale è rappresentato dall’industria siderurgica nazionale.
Le nuove garanzie sulle esportazioni di acciaio verso l’UE, in un momento di forte incertezza per il comparto, offrono respiro e stabilità a un settore cruciale.
L’acciaio, cuore pulsante delle infrastrutture e della difesa, si conferma elemento imprescindibile della sovranità produttiva britannica.
In un contesto internazionale in rapida evoluzione, la capacità di innovare e proteggere la produzione di acciaio diventa un fattore strategico, garantendo occupazione qualificata e sostenendo sostanzialmente la crescita economica su scala nazionale.
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