Inquinamento da plastica

  Articoli (Articles)
  Valeria Fraquelli
  25 August 2023
  4 minutes, 28 seconds

Ultimamente si parla tanto dell’inquinamento da plastica, abbiamo visti gli oceani e i nostri mari pieni di rifiuti con pesci e altri animali marini che sono letteralmente strangolati. Decine e decine di volontari di varie associazioni ambientaliste stanno cercando di ripulire il mare, di recuperare quanti più rifiuti possibile ma non è facile.

Sembra una cosa di poco conto ma abbandonare sacchetti di plastica dopo che abbiamo consumato cibo in spiaggia fa male, e tanto, all’ambiente. La plastica impiega centinaia di anni per degradarsi e si originano le microplastiche che sono dannose per la nostra salute, le inaliamo quando facciamo il bagno al mare e le mangiamo insieme al pesce senza neanche accorgercene.

I pesci mangiando le loro prede naturali si riempiono letteralmente di plastica, in alcuni casi rimangono vittime di quella stessa plastica che sta deturpando e devastando il loro ambiente, il loro habitat. E alla fine siamo noi che mangiamo i pesci e mangiandoli è come se anche noi mangiassimo plastica.

"L'inquinamento da plastica in natura ha superato il limite planetario oltre il quale non c'è la sicurezza che gli ecosistemi garantiscano condizioni favorevoli alla vita". A certificarlo è il Wwf che lancia l’allarme sulle condizioni di salute dei nostri mari.

"Fino a 22 milioni di tonnellate di rifiuti di plastica entrano in mare e altrettanti sono abbandonati sulla terra ogni anno, in gran parte plastica monouso, e l'Italia è tra i peggiori Paesi inquinatori che si affacciano sul Mediterraneo, contribuendo all'inquinamento soprattutto in qualità di secondo più grande produttore di rifiuti plastici in Europa" si legge nel rapporto Wwf. L'ong chiede inoltre al governo "di estendere la raccolta differenziata ai prodotti in plastica di largo consumo".

E non posiamo certamente stare tranquilli se pensiamo che la maggior parte della plastica si trova dispersa in mare, quello stesso mare dove ogni estate tutti noi adoriamo nuotare e rilassarci, quello stesso mare che dovrebbe essere sicuro e privo di tutti i materiali potenzialmente contaminanti.

Stiamo facendo diventare mari e oceani le nostre discariche ma così facendo impediamo alle generazioni future di godere del mare e dei suoi tanti usi come facciamo noi. Il mare ci serve per vivere, per svagarci, per mangiare. Abbiamo mai pensato a cosa succederebbe se un giorno tutti i pesci si rivelassero inquinati e non potessimo più usarli per nutrirci?

E questo non è uno scenario troppo inventato se pensiamo che a finire gettati in mare sono gli oggetti più impensati, tra frammenti di plastica 10,9%, tappi e coperchi 8,6%, mozziconi di sigarette 6%, materiale da costruzione 5,8%, bastoncini cotonati in plastica 4%, frammenti di polistirolo, bottiglie e contenitori per bevande 3,9 %, altri oggetti di plastica 3,1%, stoviglie di plastica usa e getta 3% e bottiglie di vetro 3%.

Dobbiamo dire un chiaro no all’usa e getta, quegli oggetti di plastica che usiamo una sola volta e poi gettiamo via senza pensarci, e scegliere tutti quei materiali che non inquinano e si possono riutilizzare perché solo così potremo sperare di salvare il nostro pianeta dai rifiuti.

Si calcola che nel 2050 ci sarà più plastica che pesci, vuole dire che saremo ostaggio di un mare di rifiuti, un mare che sarà sterile, incapace di donare vita e cibo a tutti noi. Non dimentichiamo che la vita è nata nel mare e riempire il mare di plastica vuole dire ignorare la storia, negare che quasi tutto il nostro sostentamento viene dall’acqua.

Il nostro mondo è invaso dalla plastica, c’è plastica ovunque e se non smettiamo porteremo il nostro pianeta allo sfascio, porteremo il nostro pianeta ad essere invivibile per tutti, per le generazioni future che non potranno più vedere il mare, la montagna come luoghi in cui svagarsi e divertirsi.

Le plastiche sono anche nei cosmetici, entrano nella nostra pelle, ci intossicano dall’interno e rendono più fragile il nostro organismo.

La plastica ormai è dappertutto, ci ha resi schiavi del suo utilizzo. All'inizio sembrava che fosse il materiale del futuro, indistruttibile ma poi si è rivelato il grande inquinatore che è, si è rivelato un materiale incapace di degradarsi se non dopo centinaia di anni ma capace di dare origine a particelle invisibili che entrano a fare parte del nostro cibo, della nostra aria. Dobbiamo tutti impegnarci per usare materiali diversi dalla plastica, davvero sostenibili e più sicuri, solo così potremo salvare il nostro pianeta e noi stessi.

Mondo Internazionale APS - Riproduzione Riservata ® 2023

Share the post

L'Autore

Valeria Fraquelli

Mi chiamo Valeria Fraquelli e sono nata ad Asti il 19 luglio 1986. Ho conseguito la Laurea triennale in Studi Internazionali e la Laurea Magistrale in Scienze del governo e dell’amministrazione presso l’Università degli Studi di Torino. Ho anche conseguito il Preliminary English Test e un Master sull’imprenditoria giovanile; inoltre ho frequentato con successo vari corsi post laurea.

Mi piace molto ascoltare musica in particolare jazz anni '20, leggere e viaggiare per conoscere posti nuovi ed entrare in contatto con persone di culture diverse; proprio per questo ho visitato Vienna, Berlino, Lisbona, Londra, Malta, Copenhagen, Helsinki, New York e Parigi.

La mia passione più grande è la scrittura; infatti, ho scritto e scrivo tuttora per varie testate online tra cui Mondo Internazionale. Ho anche un mio blog personale che tratta di arte e cultura, viaggi e natura.

La frase che più mi rappresenta è “Volere è potere”.

Tag

inquinamento da plastica microplastiche impronta ecologica danni alla natura risorse naturali catena alimentare ecosistema marino Mediterraneo generazioni future