Venezuela: il terremoto aggrava la crisi umanitaria

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  Aurora Mazzola
  08 July 2026
  3 minutes, 50 seconds

Mercoledì 24 giugno alle 18.04 (ora locale) una scossa di terremoto di magnitudo 7.2 ha investito il Venezuela, con epicentro a 200km a ovest di Caracas. Dopo soli 39 secondi e a 45 km di distanza, una nuova scossa di magnitudo 7.5 ha colpito la zona. Nei giorni successivi si sono verificate diverse scosse di assestamento, delle quali la più forte il 29 giugno a La Guaira, una delle zone più colpite dal sisma, di magnitudo 5.1.

Al 4 luglio 2026, sono state accertate 2954 vittime e 16592 feriti. Il presidente dell’Assemblea Nazionale Venezuelana, Jorge Rodríguez, ha annunciato che i soccorsi hanno salvato 6462 persone e hanno distribuito 9.480 tonnellate di alimenti e 78.400 pacchi viveri. Il governo venezuelano ha annunciato l’allestimento di accampamenti provvisori a La Guaira, Caracas e negli stati di Miranda e Carabobo per accogliere i 26mila sfollati.

La necessità di aiuti umanitari internazionali

Carlotta Wolf, portavoce dell’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR) ha annunciato un drastico aumento dei bisogni umanitari e di protezione nelle zone colpite dal sisma: “A La Guaira, lo stato colpito più duramente, la carenza di cibo è diffusa, i servizi di base sono interrotti e le comunicazioni sono state in gran parte interrotte. Le tensioni all’interno delle comunità stanno aumentando poiché l’accesso agli aiuti rimane limitato”. Prima del sisma, erano otto milioni le persone bisognose di aiuti umanitari in Venezuela; ora gli aiuti umanitari internazionali sono fondamentali per riuscire a soccorrere le persone intrappolate nelle macerie e per contrastare la mancanza di cibo, acqua potabile, accampamenti e il rischio di epidemie.

Amnesty International ha rilasciato un comunicato in cui chiede alle autorità venezuelane di offrire assistenza nel rispetto del diritto alla vita, all’integrità fisica e alla libertà per evitare l’acuire delle già presenti crisi umanitarie e dei diritti umani nel territorio. Amnesty International chiede l’abolizione immediata delle leggi anti-ong che limitano le attività di organizzazioni che potrebbero fornire assistenza fondamentale in questa situazione di crisi che necessita assistenza umanitaria e solidarietà anche a livello internazionale. Particolare attenzione viene rivolta ai detenuti politici, per i quali Amnesty International continua a chiedere la scarcerazione: si chiede l’accesso ai centri di detenzione agli organismi per i diritti umani in modo da poter verificare le loro condizioni di salute e fornire assistenza.

Militarizzazione e saccheggi nelle aree colpite dal sisma

Provea, Programma Venezuelano di Educazione-Azione sui Diritti Umani, ha denunciato lo scarso impegno delle autorità nel garantire cibo ed acqua agli sfollati sostenendo che il governo sta privilegiando il controllo di polizia nel territorio rispetto all’assistenza umanitaria. Le zone colpite dal sisma sono diventate zone militarizzate, con una forte presenza di militari, polizia e intelligence, che ostacolano i soccorsi.

Esemplare è il caso della squadra di soccorritori cileni: i militari venezuelani hanno eseguito numerosi controlli sui documenti dei soccorritori cileni, interrompendo e rallentando le attività di soccorso ai sopravvissuti. Un militare venezuelano ha giustificato i continui controlli e intimidazioni ai soccorritori cileni affermando di aver ricevuto l’ordine di verificare che non fossero spie di Cile o Stati Uniti.

Nelle zone devastate dal sisma sono stati segnalati episodi di saccheggi: negozi e supermercati sono stati presi di mira dai sopravvissuti, in particolare per prendere beni di prima necessità come cibo, acqua e vestiti. Alcuni volontari hanno raccontato che la polizia è intervenuta solo in caso di furti di beni non essenziali. Sono però molte le denunce da parte di civili che dichiarano di aver assistito a saccheggi e furti da parte di militari e poliziotti. Questo fenomeno, già verificatosi durante la tragedia di Vargas nel 1999 e comune in situazioni simili di crisi, è stato condannato dal Ministero di Giustizia venezuelano con l’annuncio dell’arresto di quattro agenti di polizia, mentre il ministro dell’Interno ha difeso le forze dell’ordine e accusato i social di diffondere fake news.

L’accesso dei corrispondenti internazionali nello stato di La Guaira è stato sospeso per 48 ore dal ministero della Comunicazione per “ragioni sanitarie” e per limitare i rumori nelle aree di soccorso. Questa limitazione è stata condannata dal Sindacato nazionale dei lavoratori della stampa del Venezuela (Sntp) poiché la copertura giornalistica è fondamentale per fornire informazioni ufficiali e tempestive alle famiglie delle vittime.

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Aurora Mazzola

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