Dopo Oslo e Copenaghen, anche Bruxelles è diventata teatro di incursioni di droni che hanno causato un’interruzione significativa del traffico aereo. All’aeroporto di Zaventem, arrivi e partenze sono stati sospesi per diverse ore, causando la cancellazione di decine di voli. L’interruzione ha coinvolto anche l’aeroporto di Liegi, importante hub per il trasporto merci, causando ulteriori cancellazioni e deviazioni.
Nella stessa settimana, sono stati avvistati droni nei pressi di basi militari, tra cui quella di Schaffen, a Diest, e almeno due nei pressi della base aerea militare di Kleine-Brogel, a Peer. Il Ministro della Difesa, Theo Francken: ha dichiarato che "non si tratta di un'operazione dilettantistica, ma di un problema più serio".
A seguito degli avvistamenti ed i disagi causati, il Consiglio Nazionale per la Sicurezza ha convocato una riunione di emergenza giovedì 6 novembre, per discutere delle incursioni nello spazio aereo belga e delle possibili contromisure da adottare.
Il Ministro per la Mobilità, Jean-Luc Crucke, ha annunciato che presenterà "un decreto reale che vieta i droni non autorizzati sulle aree sensibili", come aeroporti e basi militari. Il ministro Francken, invece, ha indicato che un Centro nazionale di sorveglianza aerea sarà operativo entro il 1° gennaio. Nel frattempo, specifica che “gli ordini e le direttive sono chiari: i droni ostili, “se possibile”, saranno abbattuti”.
Dopo gli avvistamenti destabilizzanti della scorsa settimana, Francken ha affermato che diversi alleati europei hanno offerto assistenza al Belgio, in seguito ad una richiesta di aiuto da parte di Bruxelles. La Gran Bretagna sta inviando specialisti della Royal Air Force: il capo delle forze armate, Sir Richard Knighton, ha affermato che l'esercito del Regno Unito fornirà "il nostro personale e le nostre attrezzature". Anche il Ministro della Difesa tedesco ha dichiarato che sosterrà il Belgio con misure anti-drone.
Mentre alcuni analisti e funzionari hanno puntato il dito contro la Russia, non sono state presentate prove concrete del suo coinvolgimento. Mentre il Cremlino nega qualsiasi responsabilità, i sospetti restano alimentati dalle recenti incursioni aeree russe nell'Europa orientale, che hanno coinvolto aerei da combattimento e droni d'attacco di grandi dimensioni.
Gli avvistamenti in Belgio rappresentano solo gli ultimi di una serie di incursioni nello spazio aereo europeo registrate da metà settembre. Nelle ultime settimane, episodi analoghi si sono verificati in Repubblica Ceca, Danimarca, Estonia, Germania, Polonia, Norvegia e Spagna. Queste continue incursioni hanno rivelato le vulnerabilità dell’Alleanza Atlantica e spinto ulteriormente l’Europa all’azione, con l’urgente necessità di rafforzare le proprie difese.
A livello europeo, gli Stati membri hanno approvato la proposta del cosiddetto "muro anti-drone", un sistema di sensori integrati e strumenti di ricognizione di oltre migliaia di chilometri per proteggere il fianco orientale da possibili incursioni di droni, presumibilmente parte di una strategia di guerra ibrida orchestrata da Mosca.
Le recenti incursioni nello spazio aereo hanno inoltre spinto Polonia e Romania ad adottare nuovi sistemi d’arma, come il sistema americano Merops, in grado di identificare e contrastare droni difficili da rilevare sui sistemi di radar tradizionali. Secondo quanto riferito da funzionari militari della NATO all'Associated Press, il sistema Merops sarà utilizzato anche dalla Danimarca.
L’ondata di incursioni aeree ha posto l’Europa di fronte ad una nuova frontiera della sicurezza: quella dei cieli. Mentre i governi rafforzano le proprie difese e la cooperazione tra alleati si intensifica, la sfida dei droni dimostra come le minacce ibride, definite dalla NATO come una combinazione di tattiche militari e non, progettate per interferire con le infrastrutture o le istituzioni, sia ormai una realtà con cui il continente deve imparare a convivere.
Share the post
L'Autore
Beatrice Baroni
Categories
Tag
European security droni Russia Difesa aerea