Il lato oscuro della moda

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  Valeria Fraquelli
  20 August 2025
  4 minutes, 24 seconds

Tutti noi molto spesso siamo invogliati a comprare vestiti nuovi, li vediamo belli e con un bello stile che piace a noi, sono all’ultima moda, si trovano nei negozi low-cost e poi se ad un certo punto non ci piacciono più possiamo sempre renderli o buttarli via.

Purtroppo, siamo caduti nella trappola della fast fashion, la moda veloce che fa uscire collezioni sempre diverse in brevissimo tempo a basso prezzo e di solito di scarsa qualità. Vogliamo vestiti nuovi da mettere per poco tempo e allora eccoci accontentati con capi che sembrano belli e poi dopo pochi lavaggi diventano scarti da buttare e in questo modo creiamo molti rifiuti e molto inquinamento.

La fast fashion, almeno in teoria, sarebbe un “un approccio al design, alla creazione, alla vendita dell’abbigliamento che enfatizza la necessità di rendere i fashion trend disponibili ai consumatori in maniera veloce ed economica”. Ma sappiamo bene che non è così, è moda scadente che non ha nessun valore, fatta con coloranti tossici molto dannosi per la salute e per l’ambiente. Tutte le sostanze, spesso molto pericolose, di cui sono pieni gli abiti della fast fashion quando i capi vengono gettati via entrano nell’ambiente e creano danni enormi soprattutto agli ecosistemi più fragili, riempiono il solo, l’acqua di microplastiche e alla lunga rendono l’aria irrespirabile.

Negli ultimi anni la moda è diventata un grande business, si guarda il numero di capi venduti e la qualità passa in secondo piano, prevale il modello “see-now-buy-now" cioè hai visto adesso un abito e adesso lo puoi comprare e non importa dove ti trovi. Un consumatore passando davanti alle vetrine di un negozio di fast fashion deve trovare sempre vestiti nuovi per essere continuamente invogliato a comprare, alla fine si crea un circolo vizioso in cui si comprano sempre più abiti di scarsa qualità che durano sempre meno.

Del resto, il mercato dei vestiti è sempre più veloce, vengono create continuamente nuove collezioni e la qualità si abbassa drasticamente, vengono usati materiali sempre più inquinanti, pieni di sostanze chimiche pericolose per la nostra salute e per l’ambiente.

Si cercano sempre più abiti di bassa qualità a prezzi molto bassi e si prevede il lancio di nuove collezioni continuamente e in tempi brevissimi. Ma questo è il modo migliore per un vero e proprio disastro tra la natura che soffre e i lavoratoti che rischiano la loro salute, e non sono i soli.

Esiste un lato oscuro della moda, il fast fashion inquina, e tantissimo, non c’è nessun rispetto per l’ambiente e gli animali che lo abitano, si sversano coloranti e altre sostanze chimiche molto corrosive e tossiche.

Sono ben 80 miliardi i capi d’abbigliamento prodotti ogni anno, e la stragrande maggioranza vengono usati pochissime volte e poi sono dei rifiuti da buttare, la moda è cambiata, non ci piacciono più oppure erano talmente scadenti che dopo pochi lavaggi il loro ciclo vitale era già concluso.

Il grandissimo impatto sull’ambiente rende quelle aree dove vengono confezionati gli abiti che poi andranno ad alimentare l’enorme catena di fornitori della fast fashion luoghi da incubo in cui vivere anche per gli esseri umani. La situazione è a dir poco drammatica, con intere aree che vengono deforestate per fare posto a nuove fabbriche e i tanti rifiuti che vengono scaricati nella natura con danni gravissimi per l’ecosistema.

Basta pensare che “nel mondo oggi acquistiamo circa 80 miliardi di nuovi capi d’abbigliamento ogni anno: 4 volte di più rispetto a quanto consumavamo negli anni 90. Acquistiamo di più, usiamo il capo qualche volta per poi stancarci e gettarlo via: ad esempio nei paesi occidentali in media ogni persona porta solo il 70% dei capi che ha nel guardaroba e produce 70Kg di rifiuti tessili l’anno. I rifiuti provenienti dall’industria tessile rappresentano il 5% dei rifiuti globali. L’impatto sull’ambiente di questo comportamento è significativo sia in termini di rifiuti non degradabili (fibre come poliestere, nylon e acrilico sono plastiche) che di sfruttamento delle risorse quali energia, prodotti chimici e acqua impiegati nella produzione” e molti di questi rifiuti finiscono nei Paesi in via di sviluppo dove un po’ vengono riutilizzati e in larga maggioranza vengono buttati in grandi discariche spesso abusive.

Un altro grande problema è quello dello sfruttamento dei lavoratori e del lavoro minorile.

La fast fashion, infatti, si basa sullo “sfruttamento della manodopera a basso costo nei paesi in via di sviluppo. La produzione viene dislocata in paesi in cui non esiste una sistema di tutela efficace dei lavoratori, spesso anche bambini, e in cui è legittimo lo sfruttamento di operai che lavorano in condizioni di scarsa sicurezza, in ambienti malsani e non sono pagati adeguatamente”.

In conclusione, per mettere un chiaro stop alla fast fashion dovremo cominciare a comprare meno abiti ma ben fatti, magari più costosi ma fatti per durare nel tempo e la natura, come la nostra salute, ci ringrazierà.

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L'Autore

Valeria Fraquelli

Mi chiamo Valeria Fraquelli e sono nata ad Asti il 19 luglio 1986. Ho conseguito la Laurea triennale in Studi Internazionali e la Laurea Magistrale in Scienze del governo e dell’amministrazione presso l’Università degli Studi di Torino. Ho anche conseguito il Preliminary English Test e un Master sull’imprenditoria giovanile; inoltre ho frequentato con successo vari corsi post laurea.

Mi piace molto ascoltare musica in particolare jazz anni '20, leggere e viaggiare per conoscere posti nuovi ed entrare in contatto con persone di culture diverse; proprio per questo ho visitato Vienna, Berlino, Lisbona, Londra, Malta, Copenhagen, Helsinki, New York e Parigi.

La mia passione più grande è la scrittura; infatti, ho scritto e scrivo tuttora per varie testate online tra cui Mondo Internazionale. Ho anche un mio blog personale che tratta di arte e cultura, viaggi e natura.

La frase che più mi rappresenta è “Volere è potere”.

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