Relazioni UE-Ucraina: un nuovo accordo commerciale nel pieno delle tensioni con Mosca

Lo scoppio della guerra in Ucraina ha comportato molti cambiamenti nelle dinamiche economiche tra Kiev e Bruselles; l’accordo raggiunto a giugno segna una nuova fase commerciale, che potrebbe avere conseguenze soprattutto per l’Ucraina, proprio mentre l’offensiva russa raggiunge i livelli più massicci dall’inizio della guerra.

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  Cristel Vinciguerra
  07 July 2025
  5 minutes, 33 seconds

Il 30 giugno la Commissione europea ha annunciato il raggiungimento di un nuovo accordo di principio per le relazioni commerciali con l’Ucraina, dopo quasi un mese di negoziazioni seguite alla scadenza, lo scorso 5 giugno 2025, delle precedenti Misure Commerciali Autonome, introdotte in maniera eccezionale in seguito allo scoppio della guerra.

L’accordo deve essere ancora finalizzato, nei dettagli tecnici, e l’adozione finale verrà presa dal consiglio di associazione tra UE ed Ucraina; l’ottimismo di Maroš Šefčovič, Commissario per il commercio, e di Christophe Hansen, Commissario per l’agricoltura, nei confronti del nuovo sistema commerciale, non è stato corrisposto allo stesso modo da Vitalii Koval, ministro dell’agricoltura ucraino, che insieme ad altre figure istituzionali supportava l’idea del mantenimento del libero accesso dei beni ucraini al mercato europeo.

Le precedenti misure avevano introdotto una piena liberalizzazione commerciale tra Ucraina ed UE, tramite l’eliminazione delle tariffe e delle quote di importazione di prodotti agricoli ucraini nei Paesi UE. L’introduzione delle Misure Commerciali Autonome ha avuto un impatto considerevole sull’Ucraina, che in seguito al blocco delle rotte sul Mar Nero dovuto alla presenza di mine navali, ha potuto contare sulle esportazioni via terra verso i mercati europei; dal 2022 l’Unione Europea è diventata quindi il maggior partner commerciale dell’Ucraina, rappresentando oltre il 50% dello scambio di merci di quest’ultima, con un volume di scambi che nel 2024 ha raggiunto i 67,2 miliardi di euro. L’apertura dei mercati europei ha quindi costituito un supporto essenziale per l’economia Ucraina, soprattutto considerando che per quest’ultima, i Paesi europei sono i destinatari del 60% degli export totali (secondo i dati del 2024), mentre nei mercati europei, l’Ucraina rappresenta solo l’1,3% degli scambi totali di merci.

Il libero commercio ha avuto un ruolo rilevante nel sostenere l’economia ucraina e lo sforzo bellico durante i tre anni del conflitto; fonti ucraine stimano che la reintroduzione delle tariffe e delle quote sulle importazioni potrebbe avere conseguenze dirette sulle capacità di supportare economicamente la difesa dei territori occupati, stimando la perdita di circa 3 miliardi di euro all’anno in mancati ricavi dalle esportazioni, comportando una riduzione dell’1% del PIL del Paese, che si sommerebbe alle già alte perdite economiche legate all’occupazione ed alla distruzione operata dall’esercito russo.

Il nuovo accordo porterà alla reintroduzione delle tariffe commerciali secondo gli accordi precedenti all’adozione delle misure speciali nel 2022; tuttavia, alcuni prodotti manterranno un regime di liberalizzazione, mentre per altri è previsto un aumento delle quote di importazione nei Paesi europei, consentendo quindi il mantenimento di alcune agevolazioni commerciali per l’Ucraina. La Commissione europea ha riveduto gli accordi per tutelare i mercati agricoli interni, rispondendo a forti pressioni politiche dai Paesi membri, che temevano le conseguenze a lungo termine e la competitività dei prodotti agricoli ucraini nei mercati nazionali. Queste misure non sono state accolte con favore da diversi Paesi europei, in particolare Polonia, Romania, Slovacchia ed Ungheria, che già dal 2023 avevano annunciato un blocco unilaterale nei confronti delle importazioni di prodotti agricoli ucraini, considerati eccessivamente competitivi per le loro economie, e che durante le trattative per i nuovi accordi commerciali avevano invece favorito una posizione più restrittiva rispetto al ritorno delle tariffe e quote antecedenti al 2022.

I nuovi accordi tengono però in considerazione la sensibilità dei mercati soprattutto per quanto riguarda i prodotti agricoli: per le categorie di prodotti considerate più importanti per l’equilibrio dei mercati, come grano e uova, sono previsti aumenti molto ridotti nelle quote di importazione, rispetto ad altre categorie che hanno invece ottenuto il mantenimento della piena liberalizzazione, in quanto considerati meno rilevanti per l’equilibrio dei mercati. Gli accordi prevedono inoltre la possibilità di attivare un meccanismo di salvaguardia, che consenta l’adozione di misure di contenimento delle importazioni nel caso in cui queste stiano causando effetti negativi sull’economia di una delle due parti. La nuova cornice di cooperazione commerciale supporta anche l’integrazione del mercato ucraino con quello dell’Unione europea, tramite il progressivo allineamento della produzione ucraina agli standard europei, il cui completamento è previsto per il 2028.

Le trattative commerciali avvengono in un momento molto delicato per l’Ucraina: l’escalation del conflitto in Medio Oriente ha spostato l’attenzione internazionale dalla guerra con la Russia, la quale ha colto l’opportunità per portare avanti la più grande offensiva aerea dall’inizio delle ostilità con l’Ucraina, con il lancio di più di 500 attacchi aerei nella notte tra il 28 ed il 29 giugno. Lo stallo delle trattative proposte dal Presidente statunitense Trump per mediare la risoluzione del conflitto, il blocco della spedizione di munizioni statunitensi al fronte ucraino, e la progressiva riduzione della solidarietà europea, potrebbero aver contribuito ad incentivare l’offensiva russa, davanti alla percezione della maggiore vulnerabilità e minor supporto internazionale alla difesa ucraina. La cessazione del libero commercio con l’Unione Europea potrebbe essere letta dal Cremlino come un ulteriore distacco europeo dal supporto alla difesa del Paese.

Tuttavia, non solo resta forte l’impegno, del Governo di Kiev come di quelli dei Paesi europei, di sostenere l’adesione dell’Ucraina all’UE, anche tramite il rafforzamento della competitività economica; la fine del libero scambio offre l’opportunità all’economia ucraina di diversificarsi ed ampliarsi, liberandosi da un’eccessiva dipendenza dai mercati europei che si è costruita solo in seguito allo scoppio del conflitto, e che ha progressivamente reso l’economia del Paese vulnerabile ai cambiamenti nella volontà politica tra i Paesi europei, come avvenuto nel 2023 in seguito ai blocchi commerciali e stradali portati avanti dalla Polonia nei confronti delle esportazioni ucraine. Gli accordi raggiunti a giugno aprono quindi una nuova fase nei rapporti UE-Ucraina, contestualmente a grandi cambiamenti nello scenario internazionale, che pongono notevoli sfide per l’esecutivo di Kiev, che dovrà riuscire a ristrutturare le proprie esportazioni e contemporaneamente superare, con meno supporto internazionale, le crescenti offensive russe.

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Cristel Vinciguerra

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